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Bulimia e anoressia maschile - Psicologia - Anoressia e bulimia, dei disturbi del comportamento alimentare, sono in continua crescita nella popolazione maschile

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Bulimia e anoressia maschile

Bulimia e anoressia maschile

Anoressia e bulimia, dei disturbi del comportamento alimentare, sono in continua crescita nella popolazione maschile. Anche se il disagio psicologico continua ad essere maggiormente diffuso fra le donne, nell'ultimo quinquennio il numero di uomini colpiti da anoressia e bulimia è raddoppiato. Secondo gli ultimi dati, il 10 per cento del totale dei casi è di sesso maschile.

Osservando le statistiche nazionali si rileva che il 2 per cento della popolazione maschile e quasi il 5 per cento di quella femminile presentano una qualche forma di anoressia o bulimia. Purtroppo, ogni anno, si continuano a registrare nuovi casi soprattutto nella fascia d'età dei più giovani. Gli esperti spiegano che a differenza delle donne, gli uomini colpiti da anoressia o bulimia non hanno ancora una piena consapevolezza del proprio problema e anche nei casi in cui se ne è coscienti tendono a chiudersi in se e a non parlarne con nessuno.

Camillo Loriedo, psichiatra del Centro anoressia e bulimia del Policlinico Umberto I di Roma, ha fornito una panoramica sugli ultimi dati relativi alle persone colpite da uno di questi disturbi alimentari, un fenomeno che interessa circa 3 milioni di italiani.

I disturbi alimentari hanno delle serie ripercussioni sulla salute dei pazienti, inoltre, l'anoressia porta alla morte tra il 5 ed il 20 per cento dei pazienti (in un quarto dei casi per suicidio) mentre la bulimia porta alla morte nel 3 per cento (in un quarto dei casi per suicidio). Loriedo evidenzia che nella maggior parte dei casi questi fenomeni possono essere contrastati attraverso delle strutture specializzate come il centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare del Policlinico Umberto I di Roma, una struttura che segue circa 500 pazienti ogni anno.

Secondo l'esperto quello che manca in Italia non sono tanto le strutture, abbastanza diffuse sul territorio, ma un sistema che permetta di collegare efficacemente i diversi servizi tra loro. Loriedo spiega che i pazienti hanno bisogno di essere seguiti per un lungo periodo nelle varie fasi della terapia, purtroppo, in molti casi non si riesce a coordinare i vari step in quanto il paziente passa per centri e strutture del tutto scollegate o addirittura in competizione fra loro.

Approfondimento sui disturbi del comportamento alimentare

I disturbi dell'alimentazione si caratterizzano per l'alterazione del comportamento alimentare e della percezione dell'immagine corporea. Se ne distinguono due: anoressia nervosa e bulimia nervosa.

La bulimia nervosa è un grave disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da una tendenza autolesionista per mezzo di una alimentazione smodata unita ad una ricorrente ossessione di tenere sotto controllo il proprio peso. Si può manifestare in concomitanza con altre patologie psichiatriche come "disturbo bipolare", autolesionismo, "disturbo ossessivo", "disturbi dissociativi dell'identità". L'alimentazione smodata si può definire come la tendenza ad assumere grandi quantità di cibo in breve tempo. Si tende spesso a prediligere i dolci, cibi ipercalorici e con una consistenza che ne faciliti l'ingestione in breve tempo. Lo "sconveniente comportamento compensativo" a controllarsi continuamente il peso si accompagna a volte a pratiche "liberatorie" (vomito procurato, abuso di lassativi, diuretici, clisteri) o pratiche "non liberatorie" (come eccessive pratiche ginniche). Per coloro che praticano un'alimentazione smodata a volte qualsiasi quantità di cibo, anche mezza mela o in insalata, viene percepita come smodata e vomitata.

L'anoressia nervosa è caratterizzata dal rapporto problematico con il corpo o/e con il cibo, derivante dal timore di diventare grassi, anche in presenza di una oggettiva magrezza o normalità. Si manifesta solitamente con una distorta percezione corporea e un'ossessionante preoccupazione per il proprio peso, preoccupazioni che l'anoressico continua ad avere anche negli stadi più avanzati della patologia quando la magrezza è evidente. In determinate situazioni la patologia potrebbe manifestarsi anche come un alterato rapporto con il cibo, esso viene percepito come un nemico che può danneggiare o trasformare il corpo. Il paziente anoressico non è un inappetente, ma è un affamato che combatte con la sua fame e i bisogni del corpo perennemente in lotta col proprio corpo che sente brutto e pesante.

Attualmente si riconoscono due tipi di anoressia: l'anoressia nervosa con restrizioni che si caratterizza per la sola restrizione alimentare e l'anoressia nervosa con abbuffate e/o condotte di eliminazione. Diversi studi hanno documentato che esistono importanti differenze psicologiche e comportamentali tra le persone che appartengono alle due catalogazioni. Le prime sono in grado di limitare continuamente la propria alimentazione senza mai perdere il controllo, e di questo gruppo fanno parte pazienti con una personalità ossessiva e più isolate socialmente. Le seconde pesano di più all'inizio della malattia, hanno frequenti storie personali e familiari di obesità e talora sono più impulsive nell'alimentazione così come in altri ambiti (alcol, sostanze stupefacenti, cleptomania, comportamenti autolesionisti fino al suicidio).

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