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Cause autismo e vitamine in gravidanza

Cause autismo in gravidanza

Un buon apporto di vitamine in gravidanza è molto importante per il corretto sviluppo del bambino, una carenza vitaminica può comportare seri rischi e, nel caso della vitamina D, ci potrebbe essere un maggior rischio di autismo. Ad oggi ci sono ancora molti punti oscuri dietro al disturbo del neuro-sviluppo, sempre più studi trovano però un nesso tra cause autismo e gravidanza. Una ricerca condotta presso il Brain Institute dell'University of Queensland, in collaborazione con l'Erasmus Medical Centre in Olanda, ha messo in relazione un basso livello di vitamina D intorno alla 20esima settimana di gestazione con un maggior rischio di "tratti autistici". Lo studio è stato pubblicato su Molecular Psychiatry (Gestational vitamin D deficiency and autism-related traits: the Generation R Study - doi: 10.1038/mp.2016.213).

John McGrath, il neurologo che ha coordinato lo studio, spiega che l'indagine ha rilevato un legame fra bassi valori di vitamina D in gravidanza, vitamina D inferiore a 10 ng/mL (corrispondenti a 25 nmol l-1 ), e una maggiore incidenza di "tratti autistici" diagnosticati entro il sesto anno di vita. Alcuni sintomi dell'autismo possono essere diagnosticati già nel primo anno di vita del bambino, gli ASD (Autism Spectrum Disorders) possono però presentarsi con vari gradi di severità e in determinati casi non è semplice fare una diagnosi accurata fin da subito. L'Accademia Americana di Pediatria suggerisce ad esempio di effettuate un primo screening all'età di 18 mesi, esso poi andrebbe ripetuto verso i 24 o i 30 mesi.

Grazie a una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo si può prevenire un'evoluzione degenerativa della malattia e, in alcune situazioni, si può addirittura favorirne la regressione. Purtroppo in molti casi si tende a minimizzare i segnali iniziali dell'autismo, si aspetta del tempo ritenendo che il bambino potrà acquisire in maniera naturale tutte le capacità che attualmente sembrano inferiori alla media. Questo è un errore che non viene fatto solo dai genitori ma a volte anche dai pediatri e dagli educatori.

Molte volte la diagnosi di autismo arriva tra i 2 anni e mezzo e i 5 anni, non perché la malattia si è sviluppata in quel periodo ma perché prima non si è dato peso a certi campanelli d'allarme. Sebbene in alcuni casi sia difficile accettare certe "etichette" per il proprio figlio, è importante comprendere che prima si inizia un intervento riabilitativo, maggiori saranno le probabilità di prevenire eventuali disabilità collegate agli ASD.

Il ruolo della vitamina D è emerso dopo che i ricercatori del Brain Institute della University of Queensland hanno analizzato i dati di 4229 campioni di sangue di donne incinte e dei loro bambini. Il parametro di riferimento per tale vitamina nel sangue è stato di 10 ng/mL, se era al di sotto di tale valore le donne erano classificate come carenti. Incrociando le varie informazioni si è così scoperto che bassi livelli di vitamina D sono associati ad una maggiore probabilità di disturbi dello sviluppo neurologico.

Diversi studi hanno evidenziato l'importanza dell'acido folico in gravidanza e oggi quasi tutti sanno quanto sia fondamentale assumere questo integratore. La vitamina B9 (nota anche come acido folico) non è però l'unica sostanza che non deve mancare nei giusti quantitativi durante il periodo della gestazione, se gli esami in gravidanza rilevano eventuali carenze è importante migliorare la dieta e, nel caso, integrare altre sostanze quali: zinco, rame, calcio, vitamina B12, iodio, omega 3, ecc.. Lo studio pubblicato su Molecular Psychiatry evidenzia inoltre che un buon apporto di vitamina D non solo contribuisce a mantenere le ossa sane ma può contribuire anche ridurre il rischio di autismo.

Vitamina D: dove si trova

Valori di vitamina D compresi tra 25 e 35 ng/mL sono ritenuti normali, se dalle analisi del sangue il valore nel vostro referto rientra in questo range, potete quindi stare tranquille. Nei casi di una carenza di vitamina D (un valore al di sotto di 10 ng/mL), sopratutto se si è in gravidanza, è opportuno incrementare l'apporto della vitamina. Per sopperire a questa carenza, ci si potrebbe chiedere quali alimenti contengono vitamina D, prima di tutto è bene però evidenziare che alcuni deficit vitaminici potrebbero essere "normali" in pazienti con determinate patologie. I risultati del referto devono quindi essere esaminati in relazione al quadro e alla storia clinica del singolo individuo. Alla luce di questa considerazione si sconsiglia l'autodiagnosi, e la conseguente auto-somministrazione di integratori, senza prima aver sentito il parere del proprio medico.

Chiarito questo aspetto importate relativo ai livelli della vitamina D nel sangue, diamo ora qualche informazione sulle fonti e su dove viene accumulata. Essa è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato, non vi è quindi la necessità, in condizioni normali, di assumerla con regolarità. Il nostro corpo è in grado di rilasciarne piccole dosi quando necessarie. Addirittura, in certi casi, il pieno di vitamina D che si fa esponendosi al sole in estate (con le dovute precauzioni per evitare scottature) potrebbe durare per tutto l'inverno.

La vitamina D si può presentare sotto diverse forme, le principali sono però due: l'ergocalciferolo, nota anche come vitamina D2, assunta mediante il cibo, e il colecalciferolo, noto anche come vitamina D3, sintetizzata dal nostro organismo mediante la pelle quando ci esponiamo ai raggi del sole.

La maggior parte della vitamina D presente nel nostro organismo è ricavata in seguito all'esposizione al sole, solo in minima parte essa viene introdotta attraverso l'alimentazione. Gli alimenti che contengono vitamina D sono: uova (il tuorlo ne contiene 4,9 µg ogni 100 g), latte e derivati, alcuni pesci grassi come il salmone (7,1 µg per 100 g), il fegato, i funghi, verdure a foglia verde, ecc.. Un alimento particolarmente ricco è l'olio di fegato di merluzzo, ogni 100 grammi di prodotto si assumono 210 µg di vitamina D.

Concludendo, ricordiamo quindi che l'integrazione va fatta solo in particolari casi quali ad esempio i primi anni di vita. I pediatri suggeriscono una somministrazione di DIBASE (Colecalciferolo) fino al compimento del secondo-terzo anno del bambino, sopratutto nel periodi di minore esposizione al sole. Altre situazioni dove l'integrazione è consigliata è la gravidanza e l'allattamento, anche in questi casi bisogna però fare attenzione perché uno studio ha concluso che nei casi di carenza di vitamina D in gravidanza la dose deve essere personalizzata.

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