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Pressione massima alta o bassa? meglio sopra i 120 mmHg

Pressione massima alta

Una pressione massima alta potrebbe compromettere la salute del cuore e, stando ai risultati dello studio SPRINT (Systolic Blood Pressure Intervention Trial), bisognerebbe stare intorno a un valore di 120 mmHg. In linea di massima una pressione sanguigna sistolica che non supera i 140 mmHg viene considerato nella norma (con un range di pre-ipertensione che va da 130 a 140 mmHg), in base ai dati dello studio pubblicato nel 2015, se non si superano i 120 mmHg si potrebbe però ridurre di circa il 27 per cento il rischio di infarto, ictus e, in generale, la mortalità per disturbi cardiovascolari. Secondo gli esperti, se ci si attiene a questi valori per la pressione si potrebbero prevenire oltre 100mila decessi l'anno. I benefici di una riduzione della pressione massima (detta anche sistolica), da non confondere con la pressione minima (conosciuta anche come diastolica), sono stati però ridimensionati da un altro studio pubblicato su Circulation (Potential Deaths Averted and Serious Adverse Events Incurred from Adoption of the SPRINT Intensive Blood Pressure Regimen in the U.S.: Projections from NHANES - Doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025322).

Richard S. Cooper, coordinatore dello studio e direttore del dipartimento di Public Health Sciences presso la Loyola University Medical School, spiega che effettivamente se la pressione sistolica rimane sotto ai 120 mmHg si abbassa il rischio di eventi cardiovascolari, c'è però un rovescio della medaglia. Un livello pressorio troppo basso potrebbe portare anche ad alcuni effetti collaterali. Osservando i dati di una simulazione di quello che accadrebbe se l'intera popolazione generale statunitense seguisse l'indicazione dello studio SPRINT, si scopre che una pressione sistolica che non supera i 120 millimetri di mercurio può contribuire a causare annualmente: 88.700 casi di insufficienza renale acuta, 56.100 casi di ipotensione, 43.400 episodi di squilibri elettrolitici gravi e 34.400 sincopi.

Quando nel Settembre del 2015 vennero pubblicati i risultati dello studio SPRINT, la notizia ebbe una grande eco nel mondo scientifico e anche le persone che soffrono di ipertensione furono molto interessate da queste nuove indicazioni. Per chi non sapesse di cosa si è occupato lo studio riassumiamo brevemente alcuni dettagli. Si tratta di un'indagine condotta su più di 9mila pazienti ipertesi, con un'età superiore ai 50anni, che presentavano anche un alto rischio cardiovascolare (oltre all'ipertensione arteriosa alcuni erano reduci da una precedente malattia cardiaca e altri soffrivano di insufficienza renale, nessuno però soffriva di diabete o era stato colpito in precedenza da ictus cerebrale). Tutti i volontari sono stati suddivisi in due gruppi, metà del campione è stato trattato in modo da mantenere la pressione sistolica (o massima) tra 135-140 mmHg (valore attualmente raccomandato dalla linee guida internazionali). L'altra metà è stata invece sottoposta a un trattamento intensivo il cui obiettivo era quello di mantenere la pressione massima sotto al valore di 120 mmHg.

Il risultati evidenziarono in maniera abbastanza marcata i potenziali vantaggi del trattamento "intensivo", per questo motivo non si perse tempo e furono immediatamente diffusi. Coloro che raggiungevano un valore di pressione sistolica inferiore a 120 mmHg presentavano una riduzione, stimata intorno al 33 per cento, del rischio di eventi cardio-vascolari quali ictus, infarto cardiaco, scompenso cardiaco ecc., e una riduzione di circa il 25 per cento del rischio generale di morte.

Prima ancora che uscisse la ricerca pubblicata su Circulation (Doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.116.025322) oggetto di questo articolo, alcuni esperti avevano già sollevato alcune perplessità su un'ipotetica possibilità di adottare i valori di riferimento dello studio SPRINT in maniera indiscriminata su tutta la popolazione. Il Dr. Giuseppe Crippa, direttore dell'Unita' Operativa di Ipertensione Arteriosa e Malattie cardiovascolari Correlate dell'AUSL di Piacenza, aveva ad esempio evidenziato che le nuove informazioni erano si di indubbia utilità, ma c'erano alcuni aspetti da tenere in considerazione.

Il primo aspetto da tenere in considerazione è che i risultati si riferiscono ad un campione particolare: persone senza diabete mellito, con un'età maggiore di 50anni, che non avevano sofferto in passato di problemi ischemici cerebrali o scompenso cardiaco. Il consiglio di tenere la pressione massima al di sotto di 120 mmHg non può quindi, salvo ulteriori studi che ne dimostrassero l'utilità, essere esteso a tutti. Il secondo aspetto di cui bisogna tener conto è che ci sono casi particolari dove una pressione sistolica troppo bassa potrebbe provocare più danni che benefici. Di sicuro non riceverebbero grandi benefici quei pazienti che, per problemi vascolari, presentano una riduzione di flusso sanguigno alle coronarie, ai reni o al cervello, in questi casi abbassare troppo la pressione è addirittura rischioso. L'eventuale indicazione deve quindi prendere in considerazione le caratteristiche individuali del singolo paziente.

Adam P. Bress, primo autore dello studio che ridimensiona i benefici di una pressione massima non superiore a 120 mmHg, spiega che per condurre l'indagine sono stati selezionati circa 2.000 persone di entrambi i sessi, con un'età media di 68,6 anni, che rispondevano ai criteri d'inclusione dello studio SPRINT. Il gruppo di soggetti preso in esame presentava un tasso di mortalità annuale del 2,2 per cento. Valutando l'impatto della terapia intensiva mediante la quale si riesce a tenere la pressione sistolica al di sotto dei 120 millimetri di mercurio, e rapportando il risultato sull'intera popolazione statunitense, i ricercatori hanno stimato una riduzione annua di ben 107 mila decessi e circa 46.100 casi in meno di scompenso cardiaco. Al tempo stesso, però, aumentano anche gli episodi di ipotensione di 56.100 unità. Salgono inoltre i casi di insufficienza renale acuta (+ 88.700 unità), di squilibri elettrolitici gravi (+43.400 unità) e di sincopi (+34.400 unità).

Valori pressione arteriosa

Considerando i risultati di questa indagine, non bisognerebbe puntare ad un abbassamento eccessivo della pressione e il giusto valore per la sistolica potrebbe essere intorno a 130 mmHg. Anche un piccolo miglioramento nella gestione individuale della pressione può avere un grande impatto sulla salute delle persone, bisognerebbe però in ogni caso effettuare un'accurata selezione dei pazienti da sottoporre a trattamento intensivo in base, ad esempio, alla fascia d'età, all'assenza di diabete o una combinazione di più fattori.

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