Depressione, si cura ricaricando il cervello con la corrente

Depressione, si cura ricaricando il cervello con la corrente

Le forme più gravi di depressione e quelle che non rispondono ai farmaci possono essere curate con degli impulsi elettrici a bassa intensità. Questa nuova terapia per la depressione è il risultato di uno studio, coordinato dal professor Alberto Priori dell'Università di Milano, condotto presso il Centro Clinico per la Neurostimolazione del Policlinico Mangiagalli e Regina Elena. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Journal of Affective Disorders (Marzo 2009).

Le basi di questa terapia risalgono al 1998 quando il professor Priori descrisse per la prima volta una metodica di modulazione non invasiva dell'attività cerebrale denominata Stimolazione transcranica con correnti dirette (transcranial Direct Current Stimulation - tDCS). Gli esperti evidenziano che la tDCS non ha niente a che vedere con l'elettroshock dove una corrente elettrica attraversa il cervello provocando crisi simili a quelle dell'epilessia. Nella tDCS si applicano due elettrodi sulla cute del cranio collegati a un dispositivo simile a una pila che, per alcuni minuti, rilascia una corrente continua di bassa intensità (1-2 mA).

Per il momento la terapia è stata sperimentata su 15 pazienti con un'età compresa tra 37 e 67 anni. Tutti sono stati sottoposti al trattamento due volte al giorno per cinque giorni consecutivi. Il risultato è stato un marcato miglioramento dei sintomi, che perdurava per ore dopo l'interruzione della corrente, senza che il soggetto percepisse alcuna sensazione.

Gli esperti spiegano che in Italia ci sono circa 5 milioni di malati di depressione, del totale, però, il 30 per cento è colpito da forme molto gravi che non rispondono ai farmaci antidepressivi e spesso sono pazienti ad elevato rischio di suicidio. La stimolazione transcranica potrebbe essere una valida cura per questi pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali.

La dottoressa Roberta Ferrucci, ricercatrice presso il Centro per la Neurostimolazione, spiega che questa metodica, pur essendo ancora in una fase sperimentale, vista la sua semplicità ed efficacia potrebbe essere utilizzata nel prossimo futuro come terapia coadiuvante nella depressione grave in ambiente ospedaliero o ambulatoriale.

Il professor Carlo Altamura, direttore di Psichiatria al Policlinico, sottolinea che la tDCS potrà avere anche delle ricadute pratiche sui costi del servizio sanitario nazionale. In quei pazienti colpiti da forme depressive resistenti ai farmaci si effettuano mediamente, senza successo, tre tentativi consecutivi di trattamento con medicinali differenti e la loro gestione clinica è spesso complessa e necessità di un'assistenza da parte di équipe specializzate in ambienti ospedalieri.

Ora la tDCS verrà sperimentata su un campione più ampio di pazienti, se gli effetti saranno confermati si avrà a disposizione una terapia efficace per la cura di quei pazienti colpiti dalla malattia e che spesso, a buon diritto, rifiutano gli attuali trattamenti disponibili perché troppo invasivi e traumatici.

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