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Vitamina D: carenza, alimenti e integratori - In caso di ipovitaminosi D è importante sapere come assumere la vitamina, se il sole e gli alimenti non bastano, un buon livello può essere raggiunto con gli integratori

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Vitamina D: a cosa serve e dove si trova

Struttura chimica della vitamina D

La vitamina D, analogamente alla A, la E e la K, è una sostanza organica liposolubile, tra tutte è però l'unica vitamina endogena, può in pratica essere sintetizzata direttamente dal nostro organismo. Mediante l'azione della luce solare, e nel dettaglio per effetto dei raggi UV, viene prodotta dalla pelle che la sintetizza a partire dal precursore 7-deidrocolesterolo.

Per chi non lo sapesse, le vitamine liposolubili sono delle sostanze che il nostro organismo riesce ad accumulare nel fegato e nel tessuto adiposo. Grazie a questa caratteristica non c'è quindi bisogno di introdurle o assumerle con regolarità, ad esempio attraverso la dieta, perché il nostro corpo è in grado di rilasciarle a piccole dosi man mano che il suo utilizzo diventa necessario.

Non molti sanno che le vitamine del gruppo D sono in realtà cinque, tra tutte le forme più importanti per il nostro organismo sono però essenzialmente due: la D2 e la D3. Qualsiasi sia la fonte, dieta o esposizione solare, la vitamina D si trova inizialmente in una forma biologica non attiva e, per beneficiare delle sue proprietà, deve subire una serie di trasformazioni che la convertono nella sua forma biologicamente attiva: il calcitriolo, noto anche con la sigla 1,25-diidrossicolecalciferolo o abbreviato in 1,25-(OH)2D3.

La vitamina D ricopre un ruolo centrale nella mineralizzazione delle ossa e dei denti, è inoltre essenziale per la crescita e il rinnovamento osseo (quel processo di adattamento strutturale dell'osso alle sollecitazioni provenienti dall'esterno). Livelli adeguati sono inoltre cruciali per regolare il metabolismo di calcio e fosforo, agisce infatti nella regolazione dell'assorbimento di queste sostanze a livello intestinale.

Carenza

Carenza vitamina d

Nei bambini, una grave carenza di vitamina D può compromettere lo sviluppo scheletrico a causa del tessuto osseo non adeguatamente mineralizzato, tale malattia è conosciuta come rachitismo. Dei problemi ci possono essere però anche negli adulti, l'ipovitaminosi D è infatti correlata a osteomalacia, una malattia muscoloscheletrica caratterizzata da sintomi quali: dolore osseo, deformità e ipostenia (riduzione della forza muscolare).

Per maggiori informazioni sulla carenza di vitamina D vi rimandiamo a due approfondimenti:

Come assumere la vitamina D

Per avere un buon livello di vitamina D nel sangue sono sufficienti, in media, 15 minuti al giorno di esposizione alla luce del sole. Come spiegato in precedenza il nostro corpo riesce infatti a produrre autonomamente questa vitamina grazie all'azione dei raggi solari. Questa è la fonte principale ma non l'unica, si può infatti assumere anche con l'alimentazione mangiando cibi quali: pesce, uova, funghi, vegetali e latticini.

Dove si trova la vitamina D

Dove si trova la vitamina D

Abbiamo detto che esistono cinque forme di vitamina D ma due sono quelle che ci interessano in particolar modo: la D2 e la D3. Esse presentano una struttura chimica simile ma l'origine è molto diversa.

La vitamina D2, nota anche come ergocalciferolo, è prodotta solo nei vegetali in seguito all'irradiazione dei raggi UVB a partire dall'ergosterolo. Tale variante può quindi essere assunta dall'uomo solo mediante l'alimentazione.

La vitamina D3, nota anche come colecalciferolo, sebbene sia presente in piccole quantità nei cibi di origine animale, viene prodotta per lo più dalla nostra pelle in seguito all'esposizione ai raggi UVB a partire dal 7-deidro-colesterolo.

Sia che venga introdotta con la dieta o prodotta in seguito all'esposizione al sole, la vitamina D è inizialmente biologicamente inattiva. Essa viene però attivata mediante due processi chimici di idrossilazione. Il primo avviene nel fegato e da origine alla 25-OH-vitamina D, noto anche come calcifediolo. Il secondo processo avviene invece a livello renale, in questo caso viene generata la forma attiva della vitamina D nota come 1,25-OH-vitamina D o calcitriolo.

Può essere utile sapere che la produzione di calcitriolo è resa possibile grazie all'azione di un enzima, noto come 1-alfa-idrossilasi, presente nel rene. La sua attività enzimatica non è però sempre uguale, può infatti essere incrementata dal paratormone (PTH) e da una riduzione della fosforemia (ipofosforemia), e ridotta in caso di iperfosforemia, ipercalcemia e in caso di alti livelli ematici di calcitriolo.

Fonti alimentari di vitamina D

Alimenti con vitamina D

Nella maggior parte dei casi, le cause di una carenza di vitamina D sono riconducibili ad una scarsa esposizione al sole, per pervenire l'ipovitaminosi D potrebbe quindi essere sufficiente passare più tempo all'aria aperta (esponendo, per almeno 15 minuti al giorno, braccia e gambe quando possibile). Ci sono però alcune condizioni come l'aumentare dell'età, l'obesità, ecc., che possono ridurre la capacità di sintesi della pelle. La dieta non andrebbe mai sottovalutata ma, ancor di più in queste situazioni, può essere importante sapere quali sono gli alimenti con vitamina D.

  • Fegato (0,5µg per 100 g di prodotto)
  • Formaggi grassi (fino a 0,50µg per 100 g di prodotto)
  • Funghi (3,00µg ogni 100 g in caso di porcino o spugnolo)
  • Gamberi e ostriche
  • Latte e derivati (fino a 0,75µg per 100 g di prodotto)
  • Olio di fegato di merluzzo (210,00µg per 100 g di prodotto)
  • Pesci grassi quali ad esempio il salmone, lo sgombro, le sardine, ecc. (fino a 25,00µg per 100 g di prodotto)
  • Uova, in particolare il tuorlo (1,75µg per 100 g di prodotto)

Integratori

Integratore vitamina d

Gli integratori di vitamina D (Metagenics Vitamina D, Vitamina D Solgar, Didrogyl gocce, Dibase gocce, ecc.) sono di solito consigliati per i bambini nei primi anni di vita, per prevenire il rachitismo e, in alcuni casi, in adulti e anziani per ridurre il rischio di fragilità ossea e osteoporosi.

Per capire se è necessaria la supplementazione, bisogna fare un esame del sangue per controllare i livelli ematici. La 1,25-OH-vitamina D (calcitriolo) è però altamente variabile e, di conseguenza, non è adatto per valutare un eventuale ipovitaminosi. L'unico elemento da prendere in considerazione è quindi la concentrazione plasmatica della 25-OH-vitamina D circolante.

Possiamo parlare di ipovitaminosi D quando i valori ematici sono inferiori a 20 ng/ml, si è invece in presenza di un'insufficienza quando dal referto si rilevano dei valori compresi tra 20 e 30 ng/ml. Se si hanno dei valori superiori a 30 ng/ml, la concentrazione è sufficiente e non c'è bisogno di assumere alcun integratore.

Diversi studi hanno evidenziato che, in caso di necessità, una supplementazione di colecalciferolo (D3) è da preferire all'ergocalciferolo (D2). Quest'ultimo è infatti metabolizzato più velocemente e, a differenza della vitamina D3, non è in grado di mantenere dei livelli adeguati di 25(OH)-vitamina D per lunghi periodi. Per questo motivo, in caso di terapia, si utilizza il colecalciferolo (D3).

Abbiamo accennato al fatto che la vitamina D, essendo una sostanza liposolubile, si accumula nel tessuto adiposo per poi essere rilasciata gradualmente nelle settimane e addirittura nei mesi successivi. Questo processo permette di utilizzare diversi schemi terapeutici per la somministrazione, essa può infatti essere: giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale, semestrale o addirittura annuale. Le dosi consigliate di colecalciferolo, somministrate per bocca o mediante iniezione intramuscolare, possono variare secondo il seguente schema:

  • Dose giornaliera: da 800 a 1000 UI/die
  • Dose settimanale: da 7000 a 10.000 UI/settimana
  • Dose mensile: da 30.000 a 50.000 UI al mese
  • Dose bimestrale o trimestrale: circa 100.000 UI ogni 2-3 mesi
  • Dose semestrale: 300.000 UI ogni sei 6 mesi
  • Dose annuale: 600.000 UI all'anno

In alcuni casi, anche se la dose giornaliera è di solito compresa tra 800 e 1000 UI, in situazioni di marcato deficit di vitamina D, in concomitanza a condizioni particolari (assenza di esposizione al sole, ridotto assorbimento di calcio e ridotto apporto dietetico), la dose potrebbe aumentare fino ad un massimo di 2000 UI/die.

Sovradosaggio

Con la sola alimentazione, anche in caso di una buona esposizione al sole, non si corrono rischi di avere eccessivi livelli di vitamina D. L'eventuale intossicazione si può però verificare in seguito all'integrazione errata, non solo in caso di terapia a base di vitamina D ma anche utilizzando in maniera impropria l'olio di fegato di merluzzo.

Si parla di intossicazione da vitamina D quando la concentrazione plasmatica supera i 150 ng/ml). Alcuni sintomi collegati ad questa situazione sono: nausea, diarrea, poliuria (aumento della quantità di urina emessa), debolezza e perdita di peso. A questi se ne associano altri più specifici quali: ridotta funzione renale, ipercalcemia, ipercalciuria, nefrocalcinosi e calcificazione dei tessuti molli.

Approfondimenti e Pubblicazioni Scientifiche sulla Vitamina D

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