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Cibus, il salone internazionale dell'alimentazione

Cibus: salone internazionale dell'alimentazione

Dal 4 fino al 7 maggio a Parma si terrà il Salone internazionale dell'alimentazione CIBUS 2006, una manifestazione che punta a superare il record dell'edizione del 2004. Federalimentare e Fiere di Parma anche quest'anno hanno confermato la partnership per un ulteriore rafforzamento in Italia e nel mondo di Cibus: luogo ideale per un settore in crescita come il food italiano.

Mentre l'industria italiana nel suo complesso stenta a riprendersi, il comparto alimentare ritrova le sue qualità anticicliche. Nel 2005 crescono i consumi alimentari e la produzione. In salita anche le esportazioni, che superano quota 15 miliardi di euro. Buone le performance nei mercati emergenti, quali Russia e Turchia, ma anche in quelli tradizionali, come Gran Bretagna e Stati Uniti

Anche quest'anno CIBUS si conferma come la vetrina più prestigiosa del Made in Italy alimentare, uno dei settori di punta dell'economia italiana. E Parma diventa il luogo ideale per chi vuole conoscere tutte le più recenti novità del food del nostro Paese. E' quanto emerge dalla conferenza stampa di presentazione di CIBUS 2006 (4-7maggio), organizzata da Federalimentare e Fiere di Parma.

"Con le oltre 2400 aziende alimentari presenti - dichiara il Presidente di Federalimentare, Luigi Rossi di Montelera - la tredicesima edizione di CIBUS si conferma come l'appuntamento fieristico di gran lunga più importante del settore. E' ormai una risorsa preziosa del sistema alimentare italiano, oltre che un'esperienza consolidata, costruita nel corso del tempo da Federalimentare insieme alle Fiere di Parma, alle autorità locali ed agli enti nazionali competenti. La posizione di Parma è strategica e difficilmente sostituibile, poiché si trova al centro di un bacino agroalimentare unico in Italia e in Europa ed è inoltre sede dell'Authority europea per la sicurezza alimentare. Nell'interesse dell'economia del Paese e della filiera agroalimentare, primo settore produttivo italiano, contiamo perciò di valorizzare ulteriormente Parma, in collaborazione con Fiere di Parma, nostro partner nella realizzazione di CIBUS, in alleanza con altre iniziative fieristiche leader in alcuni settori".

La conferenza stampa di presentazione della manifestazione è stata anche l'occasione per presentare un primo bilancio dell'andamento dell'industria alimentare nel 2005. Secondo i dati Federalimentare, il fatturato dell'anno scorso è stato pari a 107 miliardi di euro (+1,9%): in crescita rispetto all'anno precedente, quando il fatturato era stato di 105 miliardi di euro. I primi quattro settori rimangono il lattiero caseario (14,1 miliardi di euro), il dolciario (11,2 miliardi di euro), il vinicolo (7,6 miliardi di euro) e la trasformazione della carne (7,5 miliardi di euro).

"Sono dati significativi - spiega Luigi Rossi di Montelera - che mettono in luce il buono stato di salute dell'industria alimentare italiana e le sue doti anticicliche. Dopo le difficoltà del 2004, il 2005 è stato contraddistinto da una serie di segnali positivi: dal rilancio dei consumi alimentari all'incremento della produzione. Senza dimenticare la crescita generale dell'export, sia verso i mercati emergenti, a cui a sta dedicando particolare attenzione Federalimentare, sia verso i clienti tradizionali dei prodotti italiani, quali Germania e Stati Uniti. L'alimentare si conferma sempre di più come il secondo comparto dell'industria manifatturiera del nostro Paese, dietro il metalmeccanico, e riserva ancora ampi margini di crescita".

La produzione del sistema alimentare ha chiuso l'anno con un aumento del +0,9%: un risultato migliore rispetto al modesto +0,5% con cui si era chiuso il 2004. Ma il 2005 ha portato a casa qualcosa di più in termini di ripresa del trend reale di attività del settore. I giorni lavorati nel 2005 sono stati 252: quattro in meno rispetto all'anno precedente. A parità di giornate lavorative, c'è stato così un aumento 2005 di produzione del settore pari a +1,7%. Non è una crescita marginale ed appare tanto più significativa se si pensa che, l'anno prima, il settore aveva subito, sempre con i dati "corretti", una variazione negativa (-0,5%).

Discorso nettamente diverso per l'industria nel suo complesso: che ha segnato una variazione produttiva di segno negativo (-1,9%), che si attenua leggermente in termini "corretti". Essa, comunque, dopo un triennio (2001-2003) di cali produttivi, e dopo la stagnazione 2004, che sembrava premonitrice di una inversione di ciclo, ha mostrato un nuovo cedimento nel 2005. Nel periodo 2004-2005, il differenziale tra i trend di produzione alimentare e del totale industria è di circa 3 punti. Se si allarga l'orizzonte temporale (2000-2005), il differenziale cresce notevolmente, superando i 13 punti.

Il recupero della produzione? Merito della crescita dei consumi delle famiglie (+3%) e...
Ma da cosa dipende questa ripresa della produzione? In primo luogo dal recupero dei consumi alimentari. Secondo i dati Ismea-Ac Nielsen la serie dei segni negativi dei consumi alimentari era cominciata negli ultimi mesi del 2003 ed era durata per tutto il 2004. Nel 2005 la situazione è cambiata: il primo trimestre 2005 aveva recato un leggero segnale di inversione di tendenza, con +0,3% in quantità rispetto allo stesso periodo 2004, e il secondo trimestre aveva registrato un +3,2%. Il terzo trimestre ha recato, infine, un nuovo aumento del +1,5%, che segna un consolidamento del recupero in atto. I consumi alimentari 2005 dovrebbero segnare a consuntivo un progresso in quantità prossimo al +2% ed in valore al +3%.

"Va ricordato però - precisa il Presidente di Federalimentare - che l'aumento dei consumi rappresenta sostanzialmente un recupero delle posizioni precedenti, dopo i cali del 2004. Non bisogna dimenticare inoltre che è continuata l'erosione dei prezzi alla produzione alimentare, mantenendo, seppure in misura minore rispetto al 2004, la forbice tra andamento dei prezzi alla produzione e al consumo del settore. Il che dimostra capacità di reazione alla riflessività del mercato non del tutto omogenee, da parte dei vari segmenti della filiera. Al di là del positivo andamento della produzione, la redditività del settore ha continuato perciò a comprimersi, creando difficoltà, soprattutto alle piccole aziende".

... e dell'export (+3,4%), mentre l'import rimane stabile.
Anche le esportazioni hanno giocato un ruolo significativo nella ripresa dell'industria alimentare. Secondo le stime di Federalimentare, l'export nel 2005 è stato di 15,1 miliardi di euro (+3,4%), confermando il trend 2004, quando il valore delle esportazioni era stato di 14,6 miliardi di euro. L'import è rimasto sostanzialmente stabile, a quota 12,7 miliardi di euro. (+0,0%). Notevole quindi la crescita del saldo positivo della bilancia commerciale che ha raggiunto quota 2,4 miliardi (+26,3%).

Entrando nel dettaglio delle esportazioni, i comparti più dinamici stati il "saccarifero" (+16,8%), gli "oli e grassi" (+13%) e il "caffè" (+11,4%). Buone le performance dell'ittico (+7,1%), delle acque minerali e del vino (entrambi col + 3,7%) e della pasta (+3,5%). Per quanto riguarda i Paesi, i trend più brillanti sono stati quelli di Russia (+34,5%) e Turchia (+32,5%), anche se rappresentano quote ancora modeste rispetto ai maggiori sbocchi commerciali. E l'Unione Europea? Il mercato della Comunità a 25 continua a essere largamente preponderante, con quasi 2/3 dell'intero export nazionale di settore (64,2%). In crescita le esportazioni verso la Spagna (+8,1%) e il Regno Unito (+7,1%), mentre Francia e Germania registrano un incremento contenuto, rispettivamente del +1,1 e +1,9%. Infine, nonostante la penalizzazione del cambio, è stato significativo l'aumento dell'export nei mercati degli USA (+8,4%) e del Canada (+7,2%). Debole, invece, uno dei clienti abituali del food&beverage italiano, il Giappone (-2,1%).


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