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Cura epatite C per prevenire cirrosi e tumori

Cura epatite C

Esistono dei farmaci di ultima generazione per la cura dell'epatite C che, nel 70-75 per cento dei casi, eliminano il virus prevenendo la degenerazione in cirrosi e tumori. Anche se l'Italia è il paese europeo con più malati di epatite C, Antonio Gasbarrini, presidente della Fondazione Ricerca in Epatologia, spiega che l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) non ha ancora definito i criteri di rimborsabilità e, di conseguenza, nel nostro paese non sono ancora disponibili questi farmaci che potrebbero salvare migliaia di vite. Di epatite C si è parlato in questi giorni a Roma in occasione del convegno organizzato da Alleanza contro l'epatite (Giugno 2012).

In Italia ci sono circa 1,5 milioni di portatori cronici (individui sostanzialmente guariti dalla malattia infettiva conclamata che continua ad eliminare il microrganismo patogeno per lungo tempo, anche tutta la vita) di epatite C, di questi poco più di un terzo sono affetti da cirrosi epatica. Se si considera che in tutta Europa i casi di epatite C sono circa 4 milioni, si capisce la rilevanza della patologia nel nostro paese. Gli esperti si lamentano quindi delle lungaggini burocratiche per la regolamentazione della nuova classe di farmaci cosiddetti "inibitori della proteasi" già disponibili in numerosi paesi come: Germania, Spagna, Inghilterra, ecc..

Ogni anno in Italia ci sono circa 20 mila decessi causati da cirrosi e tumore epatico. Le spese, dirette e indirette, per curare un malato di epatite cronica sono notevoli: si va da un minimo di 300 euro al mese nei casi più "semplici" per arrivare a 550 euro in caso di cirrosi, 1300 in caso di tumore e ben 1450 se c'è la necessità di un trapianto di fegato (circa il 50 per cento di tutti i trapianti di fegato sono causati dal virus dell'epatite C). Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato, evidenzia quindi l'importanza della prevenzione che si potrebbe mettere in pratica anche attraverso l'uso degli inibitori della proteasi.

Gli esperti concludono spiegando che, al di la dell'importanza dei nuovi farmaci nella lotta all'epatite C, è importante prevenire il contagio. L'attenzione alla prevenzione dovrebbe essere alta durante tutto l'anno ma nel periodo estivo i rischi possono aumentare. In estate, per esempio, si tende a mangiare di più fuori casa con la possibilità di contrarre l'epatite A da cibi contaminati, in vacanza aumentano poi le situazioni di rapporti occasionali che aumentano il rischio di epatite B e C. Un ulteriore pericolo potrebbe poi arrivare dai tatuaggi fatti in condizioni igieniche non adeguate, come per esempio in spiaggia. Come per altre malattie sessualmente trasmissibili i rapporti protetti evitano qualsiasi rischio, per quanto riguarda invece i tatuaggi bisogna pretendere che l'operatore utilizzi materiale usa e getta o perfettamente sterilizzato. Se una volta rientrati dalle vacanze si avvertono debolezza o astenia è opportuno contattare il proprio medico e, se è il caso, fare un test delle transaminasi per verificare eventuali danni al fegato.

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