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Rallentato l'invecchiamento delle cellule - L'invecchiamento delle cellule potrebbe essere rallentato preservando negli anni la salute degli organi

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Rallentato l'invecchiamento delle cellule

Rallentato l'invecchiamento delle cellule

L'invecchiamento delle cellule potrebbe essere rallentato preservando negli anni la salute degli organi. Un gruppo di ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine di New York, coordinati dalla Dottoressa Ana Maria Cuervo, per il momento sono riusciti a creare in laboratorio dei topi transgenici con un fegato che non invecchia, o meglio, con un processo di invecchiamento rallentato. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine (Agosto, 2008).

Secondo alcuni studi, uno dei fattori che influenzano l'invecchiamento delle cellule sono le proteine "scorie" che non si riescono ad espellere. Ana Maria Cuervo spiega che sono riusciti a trovare il modo di espellere le proteine usate dalle cellule rallentando di conseguenza il processo di invecchiamento. Questo processo di espulsione viene svolto naturalmente dall'organismo ma, con il passare degli anni, diventa meno efficace e le cellule invecchiano.

Le cellule sintetizzano continuamente nuove proteine, a volte vengono usate per un solo compito e poi vengono eliminate, un processo che permette alle cellule di rispondere rapidamente ad ogni nuova necessità. Fra i vari compiti le cellule devono anche controllare la distruzione delle proprie proteine assicurandosi di eliminare solo quelle che non sono più necessarie, la piccola proteina ubiquitina ha un ruolo centrale in questo meccanismo. L'ubiquitina si lega alle proteine inutili, segnalando alla cellula che sono pronte per essere degradate. Come spiegato sopra però, con il passare del tempo questo processo perde la sua efficienza.

Nella prima fase dello studio i ricercatori hanno fatto crescere dei topolini caratterizzati da due mutazioni genetiche: la prima ha il compito di regolare naturalmente il processo di espulsione delle proteine non più necessarie mentre la seconda ha il compito di attivare la prima mutazione attraverso la dieta delle cavie. Successivamente i ricercatori hanno atteso fino al sesto mese di vita dei topolini, quando inizia la fase di declino del processo metabolico cellulare, per attivare i due geni.

Quando i topolini hanno raggiunto i 22-26 mesi di vita, corrispondenti agli 80 anni di un uomo, i ricercatori hanno condotto alcune analisi sulle cavie. Il risultato è stato sorprendente, le cellule del fegato erano efficienti come quelle di topolini di pochi mesi di vita.

Saranno sicuramente necessari ulteriori studi ma i risultati ottenuti fino ad ora sono molto promettenti, inoltre, secondo i biologi, il risultato ottenuto con il fegato in futuro potrebbe essere ottenuto anche in altri organi come cuore e polmoni ma non solo, si ipotizza sia applicabile anche al cervello con importanti benefici nella prevenzione delle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.

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