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Togliere le tonsille e le adenoidi aumenta il rischio di malattie

Tonsillectomia e adenoidectomia

Tonsillectomia e adenoidectomia, due interventi di routine per togliere le tonsille e le adenoidi, potrebbero non essere sempre necessari e in alcuni casi addirittura controproducenti. Anche se molto meno rispetto al passato, ancora oggi la rimozione di questi organi nei bambini è uno degli interventi più frequenti. Si tratta di un'operazione abbastanza semplice e veloce che in alcuni casi si rivela necessaria anche per i pazienti adulti. Le attuali linee guida suggeriscono di rimuovere le tonsille solo se, nell'arco di un anno, si verificano nel paziente 5 o più tonsilliti (tonsillite cronica o ricorrente), se si ripetono episodi di ascessi peritonsillari o se queste piccole strutture ai lati della bocca assumono dimensioni tali (tonsille gonfie) da interferire con la respirazione. Per quanto riguarda le adenoidi, salvo rari casi, è necessario aspettare, a volte con l'aiuto di specifiche terapie utili per migliorare la qualità della vita, perché con il passare dell'età si riducono spontaneamente (verso i 7 anni ha inizio un processo involutivo).

Se non si presentano le condizioni sopraccitate, alla luce dei risultati di diverse ricerche, il consiglio è quello di non asportare adenoidi e tonsille. Uno studio, pubblicato sul Journal of the American Medical Association Otolaryngology Head and Neck Surgery (Association of Long-Term Risk of Respiratory, Allergic, and Infectious Diseases With Removal of Adenoids and Tonsils in Childhood - Doi: 10.1001/jamaoto.2018.0614), conferma questa tesi e conclude che senza questi due organi si incrementa il rischio, in alcuni casi anche del doppio o del triplo, di sviluppare malattie, allergie e infezioni dell'apparato respiratorio.

Alla ricerca hanno preso parte alcuni studiosi del Dipartimento di Biologia dell'Università di Copenaghen (Danimarca), del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica presso l'Università di Yale (USA) e dell'Università di Melbourne (Australia). Complessivamente sono stati analizzati i dati di 1.189.061 bambini, nati in Danimarca tra il 1979 e il 1999, seguiti fino al compimento del decimo anno di vita e, in alcuni casi, fino al trentesimo anno. Del totale, 11.830 sono stati sottoposti a tonsillectomia, 17.460 ad adenoidectomia e 31.377 all'adenotonsillectomia (la rimozione contemporanea di entrambi gli organi). Tutti gli interventi sono stati eseguiti nel corso dei primi nove anni di vita, quando i tessuti sono molti attivi nello sviluppo del sistema immunitario. I dati sono stati poi comparati con quelli di un gruppo di controllo formato da 1.157.684 bambini.

Togliere tonsille e adenoidi

Sean Byars, primo autore dello studio e ricercatore presso l'Università di Melbourne, spiega che dai risultati si è rilevato un incremento di malattie nel lungo periodo dopo l'intervento. Si è stimato un rischio assoluto maggiore di poco più del 18 per cento, se però si analizzano alcuni aspetti specifici si scopre che:

  • Togliere le tonsille incrementa di circa 3 volte il rischio di malattie infettive delle alte vie aeree (BPCO, asma, influenza, polmonite, ecc. ) rispetto ai bambini non sottoposti a tonsillectomia;
  • Togliere le adenoidi aumenta di oltre il 100 per cento il rischio relativo di Broncopneumopatia cronica ostruttiva - BPCO (bronchite cronica ed enfisema) e raddoppia il rischio di malattie delle alte vie respiratorie e congiuntivite. In questo caso, il rischio assoluto rispetto ai bambini non sottoposti ad adenoidectomia risulta essere quasi doppio e solo leggermente aumentato per la BPCO.

Per quanto riguarda i benefici dei due interventi, dopo l'adenoidectomia si riscontrava una riduzione dei disturbi del sonno e una riduzione di tonsillite (anche cronica). Per quanto riguarda le variazioni per il respiro patologico, in entrambi i casi, non sono emerse variazioni fino ai trent'anni (periodo massimo del follow-up). Dopo la tonsillectomia e l'adenoidectomia, anche il rischio di sinusite non presentava variazioni rilevanti. In caso di operazione combinata (adenotonsillectomia), vi era un rischio relativo superiore (di oltre il 400 per cento) di otite media, sono stati inoltre rilevati maggiori rischi di sinusite.

Tali dati dimostrano quindi che vi è un incremento di malattie nel lungo periodo dopo l'intervento. Quando possibile, l'indicazione è quindi quella di evitare (avvalendosi trattamenti alternativi laddove disponibili), o rimandare, la rimozione di tonsille e adenoidi in modo da consentire un normale sviluppo del sistema immunitario e ridurre il rischio di patologie che si potrebbero presentare più in la negli anni.

Anatomia tonsille e adenoidi

Per chi non lo sapesse, le tonsille e le adenoidi sono formate da tessuto linfatico e svolgono un ruolo importante per la difesa contro le infezioni. In esse sono presenti alcune cellule del sistema immunitario pronte a reagire al contatto con gli agenti esterni, potenzialmente dannosi, che possono entrare attraverso la bocca e il naso. Le adenoidi sono situate nella parte posteriore delle fosse nasali, le tonsille si trovano invece nella zona posteriore della bocca (ai lati dell'ugola). Fino a non molti anni fa si sottovalutava l'importanza di questi due organi e si pensava si potesse farne tranquillamente a meno. Questo spiega perché in passato si procedeva con l'asportazione nei bambini, spesso in modo discrezionale, ai primi cenni di infiammazione. Nel primo decennio del 2000 l'approccio all'eliminazione di adenoidi e tonsille è stato però riveduto e corretto.

Già a partire dal 2003, quando l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato la prima analisi italiana sull'appropriatezza di tali interventi, gli otorinolaringologi del nostro paese hanno iniziato progressivamente a ridurre il numero di tonsillectomie e adenoidectomie. Successivamente, nel 2008, sono state aggiornate le nuove indicazioni in materia sotto forma di Linee guida (Appropriatezza e sicurezza degli interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia). Un documento ufficiale, destinato agli specialisti, dove sono presenti le raccomandazioni conformi ai risultati degli ultimi studi clinici.


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