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Allattamento al seno: alimentazione, farmaci, consigli e permessi - Da 0 a 3 mesi di vita il latte è l'unico alimento del neonato, tramite l'allattamento al seno il neonato riceve tutte le sostanze che gli servono e nella maggior parte dei casi non c'è bisogno di nessuna supplementazione di acqua o...

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Allattamento al seno: alimentazione, farmaci, consigli e permessi

Da 0 a 3 mesi di vita il latte è l'unico alimento del neonato, tramite l'allattamento al seno il neonato riceve tutte le sostanze che gli servono e nella maggior parte dei casi non c'è bisogno di nessuna supplementazione di acqua o altre bevande. Negli anni la raccomandazione sull'avvio dell'allattamento è stata rivista più volte, si è passati dall'attacco al seno entro 2 ore dalla nascita, all'attacco entro un'ora, poi a mezzora e infine si è arrivati a consigliare l'allattamento sin dai primi momenti dopo il parto. Numerosi studi hanno dimostrato che il contatto con la pelle della mamma calma il bambino e facilita la lattazione, non tutti i bambini reagiscono però allo stesso modo e se non vorrà mangiare subito non bisogna preoccuparsi. Sebbene i seni sono pronti per produrre latte già a partire dal secondo trimestre di gravidanza, nel primo periodo dopo il parto viene prodotto un liquido giallo sieroso, noto come colostro, molto importante per il bambino (la sua quantità è limitata ma contiene tutto il nutrimento di cui il neonato necessita). Con il passare dei giorni il primo latte materno si "trasformerà", assumerà una colorazione più bianca e il quantitativo crescerà notevolmente.

Nei primi sei mesi di vita l'allattamento al seno offre al bambino un grande beneficio , i vantaggi non sono però solo per il piccolo ma anche per la mamma. Alcuni studi hanno dimostrato che il latte materno contribuisce a migliorare lo sviluppo fisiologico della bocca, riduce il rischio di asma e allergie, abbassa il rischio di infezioni urinarie, respiratorie, otiti e riduce il rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e leucemie, inoltre, i bambini allattati al seno hanno una minore probabilità di andare incontro alla sindrome della morte in culla. Per quanto riguarda la mamma, l'allattamento aiuta a prevenire alcune forme di tumore al seno, all'endometrio e all'ovaio, riduce il rischio di anemia e malattie cardiocircolatorie, contribuisce a perdere alcuni kg accumulato durante la gravidanza e riduce il rischio di sanguinamento post-parto. Fra i vantaggi non bisogna poi sottovalutare il fatto che si tratta di un alimento gratuito, pratico e sempre disponibile alla giusta temperatura.

In alcuni casi il latte tarda ad arrivare o ci potrebbero essere delle controindicazioni nell'allattamento al seno, in queste situazioni bisognerà ripiegare sul latte artificiale o formulato adattato. Sebbene nel tempo il latte in polvere è stato migliorato notevolmente, esso non contiene le immunoglobuline A (IgA), un particolare tipo di anticorpi che proteggono il piccolo nei primi mesi quando non è ancora in grado di difendersi con le proprie risposte immunitarie. Oltre alle IgA secretorie il latte materno contiene anche altre sostanze che i produttori non riescono ad di inserire nel latte formulato: ad esempio la lisozima e la lattoferrina, utili anch'esse per le funzioni immunomodulatorie. Se in caso di latte materno la mamma potrà allattare a richiesta, senza alcun vincolo di orari, nel caso di allattamento con latte artificiale bisognerà rispettato, ad eccezione della notte, un intervallo di circa 3 h - 3 h ½ tra una poppata e l'altra.

Le controindicazioni per cui non si può allattare un bambino al seno sono molto poche, alcuni casi possono essere collegati alla salute della madre mentre altri possono dipendere da quella del bambino, ci sono poi altre circostanze collegate all'utilizzo di alcuni farmaci. Le controindicazioni collegate alla mamma possono riguardare per esempio l'AIDS, l'allattamento in caso di HIV è sconsigliata in quanto se il bambino è nato sano potrebbe essere infettato. L'allattamento è inoltre controindicato in caso di nefrite cronica, tifo, sepsi, tubercolosi in fase attiva, ecc., nei casi di psicosi post-partum (una delle più grave malattie perinatali, da non confondere con la depressione post parto) e, finche non guarisce, se è presente un'infezione da Herpes simplex bilaterale al capezzolo. Per quanto riguarda gli aspetti collegati al bambino esso non può essere allattato al seno in caso di galattosemia (un gruppo di malattie metaboliche genetiche rare), malattia delle urine a sciroppo d'acero (MSUD) e fenilchetonuria (nota anche come PKU o iperfenilalaninemia di tipo I), in questi ultimi due casi è comunque possibile somministrare al neonato piccole quantità di latte materno. Per le controindicazione di tipo farmacologico potete andare alla sezione allattamento e farmaci.

Come abbiamo visto esistono dei casi in cui l'allattamento al seno è sconsigliato, sono però situazioni abbastanza rare. Si può invece continuare ad allattare in molti casi dove le donne si pongono degli interrogativi ma non vi sono controindicazioni reali, per esempio non c'è bisogno di sospendere l'allattamento in caso di una nuova gravidanza, dopo la ricomparsa delle mestruazioni, in caso di ittero da latte materno, in presenza di malattie lievi quali infezioni urinarie, diarrea, febbre e influenza, in caso di epatite C (nessuno studio ha dimostrato che esso aumenti il rischio di trasmissione, bisognerà però evitare temporaneamente l'allattamento al seno in caso di capezzoli con ragadi e vistosamente sanguinanti), problemi oculari materni come ad esempio la miopia o il cheratocono, in caso di ipotiroidismo materno, di anestesia generale o locale. Si può inoltre allattare anche nei casi in cui la madre risulta positiva per l'antigene dell'epatite B qualora il neonato sia stato vaccinato per l'epatite B subito dopo la nascita e abbia ricevuto le immunoglobuline specifiche.

Alimentazione in allattamento

Durante il periodo dell'allattamento la donna deve assumere circa 500 calorie in più al giorno rispetto al normale fabbisogno, non bisogna seguire nessuna dieta particolare anche se bisognerebbe adottare qualche accorgimento in più quando si scelgono i cibi. Fra gli alimenti che non devono mancare in quantità appropriate c'è l'acqua, bisognerebbe assumere almeno 2-3 litri al giorno di liquidi per reintegrare quelli persi durante l'allattamento. Principalmente si parla di acqua, preferibilmente con una concentrazione di nitrati non superarea i 10 mg/l, ma parte dei liquidi possono essere reintegrare anche mediante il brodo, le tisane, il latte, i succhi di frutta fresca, ecc..

Esistono alcuni cibi da evitare in allattamento, per esempio quelli che potrebbero avere un effetto allergizzante (ricchi di istamina) o istamino liberatori: frutta secca, crostacei, molluschi, dadi da brodo, alimenti conservati, fragole, cioccolata, ecc.. Sebbene non sia mai stato provato che mangiare determinata frutta secca, come ad esempio gli arachidi, durante l'allattamento possa provocare un allergia nel bambino, a scopo precauzionale sarebbe meglio evitare.

Altri alimenti da eliminare durante l'allattamento sono tè, caffè e altre bibite a base di caffeina (per esempio la coca cola). Se proprio non si riesce a farne a meno, andrebbero almeno assunte con moderazione per evitare che al piccolo, attraverso il latte materno, arrivino quantitativi elevati di sostanze eccitanti che potrebbero renderlo iperattivo e influirebbero sul riposo rendendo più difficoltosa la parte dell'addormentamento, meglio quindi non superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per quanto riguarda le bevande alcoliche si consiglia invece di evitarle completamente.

Spesso vengono sconsigliati alimenti quali pepe, peperoncino, noce moscata e curry o altri che potrebbero dare un sapore particolare al latte quali cipolle, aglio, asparagi, cavoli, carciofi e funghi, il divieto di questi alimenti è soggettivo in quanto il lattante nella maggior parte dei casi si adatta facilmente al nuovo sapore. Basti considera il tipo di alimentazione seguita in determinati paesi asiatici, come per esempio l'india, dove i bambini sono abituati fin da piccoli a determinati sapori. In linea di massima la mamma può seguire la stessa alimentazione che seguiva in gravidanza, se tali alimenti venivano mangiati durante le settimane di gestazione il bambino sarà già abituato a quel particolare sapore nel latte.

Per prevenire possibili problemi di stipsi (sia nella mamma che nel lattante)si consiglia di mangiare alimenti ricchi di fibre quali: verdure, frutta fresca, ortaggi, cereali integrali e legumi. Tali alimenti, oltre ad aiutare ad andare di corpo, sono un'ottima fonte di proteine (presenti in grandi quantità nei legumi), di minerali, di vitamine e acqua.

Sebbene i legumi sono ricchi di proteine, da soli non sono però sufficienti, la dieta deve quindi prevedere anche altri alimenti quali: carni magra, carni bianche (pollo, tacchino, coniglio, vitello, agnello, maiale e capretto), il pesce e le uova. Il consiglio è quello di mangiare pesce almeno due volte a settimana, oltre alle proteine contiene anche gli omega-3, degli acidi grassi particolarmente importanti nello sviluppo del bambino. Quando si scelgono i pesci da mangiare bisognerebbe prediligere le specie che contengono meno mercurio (un metallo che in quantità elevate può avere un effetto nocivi sullo sviluppo del sistema nervoso del bambino), meglio quindi evitare il pesce spada, lo sgombro reale e la cernia, bisogna inoltre limitare il tonno (si consiglia di non mangiarlo più di tre volte al mese).

Allattamento e farmaci: tachipirina e altri medicinali

Può capitare anche durante il periodo dell'allattamento di stare male e dover prendere dei farmaci, una circostanza che pone molti interrogativi nella donna in quanto la maggior parte dei medicinali passano nel latte materno. Quello che è importante sapere è però che la quasi totalità di essi, se assunti seguendo le dosi terapeutiche, non presentano particolari problemi ne per la salute del bambino ne per la produzione del latte. In caso di influenza, febbre alta o mal di testa, si può ad esempio assumere tranquillamente il paracetamolo (il principio attivo di medicinali noti quali la Tachipirina e l'Efferalgan) o, se il paracetamolo non funziona, l'ibuprofene (principio attivo contenuto ad esempio nel Moment), l'importante è stare attenti ad assumere le dosi riportate sul foglietto illustrativo per un tempo comunque limitato. In caso di febbre alta, per esempio, si possono assumere circa 2000 mg/die di Tachipirina in allattamento (due compresse di Tachipirina 1000 o 4 di Tachipirina 500), si consiglia però di non superare i 3 giorni consecutivi di assunzione.

In molti casi quando si parla di medicinali e allattamento, ma anche di gravidanza e farmaci, si ha un atteggiamento molto prudente in parte anche per via della frase riportata in molti bugiardini: controindicato in gravidanza ed in allattamento. Quello che molti non sanno è che tale frase viene inserita in via precauzionale per evitare possibili conseguenze medico-legali per le case farmaceutiche, in alcuni casi ci sono anche delle evidenze scientifiche che dimostrano tali effetti aversi ma in molti altri viene riportata senza alcun riferimento a studi scientifici. Il consiglio è quindi quello di rivolgersi al proprio medico curante per farsi aiutare nella scelta dell'assunzione o meno del farmaco.

Come accennato in precedenza, nel latte passano la maggior parte dei farmaci, se però vengono assunti alle dosi terapeutiche, a parte rari casi, la concentrazione nel latte materno è molto bassa e si stima (a parte alcune eccezioni) che il lattante assume circa l'1 per cento della dose assunta dalla madre. La quantità che arriva al piccolo dipende da vari fattori: dosaggio di assunzione, tipo di somministrazione, lipofilia (capacità del farmaco di amalgamarsi ai grassi, i farmaci più lipofilici si presentano in concentrazioni maggiori nel latte), capacità nel legarsi alle proteine del sangue materno (i farmaci che si legano alle proteine hanno una concentrazione inferiore nel latte), emivita (un parametro farmacocinetico che indica il tempo richiesto per ridurre del 50 per cento la quantità di un farmaco nel sangue, dei farmaci con un'emivita lunga possono accumularsi progressivamente nel sangue materno ), biodisponibilità (la capacità di assorbimento di quel farmaco da parte dell'intestino della mamma e del neonato). Ci sono poi altri aspetti da tenere in considerazione, per esempio nei primi giorni di allattamento, quando c'è il colostro, il neonato assume delle quantità modeste e di conseguenza anche la quantità di farmaco che arriva al piccolo è molto bassa. Se il bambino è invece nato pretermine, esso avrà un maggior rischio in quanto il fegato e i reni che metabolizzano il medicinale non sono ancora ben sviluppati e di conseguenza presenterà delle concentrazioni ematiche dei farmaci maggiori. Bisogna poi fare un'ultima considerazione, se un determinato medicinale è stato approvato anche per l'uso pediatrico, la sua eventuale presenza nel latte non comporterà particolari rischi per il piccolo.

I farmaci che non si possono assolutamente assumere durante l'allattamento sono quelli anti-tumorali (per esempio la ciclosporina, la ciclofosfamide, la doxorubicina e la metotrexate), le sostanze radioattive (limitatamente alla loro durata di azione) utilizzate nella radiodiagnostica, i farmaci antitiroidei (a parte il tiouracile). Nel caso in cui la mamma si dovesse trovare nella situazione di assumere una delle sostanze descritte, dovrà sospendere l'allattamento, in alcuni casi solo temporaneamente fino al termine della terapia. Durante questo periodo, per mantenere la produzione di latte attiva, può essere utile usare un tiralatte. Se non si allatta per un lungo periodo ci può infatti essere il rischio che il latte non venga più prodotto e al termine della terapia non si riuscirebbe più ad allattare.

Riassumiamo brevemente i farmaci che possono essere assunti in allattamento perché considerati abbastanza sicuri se presi alle dosi consigliate: antipiretici e analgesici (farmaci a base di paracetamolo, acido acetilsalicilico e ibuprofene), antibiotici (se a base di penicillina e derivati, di cefalosporine ed eritromicina), la maggior parte dei rimedi per il raffreddore e la per tosse, la maggior parte degli antiipertensivi, la digossina (utilizzata per alleviare i sintomi nei pazienti con insufficienza cardiaca e trattare diversi tipi di tachicardia), i broncodilatatori (come per esempio il salbutamolo) e l'insulina (le donne con diabete di tipo 1 hanno le stesse possibilità delle altre donne di allattare i loro figli). A questi vanno poi aggiunti tutti i farmaci autorizzati anche per l'utilizzo nei bambini fin dai primi mesi di vita e gli integratori (di vitamine, di ferro ecc.).

Nella terapia farmacologica, un accorgimento che le donne possono prendere durante l'allattamento, è la scelta del periodo di assunzione del farmaco. Il momento più opportuno potrebbe essere quello subito dopo la poppata, in questo modo si contribuisce a ridurre notevolmente il quantitativo che arriva al lattante. Se possibile, si potrebbe inoltre aspettare la sera quando il bambino fa il riposo più lungo.

Ciclo e allattamento: si può rimanere incinta in allattamento?

Nelle prime settimane subito dopo il parto il ciclo mestruale è ancora assente, dopo un po' di tempo l'amenorrea sparisce e la donna può rimanere di nuovo incinta. Sebbene in determinati casi l'allattamento al seno potrebbe funziona come metodo anticoncezionale, in alcune circostanze si può rimanere incinta anche durante il periodo dell'allattamento. Un'eventualità tutt'altro che remota se non si verificano determinate condizioni. La donna può comunque continuare ad allattare anche in gravidanza. Se si ha un'alimentazione adeguata ed equilibrata, l'allattamento materno non sottrae nutrienti importanti ne per la mamma ne per il nuovo piccolo. In alcuni casi, in base anche a quanto rilevato dalle analisi del sangue, il ginecologo potrebbe prescrivere alcuni integratori se non si riescono a raggiungere dei valori sufficienti attraverso la sola alimentazione.

Quando una donna non allatta al seno, dopo circa 40 giorni dal parto, compare la prima mestruazione. Tale evento, noto come capoparto, è caratterizzato da un flusso mestruale molto più abbondante rispetto alla norma (è bene però notare che in alcuni casi il capoparto può essere confuso con altri sanguinamenti conseguenti ad altri eventi). A partire da questo momento il ciclo mestruale della donna torna con la stessa frequenza che aveva prima della gravidanza.

Nei casi in cui una donna allatta al seno il periodo dell'amenorrea può invece durare anche per diversi mesi. In alcuni casi il ciclo mestruale può però ripresentarsi anche durante il perdio dell'allattamento, solitamente è però abbastanza irregolare.

Molte persone pensano che durante l'allattamento non si possa rimanere incinta, l'allattamento non è però un metodo anticoncezionale garantito, se quindi non si desidera una nuova gravidanza è opportuno utilizzare dei metodi anticoncezionali sicuri.

Dietro all'assenza del ciclo c'è la prolattina (nota anche come PRL), un ormone prodotto dall'ipofisi e regolato dall'ipotalamo mediante i fattori PIF (Prolactin Inhibiting Factor - fattore inibente la prolattina) e PRF (fattore di rilascio della prolattina). La prolattina contribuisce a stimolare la produzione di latte materno e i livelli dell'ormone sono correlati direttamente al meccanismo della sunzione mediante il " riflesso prolattinico". In parole povere: più il bambino succhia più prolattina si produce. Per avere una buona produzione di latte bisogna mantenere i livelli di prolattina alti, per far ciò, sopratutto all'inizio, è importante attaccare in modo corretto e spesso il bambino (anche durante la notte quando la produzione di prolattina è maggiore). Se il latte materno non arriva in alcuni casi possono essere somministrati dei farmaci in grado di stimolare e mantenere la lattazione. La prolattina aiuta anche a rilassare la donna e sopprime l'ovulazione, è per questo motivo che la maggior parte delle donne non hanno il ciclo mestruale durante questo periodo.

Secondo alcune stime, la prolattina può offrire addirittura una protezione contraccettiva del 98 per cento. Nessuno esperto garantirebbe però l'allattamento come metodo contraccettivo sicuro perché ci sono in gioco diversi fattori per poter avere una protezione adeguata.

Allattamento e lavoro: permessi , ore e INPS

In precedenza la legge prevedeva dei permessi per allattamento, oggi si parla invece di ore di riposo giornaliere. Anche il padre ha diritto all'allattamento, o meglio, alle ore di riposo, se non ne usufruisce la madre (per esempio nei casi in cui essa sia un'autonoma o una casalinga). Quante ore di allattamento spettano? Nel part time spetta un'1 ora di riposo giornaliera; se la giornata lavorativa dura però almeno 6 ore, si hanno a disposizione 2 riposi giornalieri della durata di 1 ora l'uno che possono essere presi anche consecutivamente in un unico riposo da 2 ore.

Questi riposi, che autorizzano il lavoratore ad assentarsi dalla sede lavorativa (ed uscire ad esempio prima), possono essere presi fino al compimento del primo anno di vita del bambino/a. Nel periodo dell'allattamento l'indennità è anticipata dal datore di lavoro ma è a carico dell'INPS, le ore di riposo sono inoltre retribuite al 100 per cento. Ai fini pensionistici il periodo di congedo è conteggiato per intero senza oneri a carico del lavoratore.

In caso di parto gemellare le ore di riposo raddoppiano, si possono prendere quindi fino a 4 ore al giorno (fruibili in modo o consecutive o frazionate nell'arco della stessa giornata). In caso di gemelli le 4 ore possono essere fruite anche a metà con il padre, 2 ore di permessi di riposo per la madre e 2 ore per il padre.

Notizie Mediche e Pubblicazioni Scientifiche sull'Allattamento al seno

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