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Non riesco a dimagrire: la causa è nel cervello

Dieta ipocalorica senza risultati

Non riesco a dimagrire anche se sono a dieta, tra i motivi di questo fenomeno ci potrebbe essere il comportamento di alcune cellule del nostro cervello che agevolano o contrastano i regimi alimentari controllati. Una dieta ipocalorica dimagrante non sempre fa perdere peso, questo accade perché l'organismo potrebbe iniziare a bruciare meno calorie per fronteggiare la riduzione delle calorie assunte. Già in passato altri ricercatori avevano esaminato questo fenomeno, ora nuove conferme arrivano dai laboratori dell'Università di Cambridge. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista eLife (mTORC1 in AGRP neurons integrates exteroceptive and interoceptive food-related cues in the modulation of adaptive energy expenditure in mice - Doi: 10.7554/eLife.22848).

Nel cervello ci sono alcuni neuroni, situati in un'area chiamata ipotalamo, che svolgono un ruolo molto importante nel controllo dell'appetito. Da tempo si è individuata una specifica zona, il nucleo arcuato (ARC), con una serie di circuiti neuronali deputati alla regolazione dell'omeostasi energetica e del peso corporeo. Precedenti ricerche hanno scoperto che nel nucleo arcuato ci sono due popolazioni di neuroni che esprimono differenti neuropeptidi, delle piccole molecole di natura proteica che, liberate dalle cellule nervose in risposta a uno stimolo, mediano o modulano la comunicazione neuronale legandosi a specifici recettori di superficie. Da una parte ci sono i neuroni anoressigeni (Pomc/Cart) che, stimolati da segnali di sazietà (leptina, insulina e colecistochinina), inibiscono l'assunzione di cibo, dall'altra i neuroni oressigeni (Npy, AgRP),che stimolati da segnali di fame e inibiti da segnali biochimici della sazietà, stimolano l'assunzione di cibo.

Luke K Burke, primo autore dello studio, spiega che per condurre la ricerca sono state utilizzate delle cavie che condividono con l'uomo alcune caratteristiche fisiologiche e biologiche. Ci si è concentrati in particolar modo sui neuroni oressigeni AgRP (agouti related protein antagonista di a- MSH), particolari neuroni che quando attivati spingono a mangiare, mentre, se disattivati, possono portare all'anoressia. Tutti i topolini sono stati inseriti in particolari ambienti che permettevano il monitoraggio di diversi parametri, quali ad esempio il numero di calorie bruciate (dispendio energetico), in diversi contesti di disponibilità di cibo.

Clémence Blouet, coordinatore della ricerca, evidenzia che i dati raccolti dimostrano come i neuroni AgRP hanno un ruolo centrale nella regolazione del peso corporeo attraverso la gestione delle calorie bruciate. Quando si mangia, questi specifici neuroni sono attivi e aumentano la sensazione di appetito, se però si sta attraversando un periodo di "carestia calorica" innescano un processo fisiologico che contribuisce a limitare il numero di calorie bruciate dall'organismo e, di conseguenza, si perde meno peso. Dall'indagine è anche emerso che il cervello, attraverso i neuroni AgRP, riesce a stimare le scorte di energia dell'organismo (glicogeno, grassi e proteine) e quante calorie si consumano.

Il peso del nostro organismo può quindi essere influenzato considerevolmente da questo gruppo di neuroni che coordina appetito e consumo energetico, una "centralina" che può spegnere o accendere un interruttore nel caso voglia bruciare o risparmiare calorie a seconda della disponibilità di cibo. Questi risultati possono spiegare perché diverse persone possono avere delle difficoltà sul lungo periodo quando si decide di perdere peso.

Il fatto che la riduzione di calorie potesse influire sul metabolismo non è una novità, in questo studio si è però individuato il possibile interruttore del fenomeno. In ambito biologico e nutrizionale si utilizza una particolare unità di misura, la chilocaloria (simbolo Kcal) o grande caloria (simbolo Cal), per indicare l'apporto energetico medio di un alimento per ogni grammo o 100 grammi di prodotto. Tutti abbiamo un certo fabbisogno calorico giornaliero (FCG), esso rappresenta la quantità di calorie necessarie per le funzioni metaboliche basali, il così detto metabolismo basale, e le attività fisiche (intese non solo come sport ma anche il semplice camminare o lavorare).

Se assumiamo un quantitativo di calorie superiore al nostro fabbisogno, ci sarà un aumento di peso. Al contrario, se riduciamo l'apporto calorico, favoriamo la perdita di peso perché si bruciano le scorte immagazzinate nell'organismo. Se non si fa attenzione, la perdita di peso sarà però solo temporanea perché un regime calorico restrittivo protratto nel tempo, come rilevato anche nello studio pubblicato su eLife, porta a rimodulare il consumo delle calorie. È un meccanismo utile alla sopravvivenza del nostro corpo che si innesca quando si deve far fronte a dei periodi di carestia, un processo che determina anche un rallentamento del metabolismo basale. Dopo un iniziale dimagrimento, si smette quindi di perdere peso (o avviene comunque molto più lentamente) nonostante si stiano assumendo meno calorie.

Una dieta restrittiva può inoltre essere controproducente perché, nel momento in cui si ricomincia a mangiare normalmente, l'organismo diventa più "avido", per paura di un successivo periodo di carestia, e inizia ad immagazzinare più nutrienti di quelli effettivamente necessari. Se si vuole perdere peso bisogna quindi tenere a mente questo meccanismo del nostro cervello, ci sono inoltre diversi studi che hanno dimostrato che si può dimagrire senza diminuire le calorie aumentando ad esempio il metabolismo basale. Se non riusciamo a perdere peso e la dieta non funziona, un'altra possibile spiegazione potrebbe risiedere nel microbiota intestinale.

Perché non riesco a dimagrire? motivi che possono influire sulla perdita di peso

Perchè non riesco a dimagrire: motivi e cause

Anche se si sta seguendo una dieta dimagrante, potrebbe capitare di non perdere peso. Non sono poche le persone che si chiedono "perché non riesco a dimagrire pur mangiando poco?", le cause potrebbero essere diverse. In questo approfondimento sull'alimentazione cercheremo di esaminare alcuni punti chiave che possono influire sul fallimento della dieta.

Dieta e calorie: a volte si pensa che tutte le calorie siano uguali e che l'importante sia non superare il fabbisogno calorico giornaliero prefissato. In realtà il tipo di apporto calorico degli alimenti non è tutto uguale e, di conseguenza, bisogna stare attenti al tipo di macro-nutrienti se si vuole dimagrire. 400 Kcal assunte con un dolce non sono sicuramente paragonabili a 400 Kcal introdotte nell'organismo mangiando dei cereali. Anche se in una dieta equilibrata, per dimagrire, le calorie provenienti dai grassi, dalle proteine e dai carboidrati sono uguali, non bisogna dimenticarsi che questi tre nutrienti vengono assimilati in modo diverso. Una dieta sbilanciata verso gli zuccheri, ad esempio, può incrementare il quantitativo di grasso corporeo a partita di calorie assunte giornalmente. In altri casi si sottovaluta invece l'impatto delle calorie pensando che basti mangiare "sano". Diversi studi hanno ad esempio evidenziato i benefici della frutta secca a guscio come le noci ma, sebbene possa portare grande giovamento all'organismo, è importante consumarla con moderazione considerando l'elevato apporto di calorie. Anche se si mangiano cibi salutari, se non si vuole mettere su qualche Kg, è bene non superare sistematicamente il fabbisogno calorico giornaliero. Particolare attenzione va quindi fatta su tutto quello che si mangia nell'arco della giornata, un biscotto, una caramella o un cioccolatino fuori pasto possono influire non poco anche quando nei pasti si pensa di "mangiare poco".

Quanti grassi mangiare: ci sono persone che cercano di eliminare tutti i grassi dalla dieta perché hanno paura che facciano ingrassare di più. Anche se i grassi contengono 9 calorie per grammo contro le 4 calorie per grammo dei carboidrati e delle proteine, non bisogna eliminare questi elementi nutritivi dall'alimentazione. In una dieta equilibrata, i grassi devono costituire circa il 25 per cento dell'apporto calorico giornaliero. È quindi bene non eccedere ma non bisogna neanche fare l'errore di eliminarli completamente. Non tutti i grassi sono però uguali, bisogna infatti limitare i grassi saturi (di origine animale) e prediligere quelli vegetali (grassi monoinsaturi) e quelli derivanti dal pesce (grassi polinsaturi omega-3). Questi ultimi, non solo possono assumere un ruolo rilevante nella dieta per l'ipercolesterolemia, ma danno anche un senso di sazietà maggiore e, di conseguenza, si tende a mangiare meno nell'arco della giornata.

Per perdere peso seriamente meglio evitare gli alimenti industriali: la maggior parte dei cibi preconfezionati, non solo il famigerato junk food, sono particolarmente ricchi di farine raffinate, grassi aggiunti e zuccheri. Anche se sono dei cibi gratificanti per il palato, il loro metabolismo porta più a immagazzinare calorie che a consumarle. Meglio quindi bandirli dalle tavole sopratutto se si ha una vita per lo più sedentaria.

Non bisogna eliminare i carboidrati dalla tavola: contrariamente a quanto molti pensano, i carboidrati non sono da demonizzare. Ci sono addirittura degli studi che hanno evidenziato che per smaltire i chili di troppo bisognerebbe mangiare pasta e pane, alimenti ricchi di carboidrati. Non sono infatti i carboidrati in sé a far ingrassare, ma la semplicità con la quale si riesce a mangiarne molti. Per perdere peso non bisogna quindi eliminare i carboidrati, ma consumarne semplicemente il tanto giusto.

Orario dei pasti e perdita di peso: ci sono delle leggende popolari secondo le quali superata una certa ora non bisognerebbe più mangiare i carboidrati, alcuni studi hanno però dimostrato che le persone che mangiano pasta o pizza alla sera bruciano più grassi di chi li mangia a mattina o a pranzo. In un'altra ricerca si è invece scoperto che una colazione a base di cereali, per esempio con il Müesli (una miscela di cereali e frutta secca), migliora il metabolismo degli zuccheri durante tutta la giornata. Se invece si mangiano grassi, l'organismo tenderà ad utilizzare una quota maggiore di lipidi come "carburante" per il resto della giornata.

Pasti frequenti per dimagrire: secondo alcune persone i pasti frequenti aiutano a migliorare la sintesi delle proteine, migliorano la glicemia e aumentano il senso di sazietà. In realtà questa abitudine non modifica il metabolismo, in diversi casi è pero comunque preferibile ai soli 3 pasti giornalieri (colazione, pranzo e cena).

La dieta dei liquidi non serve: anche se è vero che si può perdere peso bevendo acqua, i risultati che si ottengono con la dieta dei liquidi sono solo illusori. Questa dieta non aiuta infatti a bruciare grassi ma solo massa magra. In pratica si perde tono muscolare con un conseguente inflaccidimento del corpo. Il peso perso in questo modo viene poi recuperato velocemente ma il rallentamento del metabolismo, causato dalla perdita della massa muscolare, renderà più difficile bruciare calorie successivamente. Questa situazione da origine a una dieta a effetto yo-yo, quelle diete dove c'è una rapida perdita di peso seguita da un recupero di chili.

Lo stress fa ingrassare: stress e perdita di peso non vanno molto d'accordo, questa risposta psicofisica favorisce infatti un tipo di alimentazione emotiva. Quando si usa il cibo per far fronte alle emozioni che abbiamo difficoltà a tollerare, l'organismo assimila gli zuccheri in maniera differente. Nel corso di alcuni studi si è osservato che in caso di stress l'organismo altera il metabolismo riducendo il consumo di zuccheri ed incrementa l'immagazzinamento.

Genetica e obesità: esistono alcune persone che presentano il gene OB, noto anche come gene dell'obesità, che contribuisce a dare una sensazione continua di fame. Altre hanno invece un'alterazione nel gene UCP2, un gene che altera il metabolismo. Si tratta di individui che hanno un rischio maggiore di soffrire di sindrome metabolica. Se non si riesce a dimagrire, in alcuni casi, la colpa potrebbe essere effettivamente dei geni. Nella maggior parte dei casi la colpa è però delle famiglie e delle scelte alimentari che i genitori fanno per i propri figli. Se un bambino mangia male e troppo, con molta probabilità continuerà farlo anche da grande.

Aumento di peso indotto dai farmaci: non sono pochi i medicinali che possono influire sul peso. Tra i vari farmaci troviamo gli antistaminici e gli antinfiammatori con cortisone ma non solo, un leggero aumento di peso lo si può riscontrare anche con l'assunzione di antidepressivi, neurolettici e antiepilettici. Per quanto riguarda i contraccettivi moderni, le ragazze possono stare tranquille perché la pillola anticoncezionale non fa ingrassare. Ci sono poi dei casi dove non è il farmaco utilizzato per trattare la patologia ma è la malattia in se che favorisce l'accumulo dei chili, per esempio nel diabete di tipo 2 il metabolismo porta ad accumulare più che a smaltire.

Attività fisica e perdita di peso: quando si vuole dimagrire, il controllo delle calorie è importante, altrettanto importante è però l'attività fisica. Basterebbe camminare per almeno 30 minuti consecutivi al giorno, o 45 minuti di camminata svelta tre volte la settimana, per vedere scendere l'ago della bilancia. Se si vogliono dei risultati permanenti, non bisogna però limitarsi a seguire questi consigli per qualche settimana all'anno, magari prima della prova costume, bisogna avere costanza nell'arco di tutta la vita.


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