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Sovrappeso e obesità proteggono dalle malattie cardiovascolari?

Sovrappeso e obesità proteggono dalle malattie cardiovascolari

Il sovrappeso e l'obesità potrebbero, in alcuni casi, essere vantaggiosi per la salute, sembra infatti che qualche chilo in più contribuisca a ridurre la mortalità per malattie cardiovascolari. Già in passato un'altro studio aveva concluso che qualche chilo in più (BMI tra 25 e 30) contribuisce a diminuire la mortalità, ora due nuovi studi, pubblicati su Mayo Clinic Proceedings, potrebbero confermare quei dati. Ciò nonostante, bisogna stare attenti a non interpretare male i dati in quanto sono numerose le ricerche che hanno dimostrato che l'obesità aumenta l'incidenza di numerose malattie comprese quelle cardiovascolari.

Le ricerche pubblicate su Mayo Clinic Proceedings dimostrano che esiste un "paradosso dell'obesità", in alcuni casi i chili in più possono infatti proteggere dalle malattie cardiovascolari e, al contrario, persone troppo magre potrebbero avere un rischio più alto di morte.

La meta analisi condotta dai ricercatori della State University di New York (Relationship of Body Mass Index With Total Mortality, Cardiovascular Mortality, and Myocardial Infarction After Coronary Revascularization: Evidence From a Meta-analysis - Doi: 10.1016 / j mayocp 2014.04.020 - Luglio 2014) è il risultato di un'indagine che ha analizzato i dati di 36 studi condotti su pazienti sottoposti a un'angioplastica coronarica, una procedure chirurgiche per la riapertura di arterie ostruite. Abhishek Sharma, primo autore dello studio, spiega che i dati raccolti hanno evidenziato che le persone obese avevano, rispetto agli individui normopeso, un tasso di sopravvivenza all'intervento superiore del 25 per cento.

Secondo gli autori della meta analisi una spiegazione potrebbe essere ricercata nel maggior numero di medicine cardioprotettive assunte dai pazienti obesi . Essendo maggiormente a rischio, a questa fascia di persone gli specialisti prescrivono più medicine (come i betabloccanti e le statine anticolesterolo) e con dei dosaggi più alti, una prassi che potrebbe aumentare la protezione verso alcune malattie rispetto alle persone con un peso normale per le quali le linee guida non prevedono la prescrizione di determinati farmaci.

Nel secondo studio, condotto dai ricercatori della University of Queensland School of Medicine di New Orleans, si è invece analizzata la composizione corporea. In questo caso gli studiosi non si sono limitati ad analizzare solo l'IMC (Indice di massa corporea, nota anche come BMI - Body Mass Index), hanno anche preso in considerazione l'indice di massa magra (LMI) e il grasso corporeo (BF). La ricerca (Body Composition and Mortality in a Large Cohort With Preserved Ejection Fraction: Untangling the Obesity Paradox - Doi: 10.1016 / j mayocp 2014.04.025 - Luglio 2014), che in totale ha analizzato quasi 48 mila pazienti, ha concluso che un indice di massa corporea magra più elevata è associata a un rischio di mortalità più basso del 29 per cento. Alban De Schutter, primo autore dello studio, spiega che se a prima vista un indice di massa corporea elevato da dei vantaggi (in termini di sopravivenza), le maggiori aspettative di vita sono da attribuire alla massa magra e non al grasso.

I due studi non vogliono comunque promuovere dei regimi alimentari che portano al sovrappeso e all'obesità. Se da una parte ci potrebbe essere una leggera diminuzione del tasso di mortalità per alcune patologie, dall'altra si incrementa il tasso di mortalità di altre malattie. I ricercatori concludono infine evidenziando che saranno necessari ulteriori studi prospettici per indagare questa associazione e individuare altri possibili processi biochimici che influiscono sulle aspettative di vita.


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