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Tinta in gravidanza

Tinta capelli in gravidanza

La scelta della tinta in gravidanza per coprire i capelli bianchi, o semplicemente per cambiare il colore, potrebbe sollevare diversi interrogativi, alla fine di questo articolo tutte le donne in dolce attesa sapranno quali trattamenti si possono fare e quali invece è meglio evitare. Molte sanno che durante le 40 settimane di gestazione è preferibile scegliere una tinta per capelli senza ammoniaca, per questo motivo puntano su prodotti naturali, per esempio a base di henné, o cercano in farmacia delle tinture per capelli più "sicure" aiutate da un parere medico.

Al di la della sicurezza della tinta per capelli in gravidanza, bisogna considerare anche un possibile impatto sulla salute della mamma, un aspetto che prenderemo in considerazione nella seconda parte dell'articolo: tinture per capelli e tumore al seno. Esamineremo poi i dati di alcuni studi relativi sempre ai trattamenti per i capelli ma con un occhio di riguardo agli operatori del settore. Il contatto con alcune sostanze può essere sporadico nei casi in cui ci si rechi a fare un taglio o un'acconciatura, ma la parrucchiera incinta sarà esposta giornalmente a prodotti che potrebbero avere degli effetti avversi sul nascituro.

Da diverso tempo le tinture sono sotto accusa per il loro contenuto di ammoniaca e altre sostanze, quali ad esempio resorcina e parafenilendiammina, e per questo oggi si sa che la colorazione chimica per i capelli può essere pericolosa in gravidanza, e non solo. Attualmente i nuovi prodotti per le tinture per capelli sono molto più sicuri rispetto a quelli del passato e in diversi casi contengono prevalentemente sostanze naturali.

La resocina contenuta nelle tinture per i capelli, in accoppiata ad altre sostanze chimiche, favorisce l'ossidazione del capello così da poterne ottenere la colorazione. La maggior parte delle tinte contenenti resorcina presentano però anche altre sostanze potenzialmente nocive, quali ad esempio l'ammoniaca e la parafenilendiammina, sostanze che in determinati casi portano a una reazione allergica. La resocina non è però collegata esclusivamente a sporadiche reazione allergiche, in base ad alcuni studi c'è anche una correlazione tra l'assorbimento del resorcinolo da parte dell'organismo e una crisi vagale causata da una riduzione della vasodilatazione. Queste sostanze vengono assorbite dal bulbo del capello, o attraverso la cute nella fase del trattamento, e una volta in circolo possono attraversare la barriera placentare. Di conseguenza vengono assorbite, seppur in minima parte, dal feto. Anche se attualmente gli studi sono spesso contraddittori, queste sostanze potrebbero essere potenzialmente nocive.

I potenziale pericolo per il futuro nascituro varia però nel corso dei 9 mesi, tingersi i capelli dopo il terzo trimestre di gravidanza è sicuramente meno pericoloso rispetto alle prime 13 settimane di gestazione. Un parere medico per la tinta in gravidanza arriva dalla dottoressa Mary Rosser, del dipartimento di ginecologia ed ostetricia del Children Hospital di Montefiore e dell'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York.

L'esperta spiega che le tinture di oggi sono abbastanza sicure, per precauzione si può però evitare di tingere i capelli nei primi tre mesi di attesa optando magari per dei coloranti con riflessanti vegetali. Meglio quindi ripiegare su tinture a base vegetale o sull'henne, un prodotto che ha una durata minore rispetto alle altre tinte e non offre una copertura totale della colorazione del capello, ma presenta il grosso vantaggio di essere un colorante del tutto naturale. In alternativa, per coprire i capelli bianchi in gravidanza si può optare per dei colpi di sole o le mecche. Il decolorante che viene utilizzato per questo trattamento non comporta alcun pericolo né per la futura mamma né per il bambino a patto che non venga a contatto con il cuoio capelluto. I colpi di sole, se eseguiti da parrucchieri professionisti, non creano problemi perché vengono fatti sulla lunghezza dei capelli, evitando di toccare la radice.

Quando si applicano i prodotti per il trattamento dei capelli, durante tutto il periodo della gravidanza, bisogna assicurarsi che il cuoio capelluto sia integro (esente da lesioni dovute ad esempio a dermatiti) e privo di irritazioni. Inoltre, anche quando si scelgono prodotti naturali, bisognerebbe sempre testare le varie sostanze perché si potrebbero verificare, sopratutto quando si è incinta in quanto l'organismo può avere una risposta diversa dal solito, dei fenomeni allergici.

Anche nel caso dell'henné puro, un colorante vegetale semipermanente considerato sicuro, ci potrebbero essere degli effetti avversi di tipo allergologico. Se normalmente una reazione allergica può essere potenzialmente pericolosa, in gravidanza lo è ancora di più. Meglio quindi provare il prodotto su una piccola parte prima di colorare tutti i capelli. Quando si sceglie una tinta per capelli senza ammoniaca bisogna stare attenti ai prodotti che sfruttano il termine henné ma non sono henné puro, in molti casi sono infatti dei prodotti che contengono sostanze chimiche sintetiche e/o pericolosi composti di metalli.

Diverse persone pensano che l'henné puro sia utile solo per coprire i capelli bianchi nelle donne con capelli scuri, opportunamente miscelato può però essere utilizzato anche per coprire i capelli bianchi delle bionde. Un'altra alternativa naturale è il mallo di noce, un colorante naturale per capelli che può offrire qualsiasi tonalità di bruno, dal marrone chiaro al quasi nero. In caso di capelli biondi, si può usare anche una tinta naturale a base di camomilla e zenzero, o solo la camomilla, se si voglio schiarire e ravvivare i riflessi.

Tinta capelli in gravidanza dopo il primo trimestre

Tinta in gravidanza

Se, superato il primo trimestre di gravidanza, si sta ancora cercando un modo per coprire i capelli bianchi, e i consigli dati non sono sufficienti, si può andare dalla parrucchiera e chiedere, stando però attenti a evitare di respirare i vapori, una tintura per capelli con ammoniaca. Il consiglio è quello di applicare il colore in un'area della stanza ben ventilata, questo perché sono sopratutto i vapori dell'ammoniaca a poter essere trasmessi al feto attraverso la respirazione materna. Un altro consiglio riguarda l'applicazione della tintura, bisognerebbe evitare di spalmare la tinta sulla cute e cercare di applicarla solo sulla lunghezza del capello e non alla radice. Se si evita di intaccare la radice del capello le sostanze potenzialmente tossiche non penetrano nella cute e di conseguenza non arrivano alla placenta.

Per limitare ulteriormente i possibili rischi, si consiglia di applicare le tinture per capelli in gravidanza non più di una volta al mese, diminuendo il tempo di posa al minimo indispensabile e verificando preventivamente che non provochino reazioni allergiche (si può ad esempio provare la tinta su una piccola porzione di pelle, se nell'arco di 48 ore non compaiono rossori, gonfiori, prurito, ecc., il prodotto è sicuro, nel caso opposto il prodotto non può, ovviamente, essere applicato).

Nel caso di tinte non naturali, si consiglia infine una colorazione ad ossidazione leggera tono su tono, si tratta di una tinta leggermente ossidante che offre una buona copertura dei capelli bianchi senza un cambiamento deciso della tonalità. La durata del colore varia in base alla quantità di ossidante presente nel prodotto.

Tinta in allattamento

Si consiglia una tinta senza ammoniaca in allattamento, anche dopo il parto è bene continuare ad utilizzare dei prodotti naturali. Tutto quello che l'organismo della mamma assorbe, sia tramite l'alimentazione che attraverso il contatto con la pelle o le vie aeree, viene trasmesso al bambino mediante il latte materno. In questa fase bisogna quindi seguire gli stessi accorgimenti che sono stati presi durante la gravidanza.

In commercio esistono diverse tinture semipermanenti senza sostanze tossiche quali parafenilendiamina, nichel, ammoniaca, resorcina, ecc., sostanze che oltre alla tossicità intrinseca potrebbero favorire delle dermatiti allergiche da contatto fastidiose e potenzialmente pericolose sopratutto durante il periodo dell'allattamento. Esistono diverse marche di tinte per i capelli, nella scelta bisogna però fare attenzione alle etichette in quanto in aggiunta alle sostanze naturali, riportate generalmente con dei caratteri più grandi, ci sono dei composti chimici di sintesi (quali ad esempio il 4-amminofenolo, noto anche come para-amminofenolo) che di naturale non hanno nulla.

Lacca per capelli in gravidanza

Che sia una normale lacca per capelli o una lacca colorata per capelli, in gravidanza bisognerebbe cercare di evitarla e valutare altre alternative. Stando ai risultati di uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives (Endocrine Disruptors in the Workplace, Hair Spray, Folate Supplementation, and Risk of Hypospadias: Case-control Study - Doi:10.1289/ehp.11933), le donne in dolce attesa che entrano spesso a contatto con la lacca, per esempio le parrucchiere, presentano un rischio doppio di partorire un bambino maschio affetto da ipospadia, una malformazione congenita dovuta a un incompleto e anomalo sviluppo dell'uretra.

Gillian Ormond, primo autore dello studio, spiega che la causa del problema potrebbe risiedere negli ftalati contenuti nella lacca. Dei composti chimici, utilizzati comunemente nell'industria delle materie plastiche, già ritenuti potenzialmente pericolosi nelle indagini condotte in diversi studi in quanto possono interferire con lo sviluppo del nascituro ma non solo.

Anche se è preferibile evitare l'uso della lacca durante le 40 settimane di gestazione, nel corso dell'indagine si è rilevato che l'assunzione di acido folico in gravidanza contribuisce a ridurre il rischio di malformazione genitali congenite di circa il 36 per cento. Un dato che conferma quanto sia importante la vitamina B9 (acido folico) per prevenire importanti malformazioni del feto non solo a carico del tubo neurale.

Tinta capelli e tumore al seno

La tinta per i capelli aumenta il rischio di tumore al seno

Nel corso degli anni numerose ricerche scientifiche hanno esaminato il legame tra tinta per capelli e cancro, sia per quanto riguarda l'apparato emopoietico (linfomi e leucemie) che il tumore al seno. Nella maggior parte dei casi i dati sono però poco esaustivi e non definitivi. In diversi studi le indagini hanno interessato prodotti contenenti sostanze, quali 2,4-diamminoanisolo e 2,4-diaminotoluene, non più utilizzati da gennaio del 1990 perché ne è stato vietato l'utilizzo nella composizione dei prodotti cosmetici. Tali sostanze si sono dimostrate cancerogene e per questo sono state eliminate e messe al bando in quasi tutte le nazioni.

Nel corso degli anni altre sostanze sono state progressivamente inserite nella black list di quelle non ammesse in campo cosmetico, il monitoraggio da parte degli organi di medicina preventiva è sempre attivo e con molta probabilità in futuro potrebbe essere rilevata qualche nuova sostanza.

Uno degli ultimi studi, pubblicato su Carcinogenesis (Hair product use and breast cancer risk among African American and White women - Doi: 10.1093/carcin/bgx060), sembra riaccendere i riflettori sul legame tra tinture per capelli, prodotti liscianti e tumore al seno. Gli stessi autori della ricerca evidenziano però che si tratta di risultati parziali e, di conseguenza, serviranno ulteriori indagini prima di dare un responso definitivo.

Adana A.M. Llanos, prima autrice della ricerca, spiega che i dati sono frutto di un'indagine condotta negli USA, precisamente nello stato del New Jersey, che ha coinvolto complessivamente 4.285 donne (sia bianche che nere). Del totale, 2.280 hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario mentre 2.005 non presentavano alcuna neoplasia. Nel corso dello studio si è esaminata l'eventuale associazione tra il rischio del tumore al seno e l'utilizzo di diversi prodotti per i capelli: liscianti chimici (usati sopratutto dalle donne di colore), tinture e balsami a base di placenta e colesterolo.

Dall'analisi de dati è emerso che le donne afroamericane che utilizzano tinture scure per i capelli presentano un rischio di carcinoma mammario superiore del 51 per cento rispetto al resto della popolazione. Per quanto riguarda invece le donne bianche, l'utilizzo di liscianti è risultato associato ad un incremento del rischio di tumore al seno del 74 per cento, rischio che aumentava ulteriormente nei casi in cui i liscianti sono utilizzati spesso in combinazione con le tinture per capelli.

Secondo Christine B. Ambrosone, coordinatrice dello studio, anche se i meccanismi esatti non sono noti, l'ipotesi più plausibile è che nei prodotti per i capelli possano essere presenti alcune sostanze, quali ad esempio le ammine aromatiche che, quando assorbite dall'organismo potrebbero favorire dei danni al DNA e, di conseguenza, incrementano il rischio di sviluppare dei tumori. In possibile ruolo potrebbe essere giocato anche dagli estrogeni, essi potrebbero infatti interferire con la regolazione ormonale e, di conseguenza, anch'essi possono essere un fattore di rischio per il carcinoma mammario.

Si tratta comunque di uno studio osservazionale e in quanto tale presenta dei limiti, non sono stati infatti valutati i singoli componenti dei prodotti per i capelli e non può essere quindi fornita una risposta definitiva. In attesa di ulteriori approfondimenti, l'uso responsabile dei prodotti per i capelli è sempre consigliabile, un uso frequente è infatti sempre sconsigliato, non bisogna poi mai dimenticare di leggere la composizione dei prodotti che si stanno acquistando.

Quando si cercano informazioni sulla tintura per i capelli non bisogna preoccuparsi solo durante il periodo della gravidanza per un possibile effetto sul nascituro, bisogna considerare anche i possibili effetti sulla salute della donna e un possibile aumento del rischio di tumore al seno.

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