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Diabete, un aiuto da un farmaco per l'ipertensione - Un farmaco già noto e disponibile sul mercato per curare l'ipertensione arteriosa è risultato efficace anche nella terapia contro il diabete

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Diabete, un aiuto da un farmaco per l'ipertensione

Diabete e farmaco per l'ipertensione

Un farmaco già noto e disponibile sul mercato per curare l'ipertensione arteriosa è risultato efficace anche nella terapia contro il diabete. Secondo i dati di uno studio, questo farmaco è in grado di ridurre del 14 per cento le morti dovute alla forma più diffusa di diabete, quello di tipo 2. Un abstract dello studio è stato pubblicato in anteprima sull'edizione on line di Lancet di questa mattina (02/09/2007) dopo che i risultati sono stati illustrati al congresso della Società Europea di Cardiologia che si sta svolgendo a Vienna in questi giorni. I dettagli dello studio verranno pubblicati anche nell'edizione cartacea di sabato 8 settembre 2007.

Quest'importante scoperta è stata fatta nell'ambito dello studio Advance, un'indagine che ha visto la partecipazione di 215 centri di Asia, Australia, Europa e Nord America e che ha coinvolto 11.140 malati di diabete di 20 Paesi, Italia compresa. Se si considera che il diabete colpisce nel mondo circa 246 milioni di persone, 3 milioni solo nel nostro Paese, questo farmaco potrebbe diventare un vero e proprio salva vita destinato a mutare radicalmente la lotta a questa patologia.

Il prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica di Cardiologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna di Ferrara e primo italiano Presidente Eletto della Società Europea di Cardiologia, commenta positivamente i dati presentati in occasione del congresso. Il prof. Ferrari evidenzia che l'uso di questo farmaco potrebbe diventare una vera e propria salvezza per milioni di malati, le malattie cardiovascolari rappresentano infatti le maggiori complicanze del diabete di tipo 2 e sono la più frequente causa di morte per questi pazienti (50-80 per cento). Trattando i diabetici del nostro Paese con questa associazione fissa, si potrebbero salvare nei prossimi cinque anni ben 40.000 persone.

Il prof. Stephen MacMahon, dell'Institute for International Health della University of Sydney (Australia), coautore dello studio, spiega che è stato dimostrato che questo trattamento riduce di quasi un quinto il rischio di morire per complicazioni legate al diabete senza avere effetti collaterali, un'importante scoperta che si spera abbia delle importanti ripercussioni sulle linee guida, la pratica clinica e le politiche sanitarie.

Il farmaco al centro dello studio Advance è un'associazione fissa di Indapamide e Perindopril, un ACE inibitore autorizzato fino al 2002 per il trattamento dell'ipertensione arteriosa e dell'insufficienza cardiaca congestizia, a inizio 2003 l'autorizzazione è stata estesa con alcune modifiche.

Il prof. Ferrari spiega che i risultati ottenuti sono estremamente favorevoli e particolarmente importanti visto che possono essere immediatamente applicati nella pratica clinica. L'esperto spiega che lo studio è stato condotto in condizioni del tutto simili a quelle reali. I pazienti coinvolti erano già secondo il meglio delle terapie disponibili, come da indicazioni delle più recenti linee guida, ed i medici sperimentatori erano liberi di scegliere l'approccio terapeutico più appropriato, al quale aggiungere in cieco il farmaco in studio oppure il placebo.

In Italia si stima che i malati di diabete siano circa 3 milioni, un terzo dei quali non sa di esserlo. Il 3-4 per cento è affetto dal diabete mellito di tipo1, che colpisce i più giovani, il resto dal diabete di tipo 2, che colpisce prevalentemente dopo i 45 anni. Questo farmaco, già in uso e rimborsato nel nostro Paese, potrebbe salvare la vita di migliaia di persone, inoltre, il professor Ferrari evidenzia che può essere prescritto anche dal medico di famiglia.

Che cos'è il diabete ?

Il diabete è la più comune tra le malattie metaboliche ed è caratterizzata da una condizione d'iperglicemia, in altre parole un aumento del glucosio nel sangue.

Nelle società industrializzate questa patologia è in aumento. Le abitudini alimentari non corrette e la sedentarietà, sono due delle cause di questo aumento.

Il diabete esordisce in modo diverso a seconda del tipo.

Il diabete di I tipo colpisce soggetti al di sotto dei 40 anni, con un picco d'incidenza intorno ai 14 anni. Questa forma di diabete è secondaria alla distruzione delle cellule produttrici d'insulina, le cellule beta pancreatiche. Il processo distruttivo avviene quasi certamente su base autoimmunitaria, favorito da un fattore ambientale, spesso un'infezione virale. I sintomi compaiono improvvisamente, con sete sfrenata, aumento della diuresi, aumento dell'appetito non accompagnato da incremento del peso bensì da una riduzione del peso corporeo. Presenza di una condizione di chetoacidosi. Caratteristica di questi pazienti è un rapporto glucagone/insulina alterato con elevati livelli di glucagone e ridotti o assenti livelli d'insulina.

Il diabete di II tipo, esordisce di solito dopo i 40 anni, e la diagnosi spesso è fatta casualmente nel corso di un'indagine di laboratorio dove si riscontra una glicemia sopra la norma. Frequentemente sono pazienti in soprappeso. I valori insulinemici sono normali o aumentati, ma è presente una resistenza periferica all'azione insulinica. Manca la chetoacidosi caratteristica del I tipo, mentre si manifesta un iperosmolarità plasmatica, secondaria a diuresi aumentata, conseguente ad una glicemia costantemente elevata. Il non riequilibrio dei liquidi persi può portare al coma iperosmolare.


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