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Irisina per dimagrire e prevenire diabete e obesità - L'irisina, nota anche come l'ormone dello sport, non solo aiuta a dimagrire ma, agendo sul metabolismo, contribuosce a prevenire anche obesità e diabete

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Irisina per dimagrire e prevenire diabete e obesità

Donne che camminano per dimagrire

L'irisina, nota anche come l'ormone dello sport, non solo aiuta a dimagrire ma, agendo sul metabolismo, contribuisce a prevenire anche obesità e diabete. I dati di una ricerca coordinata dall'Università Statale di Milano hanno evidenziato che i livelli di questa molecola, più alti nei soggetti che svolgono attività fisica, sono collegati all'insorgenza delle malattie metaboliche. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Diabetes Research (Irisin: A Potential Link between Physical Exercise and Metabolism-An Observational Study in Differently Trained Subjects, from Elite Athletes to Sedentary People - Doi: 10.1155/2017/1039161).

Stefano Benedini, primo autore dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell'Università degli Studi di Milano, spiega che l'irisina è una molecola di recente scoperta, è stata individuata per la prima volta nel 2012 dal ricercatore Bruce Spiegelman. È una molecola, della famiglia delle miochine, prodotta durante l'attività fisica dalla muscolatura scheletrica. I nuovi dati, frutto di un lavoro condotto in collaborazione con l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi che e il Policlinico San Donato IRCCS di Milano, forniscono nuove e importanti informazioni che, in futuro, potrebbero portare allo sviluppo di farmaci in grado di "mimare" l'effetto dell'irisina fornendo alla nostra salute gli stessi benefici, a livello di metabolismo, che si ottengono con lo sport.

Per condurre lo studio i ricercatori hanno monitorato i livelli di irisina di 70 volontari, uomini e donne con un'età compresa tra 18 e 75 anni, non in sovrappeso e privi di patologie metaboliche significative quali: diabete mellito, intolleranza glicidica (condizione nota anche come prediabete), sindrome metabolica e dislipidemie (malattie caratterizzate da un'alterata quantità di lipidi circolanti nel sangue).

I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi a seconda del livello di attività fisica svolta settimanalmente: 10 non praticavano alcuna attività fisica, 20 svolgevano un'attività fisica amatoriale (dalle 2 alle 3 volte a settimana), 20 facevano attività fisica classificata come semi-agonistica (dalle 4 alle 5 volte a settimana) e gli ultimi 20 erano atleti agonisti (svolgevano un'attività fisica agonistica a livello nazionale o internazionale dalle 5 alle 7 volte a settimana).

Gli autori dello studio spiegano che i dati raccolti sono molto importanti, per la prima volta sono stati infatti esaminati i livelli di irisina su persone che praticavano attività fisica a diversi livelli: dai sedentari agli atleti di élite. Come c'era da aspettarsi, la quantità di questa miochina era decisamente superiore nelle persone che praticavano più sport. Quantitativi maggiori di irisina erano inoltre associati ad un maggior grado di benessere dell'organismo e ad una riduzione del rischio di malattie metaboliche quali diabete mellito, obesità e sindrome metabolica.

Le conclusioni dello studio potrebbero sembrare scontate, si sa che le persone che fanno più attività fisica (anche solo camminare tutti i giorni) godono di una salute generale migliore. L'obiettivo dei ricercatori è però quello di individuare quali meccanismi si nascondono dietro a questa evidenza. L'irisina potrebbe essere uno di quei tasselli che contribuiscono a migliorare la salute agendo sul metabolismo dell'organismo. In un epoca dove, sopratutto nel mondo occidentale, sempre più persone hanno una vita sedentaria e delle abitudini alimentari scorrette, i risultati di questo studio possono essere molto importanti. Comprendere i meccanismi dietro agli effetti positivi mediati dalla miochina sul metabolismo potrebbe, in futuro, portare alla realizzazione di specifici farmaci in grado di mimare l'azione dell'Irisina ottenendo gli stessi effetti benefici dell'attività fisica.

Ovviamente l'obiettivo dei ricercatori non è quello di creare un farmaco scorciatoia per perdere peso, ma un valido aiuto per quei casi di eccessiva obesità e/o disturbi metabolici, sopratutto se si è in una situazione di limitata capacità motoria.

Irisina: ormone brucia grassi che protegge anche le ossa

Quando nel 2012 si individuò per la prima volta l'irisina in alcuni topi, ci fu un grande entusiasmo che si spense però poco dopo. Questo avvenne perché sul l'uomo i test che funzionavano sulle cavie non davano gli stessi risultati. Solo nel 2015, grazie ad un ulteriore studio coordinato da Bruce Spiegelman (Detection and Quantitation of Circulating Human Irisin by Tandem Mass Spectrometry - Doi: 10.1016/j.cmet.2015.08.001), l'ormone dello sport è stato considerato "reale".

Nell'indagine di Bruce Spiegelman, i cui risultati sono stati pubblicati su Cell Metabolism, si legge che l'irisina è presente in tutte le persone, anche in quelle che hanno una vita sedentaria. La concentrazione della miochina, misurata mediante una tecnica d'indagine nota come analisi di spettroscopia di massa, è però maggiore in chi svolge attività fisica.

In quell'occasione i ricercatori arruolarono 10 volontari con un'età di 25 anni: 4 con una vita per lo più sedentaria e 6 che svolgevano un'attività fisica aerobica (attività a bassa intensità e lunga durata come potrebbe essere la corsa, il ciclismo o semplicemente camminare a passo veloce). Dalle analisi è emerso che l'irisina era presente in tutti i partecipanti, quelli con uno stile di vita sedentario avevano però una concentrazione nel plasma di circa 3,6 nanogrammi per ml contro i 4,3 nanogrammi per ml degli sportivi.

Osteoporosi e irisina

Tra i benefici dell'irisina non ci sarebbe solo quello di aiutare a bruciare i grassi, convertendo ad esempio gli adipociti bianchi in bruni e stimolando di conseguenza una maggiore termogenesi, porrebbe anche contribuire a prevenire l'osteoporosi e le fratture in quanto incrementa la produzione di tessuto osseo. Questa è la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani dell'università di Bari in collaborazione con l'università politecnica delle Marche di Ancona. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista americana Pnas-proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (The myokine irisin increases cortical bone mass - Doi: 10.1073/pnas.1516622112).

Attività fisica irisina e nuovo tessuto osseo

La ricerca Italiana potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro le malattie dello scheletro quali ad esempio l'osteoporosi. Anche in questo caso si parla di farmaci che simulano l'esercizio fisico in quelle persone che non possono praticare sport, ad esempio anziani e soggetti malati. Le persone con osteoporosi, ad esempio, presentano un aumentato rischio di fratture "da fragilità", in alcuni casi lo sport può quindi essere controindicato.

Maria Grano, coordinatrice dello studio, evidenzia che i risultati ottenuti hanno una forte rilevanza applicativa per i pazienti anziani in condizioni difficili, sono infatti loro i più esposti perché, non potendo svolgere attività fisica, sono destinati alla riduzione progressiva del tessuto muscolare. Questa condizione, a sua volta, risente negativamente delle condizioni di ipomobilità o anche di allettamento favorite dalle fratture indotte dall'osteoporosi. Una sorta di circolo vizioso con rilevanti conseguenze sanitarie ed elevatissimi costi sociali.

In futuro si potrà dare supporto osseo anche a quelle persone che non possono produrre adeguati livelli di irisina attraverso lo sport, un cambiamento epocale sopratutto per i pazienti geriatrici.

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