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Ecstasy, alterazioni del cervello simili ad Alzheimer

Ecstasy: alterazioni del cervello simili ad Alzheimer

L'ecstasy provoca nel cervello delle alterazioni cellulari che danneggiano le capacità di apprendimento e della memoria, un danno simile a quello causato dall'Alzheimer. Questa è la conclusione di una ricerca, durata due anni, coordinata da Carla Busceti presso il Neuromed, l'Istituto Neurologico Mediterraneo di Pozzilli (Isernia). I risultati dello studio sono stati pubblicati online sul Journal of Neuroscience (Marzo 2008).

In base ai risultati ottenuti in laboratorio, basterebbe una sola pasticca di ecstasy per provocare delle alterazioni cellulari paragonabili a quelle causate da malattie associate alla demenza come ad esempio l'Alzheimer.

I ricercatori italiani hanno inizialmente esaminato diversi studi clinici internazionali che mettevano in evidenza l'esistenza di deficit cognitivi in soggetti che facevano uso di ecstasy. L'ecstasy (metilendiossimetanfetamina), identificata anche con la sigla MDMA, è un derivato della metanfetamina il cui consumo nei paesi a più alto sviluppo economico è in continuo aumento dagli inizi degli anni ottanta. In numerosi studi, grazie all'uso di strumenti come la Risonanza Magnetica funzionale e l'Elettroencefalogramma, si è potuto osservare che le persone che assumevano l'ecstasy presentavano delle anomalie celebrali, alterazioni che non venivano riscontrate nel gruppo di controllo che non facevano uso di droghe.

Nella seconda fase dello studio si sono invece esaminati gli effetti di un quantitativo di ecstasy paragonabile a quello che i giovani potrebbero assumere in una sera in discoteca, una pasticca da 120 milligrammi. In questa fase della ricerca sono stati utilizzati alcuni topolini ai quali è stato somministrato, per sei giorni, l'equivalente del quantitativo di ecstasy che i giovani assumono in una sera. Successivamente si è esaminato cosa era avvenuto nel cervello. I risultati hanno mostrato che anche una sola pasticca era sufficiente a provocare alterazioni cellulari nelle aree cerebrali che controllano la memoria, inoltre, più le dosi di ecstasy somministrate sono maggiori e prolungate nel tempo, più aumentano i danni cerebrali.

Carla Busceti spiega che analizzando i topolini si è osservata un'alterazione nella struttura che sostiene la cellula, chiamata citoscheletro. Il citoscheletro è composto da proteine organizzate in una struttura molto ordinata, ma l'ecstasy agisce modificando una di queste proteine, chiamata Tau. La conseguenza è che la struttura che sostiene la cellula si altera e comincia ad aggregarsi all'interno della cellula formando grovigli del tutto simili a quelli che sono nel cervello delle persone colpite da demenza. La ricercatrice, continuando nella spiegazione degli effetti dell'ecstasy, evidenzia che le alterazioni sono localizzate in praticolar modo nell'area del cervello addetta al controllo della memoria e dell'apprendimento, un'area chiamata ippocampo.

Con l'assunzione di una pasticca di ecstasy, si è osservato che le alterazioni erano transitorie e reversibili. Lo stesso si è osservato quando la somministrazione si prolungava per sei giorni, in questo caso però gli effetti permanevano nelle cavie per un tempo più lungo. I ricercatori evidenziano che il problema principale è nel comprendere fino a che punto questi effetti rimangono reversibili, ci potrebbe essere una soglia superata la quale gli effetti potrebbero non essere più reversibili. Inoltre, un altro dubbio sollevato dai ricercatori riguarda anche i casi di reversibilità, ci potrebbero essere delle conseguenze che si potrebbero riscontrare solo sul lungo periodo.

Sebbene ci siano ancora dei punti oscuri che si spera potranno ricevere delle risposte nel proseguimento dello studio, i ricercatori evidenziano che non ci sono dubbi sugli effetti negativi dell'ecstasy. E' plausibile pensare che le persone che assumono le pasticche di ecstasy ripetutamente, ma anche in un singolo episodio occasionale, possano andare incontro a serie riduzioni della memoria e delle capacità di apprendimento.


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