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Alzheimer e diabete forse sono legati - Alzheimer e diabete forse sono legati, base biologica comune e diabete di tipo 3

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Alzheimer e diabete forse sono legati

Alzheimer e diabete forse sono legati

Uno studio coordinato da Massimo Tabaton, neurologo presso il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova, ha rilevato delle possibili cause comuni in due malattie, l'Alzheimer e il diabete.

I ricercatori hanno individuato una base biologica comune nel morbo di Alzheimer e nel diabete che colpisce gli adulti, il diabete di tipo 2. Grazie a questa scoperta è stata già ipotizzata una possibile terapia in grado di rallentare entrambe le malattie. I dettagli verranno pubblicati sulla rivista Journal of Alzheimer's Disease.

In un articolo già pubblicato sulla rivista scientifica, si ipotizza un altro tipo di legame fra Alzheimer e diabete. Secondo i ricercatori del Rhode Island Hospital e della Brown Medical School, in seguito a uno studio condotto su 45 soggetti deceduti, il morbo di Alzheimer potrebbe essere in realtà un diabete di tipo 3.

Durante la ricerca è emerso che i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer presentavano una riduzione di insulina. Già in precedenza, la neuropatologa Suzanne M. de la Monte, aveva comunicato che l'insulina non viene prodotta soltanto nel pancreas, ma anche nel cervello.

L'analisi è stata condotta osservata la corteccia frontale dei pazienti e misurando al suo interno l'insulina, il fattore di crescita insulino-simile (IGF-I) e i recettori per l'insulina. Dall'analisi si è evidenziato che più era avanzata la malattia, minori erano i valori dei parametri tenuti sotto controllo.

Nei casi in cui la malattia era più avanzata, sono stati riscontrati alcuni valori come ad esempio quelli riguardanti i recettori dell'insulina, ridotti anche dell'80 % rispetto a quelli di un cervello sano.

Secondo i ricercatori, i datti raccolti fanno pensare all'Alzheimer come una nuova forma di diabete che si ripercuote sul cervello, sul suo metabolismo, sul deterioramento delle cellule nervose. Grazie a questo studio e futuri approfondimenti, si potranno sviluppare nuove tecniche di trattamento che potranno migliorare la salute dei pazienti.

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