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Carenza vitamina d e prevenzione malattie cardiovascolari - Una carenza di vitamina d è associata a un aumento delle malattie cardiovascolari quali infarto e insufficienza cardiaca acuta

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Carenza vitamina d e prevenzione malattie cardiovascolari

Carenza vitamina d e e malattie cardiovascolari

Una carenza di vitamina d è associata a un aumento delle malattie cardiovascolari quali infarto e insufficienza cardiaca acuta. Sebbene in Italia il sole non manca sono molte le persone con una carenza di questo micronutriente, si stima che circa il 70 per cento della popolazione presenti un deficit di vitamina D. Tale vitamina non è importante solo per le ossa, diversi studi hanno infatti dimostrato la sua utilità per la salute di tutto l'organismo. Una ricerca condotta presso il Centro Cardiologico Monzino ha evidenziato come un buon apporto di vitamina d, raggiungibile in parte con la dieta ma sopratutto con l'esposizione al sole, sia utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Bassi livelli della vitamina non influiscono poi solo sull'incidenza di determinate malattie a carico dell'apparato cardiocircolatorio ma anche sugli esiti e le conseguenze. I risultati dello studio prospettico sono stati pubblicati sulla rivista Medicine (Vitamin D plasma levels and in-hospital and 1-year outcomes in acute coronary syndromes: a prospective study - 2015 May; 94(19):1-8 - doi: 10 1097 / MD 0000000000000857).

Giancarlo Marenzi, coordinatore dello studio e responsabile dell'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica del Monzino, spiega che i risultati dello studio prospettico, condotto su 814 pazienti ricoverati con infarto miocardico, dimostrano che un deficit di vitamina d non solo aumenta il rischio delle patologie a carico dell'apparato cardiovascolare ma ne peggiora anche gli esiti e le conseguenze.

Analizzando i livelli plasmatici della vitamina d è emerso che circa l'80 per cento dei pazienti colpiti da infarto avevano dei parametri molto bassi di 25-idrossivitamina (25[OH]D), la principale forma circolante di vitamina d nel sangue, alcuni presentavano un deficit parziale mentre altri un deficit totale. Si è inoltre scoperto che le persone con i livelli più bassi hanno, a un anno dal ricovero, una progressione maggiore della malattia nel tempo, un rischio maggiore di mortalità e un incremento delle complicanze cliniche intra-ospedaliere.

Fra le complicanze cliniche intra-ospedaliere si è rilevato che i pazienti con i livelli più bassi di vitamina d avevano un rischio molto più alto di sanguinamento con necessità di trasfusione, un'evidenza che ha un rilevante impatto negativo sulla prognosi.

Giancarlo Marenzi evidenzia che in diversi casi si è osservato che gli infarti sono più frequenti nei mesi invernali e l'incidenza aumenta man mano che dall'equatore si sale verso il polo, dei fattori che hanno portato a ipotizzare un coinvolgimento della vitamina d.

Il prossimo passo sarà quello di valutare in che misura una supplementazione farmacologica di vitamina d, in pazienti ad alto rischio di Sindromi Coronariche Acute (SCA) con grave carenza di vitamina d, può migliorarne la prognosi. Bisognerà inoltre condurre ulteriori indagini per capire se bassi livelli di vitamina d rappresentano un indicatore o un fattore di rischio per la SCA.

Carenza vitamina D e alimenti

Raggiungere un buon apporto di vitamina d attraverso l'alimentazione non è facile, questo perché la sua presenza negli alimenti più diffusi è minima. Buone quantità di vitamina d sono contenute nei seguenti alimenti: sgombro, sardine, tonno, salmone, funghi shiitake (Lentinula edodes), olio di fegato di merluzzo, ecc.. Sebbene un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo basterebbe per la dose giornaliera di una persona anziana (quasi un grammo), il suo consumo non è molto pratico a causa anche del suo sapore sgradevole. Un buon apporto di vitamina d la si ha poi con alcuni pesci grassi come ad esempio il salmone, 150 grammi di prodotto sono sufficienti a coprire il fabbisogno giornaliero, non tutti i giorni si mangia però salmone. Sebbene molti altri alimenti contengono vitamina d (uova, latte, formaggio, succo d'arancia, ecc.) il suo quantitativo è talmente basso che bisogna mangiarne in quantità troppo elevate, dopo i 50anni bisognerebbe ad esempio bere circa 1 litro e mezzo di latte al giorno o mangiare tra i 5 e i 7 vasetti di yogurt al giorno. In caso di carenza di vitamina d è quindi difficile compensare questo deficit solo con l'alimentazione.

Vitamina D, esposizione al sole e dose minima

Il fabbisogno giornaliero di vitamina d può variare a seconda dell'età dell'individuo e di eventuali condizioni fisiche: bambini e adulti fino ai 50 anni hanno bisogno di 200 unità al giorno, le persone con un'età compresa tra i 51 e i 70 anni hanno bisogno di 400 unità mentre nei soggetti con più di 70anni si può arrivare anche a 800 unità e oltre. Un'unità internazionale è pari a 0,001 grammi , 200 unità sono pari quindi a 0,2 grammi.

L'esposizione al sole, prendendo sempre le dovute precauzioni, rimane il modo migliore per garantire un certo quantitativo di vitamina d necessario per mantenere l'organismo in salute. Stando ad alcune indagini, basterebbero 40 minuti al giorno (in pantaloncini e maglietta) nei mesi estivi per fare una scorta di vitamina d anche per l'inverno.

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