UniversONline.it

Epatite C: contagio, diagnosi e cura - L'epatite C, una malattia infettiva causata dal virus HCV, in Italia è presente in più di 1 mln di persone

Continua
Universonline su Facebook

Epatite C: contagio, diagnosi e cura

L'epatite C, una malattia infettiva causata dal virus HCV, in Italia è presente in più di 1 mln di persone (a livello europeo il nostro paese registra il più alto tasso di incidenza). La prima arma per combattere l'epatite C è la prevenzione.

Contagio

Epatite C: contagio, diagnosi e cura

Il virus HCV si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto e, poiché non esiste un vaccino, è importante evitare comportamenti e pratiche a rischio. Prima che fossero disponibili test di screening per l'HCV, l'infezione era principalmente trasmessa dalle trasfusioni di sangue o da prodotti ematici contaminati. Attualmente i controlli su donazioni di sangue ed emoderivati nonché l'impiego di materiale monouso hanno pressoché azzerato queste modalità di contagio.

Allo stato attuale i fattori di rischio sono altri, alcune procedure che possono provocare il contagio sono: piercing e tatuaggi eseguiti in luoghi non idonei, trattamenti estetici eseguiti con materiali non monouso e non sterilizzati, cure odontoiatriche eseguite in ambiti non idonei, interventi ambulatoriali di piccola chirurgia, esami endoscopici eseguiti con materiale non sterilizzato adeguatamente, e lo scambio di siringhe tra i tossicodipendenti.

La trasmissione sessuale di epatite C è rara ma non impossibile. Se in coppie stabili e monogame il contagio è virtualmente assente, vi è una possibilità di contagio in caso di attività sessuali con partner multipli e concomitante assenza di precauzioni (uso del preservativo). L'HCV non si trasmette attraverso baci, carezze, condividendo gli stessi spazi o tossendo.

Nei viaggi il rischio di contrarre l'epatite C c'è solo se si adottano dei comportamenti inadeguati. Non esiste un insetto vettore o un animale ospite dell'HCV. Gli accorgimenti da avere in viaggio sono gli stessi che si devono avere in Italia. Se nel nostro paese siamo però tutelati grazie alle norme sull'igiene in viaggio bisogna stare molto più attenti ed quindi opportuno non adottare comportamenti inadeguati come l'utilizzo di aghi o siringhe contaminati, agopuntura, piercing e tatuaggi. Un incidente o un'emergenza medica che richieda una trasfusione di sangue può rappresentare un rischio di infezione se il sangue non è stato screenato per HCV. Inoltre i viaggiatori di organizzazioni umanitarie possono essere esposti a sangue infetto o ad altri fluidi corporei durante le attività di cura.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi l'infezione non provoca sintomi per molti anni e la diagnosi può avvenire solo attraverso specifici esami del sangue, proprio per questo motivo la maggior parte delle persone infette ignora di esserlo. Alcuni sintomi che possono presentarsi sono: fatica, perdita di appetito, nausea e vomito, febbre, debolezza, leggeri dolori addominali. Uno dei primi campanelli d'allarme a cui fare attenzione, rilevabile attraverso le analisi del sangue, è il livello di transaminasi. Se questo livello è alterato è opportuno che il medico valuti delle analisi più approfondite.

Effetti

L'epatite C causa danni al fegato nel lungo termine; ad esempio la cirrosi. Generalmente i danni seri al fegato non si presentano se non dopo 10-40 anni dopo l'infezione. In presenza di epatite C possono presentarsi anche altre sintomatologie come ad esempio il tiroidismo.

Cura e prevenzione

Un vaccino per l'epatite C è ancora in fase di studio, a tutt'oggi le uniche misure realmente efficaci per prevenire il contagio sono rappresentate dall'osservanza delle norme igieniche generali, dalla sterilizzazione degli strumenti usati per gli interventi chirurgici e per i trattamenti estetici, nell'uso di materiali monouso e nella protezione dei rapporti sessuali a rischio.

Per quanto riguarda la cura ci sono invece stati enormi progressi. La diagnosi precoce e le cure mirate a secondo del paziente possono portare alla guarigione nel 70-90 per cento dei casi, contro il 20 per cento di soli pochi anni fa. Purtroppo solo una parte dei pazienti con infezione cronica da virus HCV viene riconosciuta e trattata. Non tutti i pazienti dopo la diagnosi possono cominciare la terapia perché l'infezione potrebbe ormai essere in uno stadio avanzato. La diagnosi precoce ha quindi un ruolo chiave perché rilevare la presenza dell'HCV quando ancora la malattia è in uno stadio iniziale, una fase che permette di intervenire ed evitare danni futuri della funzione epatica.

Attualmente, almeno in una parte dei pazienti, si può bloccare l'infezione cronica da HCV mediante una terapia che prevede la somministrazione contemporanea di Interferone Pegilato (Peg-IFN) e Ribavirina. In fase di sperimentazione ci sono però delle alternative terapeutiche con una tollerabilità maggiore, molto più maneggevoli (minor numero di compresse e terapia di durata minore) e con degli effetti collaterali molto inferiori. Oggi esistono inoltre dei farmaci (dai costi però molto elevati), presenti Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, in grado di guarire le persone con epatite C nel 95 per cento dei casi. L'auspicio è che entro il 2020 si possa disporre di terapie attive su tutti i genotipi, senza bisogno d'impiegare l'Interferone Pegilato, con un costo accessibile a tutti.

Approfondimenti e Pubblicazioni Scientifiche relative all'Epatite C


Condividi questa pagina

Invia pagina

Cerca nel sito

Se non hai trovato quello che ti serve, o vuoi maggiori informazioni, utilizza il motore di ricerca

Seguici sui Social Network

Universonline su Facebook