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Infezione dopo parto cesareo per una donna su 10

Infezione dopo parto cesareo

Il ricorso al parto cesareo, viste anche le possibili complicazioni, dovrebbe essere un evento straordinario e, salvo casi particolari, il parto naturale è da preferire. I dati di un recente studio evidenziano che, in media, il 10 per cento delle donne che partoriscono con il cesareo incorrono in un'infezione legata all'intervento. La ricerca della Health Protection Agency and Imperial College di Londra è stata pubblicata sull'International Journal of Obstetrics and Gynaecology (Risk factors for surgical site infection following caesarean section in England: results from a multicentre cohort study - Agosto 2012).

In Gran Bretagna circa il 25 per cento delle nascite avvengono con il taglio cesareo, in Italia la percentuale è ancora più alta e si supera il 33 per cento (si è passati dal 12 per cento del 1980 al 33,2 per cento del 2000). Se un tempo si ricorreva al parto cesareo in un numero limitato di casi (parti gemellari, donne con diabete, donne con ipertensione, ecc.) con il passare degli anni si è assistito ad un generale aumento di "medicalizzazione" della gravidanza, una tendenza che, viste le possibili complicazioni, non danneggia solo le mamme ma anche i figli. Possibili complicazioni del parto cesareo possono coinvolgere indirettamente anche i neonati, una neo mamma non in perfette condizioni di salute non riesce a prestare le dovute cure nei primi giorni di vita e potrebbe inoltre avere dei problemi nell'allattamento, una fase non sempre facile anche in quelle mamme che partoriscono naturalmente.

Per condurre lo studio gli esperti hanno esaminato i dati di 4.107 donne sottoposte a taglio cesareo, in una struttura del sistema sanitario nazionale inglese, tra aprile e settembre 2009. Del totale, 394 (quasi il 10 per cento) hanno sviluppato un'infezione. Sebbene nella quasi totalità dei casi l'infezione è stata considerata "lieve", in un 5 per cento dei casi le infezioni erano abbastanza gravi e nel 7 per cento riguardavano problemi agli organi interni (in particolar modo l'endometrio). La dottoressa Catherine Wloch, prima autrice dello studio, spiega che il numero ridotto di infezioni gravi non deve trarre in inganno. Quel 5 per cento, considerato l'elevato numero di donne sottoposte a taglio cesareo, rappresenta un notevole costo per il sistema salute.

Dall'analisi dei dati emerge come alcune donne siano più soggette ad infezione, il rischio è maggiore di 2,4 volte nelle gestanti considerate obese e di 1,4 volte in quelle in sovrappeso. Anche la fascia d'età influisce, chi ha meno di 20anni ha il doppio delle probabilità rispetto a chi ha tra i 25 e i 30anni.

Ridurre i tassi di infezione in sala operatoria dopo un cesareo dovrebbe essere una priorità per tutto il sistema, questo lo si potrebbe ottenere con un migliore monitoraggio insieme a un uso maggiore degli antibiotici. Bisognerebbe poi informare correttamente quelle donne che decidono di ricorrere al taglio cesareo anche in assenza di motivi medici. In particolari casi, per esempio in quelle donne colpite da tocofobia (paura del parto che genera il panico), bisognerebbe anche prevedere un supporto psicologico in preparazione del parto.


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