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L’aria viziata, in ufficio e a scuola, peggiora il rendimento - Mantenere le finestre chiuse a lungo, senza una buona areazione, porta l'aria a viziarsi, una situazione che potrebbe fare male alle performance lavorative

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L'aria viziata, in ufficio e a scuola, peggiora il rendimento

L'aria viziata peggiora il rendimento

Mantenere le finestre chiuse a lungo, senza una buona areazione, porta l'aria a viziarsi, una situazione che potrebbe fare male alle performance lavorative. Ci sono colleghi che non vogliono mai aprire le finestre in ufficio e altri che vogliono la finestra sempre aperta, uno studio scientifico spezza una lancia a favore di quest'ultimi. Stando ai dati raccolti da un gruppo di ricercatori dell'università di Harvard e Syracuse, l'aria viziata, in ufficio e in classe, può far male. Se l'aria della stanza si è viziata, si possono accusare dei mal di testa a causa degli elevati livelli di CO2 ma non solo, si registra un peggioramento nelle funzioni cognitive rispetto a chi lavora in ambienti ben arieggiati. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati su Environmental Health Perspective (Associations of Cognitive Function Scores with Carbon Dioxide, Ventilation, and Volatile Organic Compound Exposures in Office Workers: A Controlled Exposure Study of Green and Conventional Office Environments - DOI: 10 1289 / ehp 1510037).

Joseph G. Allen, primo autore dello studio, spiega che gli edifici di nuova generazione sono più efficienti dal punto di vista energetico ma questa efficienza può nascondere un'insidia. Se da una parte sono state diminuite considerevolmente le dispersioni termiche, a causa di questo buon isolamento degli ambienti interni con l'esterno si ha un ristagno maggiore dell'aria, è quindi importante arieggiare periodicamente le stanze per non rischiare che la qualità dell'aria peggiori. Un rischio che sale al crescere del numero delle persone presenti in un ambiente, è infatti più probabile che si abbia dell'aria viziata in ambienti affollati e chiusi come gli uffici e le classi.

Per valutare l'impatto dell'aria viziata sulle persone, i ricercatori hanno condotto un esperimento su 24 lavoratori a livelli differenti di CO2 (550 ppm, 945 ppm e 1400 ppm), ventilazione e concentrazioni di composti organici volatili comunemente presenti nelle aule scolastiche e negli uffici. John D. Spengler, coordinatore dello studio, spiega che il limite massimo di anidride carbonica (CO2) in un ambiente dovrebbe attestarsi attorno a 5000 parti per milione, i limiti di legge sono però più ferrei e fissano il livello tra le 1.000 e 1.500 parti per milione.

Dall'analisi dei dati raccolti si è scoperto che le persone che lavoravano in un ambiente con 940 ppm di CO2, rispetto a quelle che lavorando in un ambiente con 550 ppm, avevano mediamente un punteggio nelle performance cognitive più basso del 15 per cento. Quando si lavorava in una stanza dove l'aria era più viziata, con una concentrazione di CO2 di 1.440 ppm, le performance scendevano addirittura del 50 per cento. In linea di massima, i punteggi dei volontari che hanno lavorato in ambienti con una buona qualità dell'aria erano superiori del 61 per cento rispetto a coloro che erano stati in ambienti con livelli considerati normali per le indicazioni di legge.

John Spengler evidenzia che dai dati raccolti si può concludere che l'impatto dei livelli di CO2 sono considerevoli, anche un modesto miglioramenti della qualità dell'aria dell'ambiente lavorativo potrebbe avere un notevole impatto sulle performance lavorative.

Aria viziata in classe e rischio d'asma

Un'aria salubre non è però importante solo per le funzioni cognitive, l'aria viziata può infatti fare male e, secondo uno studio pilota (Hese-Health Effect of School Environment), incrementa il rischio di asma e allergie.

Lo studio pilota HESE ("Health Effect of School Environment" - effetti sulla salute dell'ambiente scolastico), che ha coinvolto 5 paesi europei, è stato effettuato con lo scopo di fornire informazioni sulla qualità dell'aria in un campione di 21 scuole (46 aule) elementari, frequentate da 654 scolari e di valutare le possibili associazioni con la salute respiratoria dei bambini.

Stando ai risultati dello studio, nelle classi dei 5 paesi presi in esame (fra i quali c'è anche l'Italia), ci sono delle concentrazioni di PM10 e CO2 più elevate che all'esterno. Nelle aule è stata poi rilevata la presenza di muffe e altri allergeni. Tali dati evidenziano l'importanza di una buona gestione delle condizioni di igiene e di qualità dell'aria negli ambienti scolastici per tutelare la salute dei bambini e dei ragazzi.

In Italia i ragazzi trascorrono negli edifici scolastici da lle4 alle 8 ore al giorno, per almeno 10 anni. I dati raccolti fino ad ora evidenziano che gli edifici scolastici italiani, molto spesso, presentano gravi problemi igienico-sanitari, per la cattiva qualità delle costruzioni, per la carenza di manutenzione e per problemi correlati al cattivo condizionamento dell'aria. Per evitare l'aria viziata in classe è importante favorire sempre la ventilazione e il ricambio dell'aria (la presenza di condensa sui vetri delle finestre è indice di inadeguata ventilazione). Per migliorare la salute delle persone allergiche e prevenire eventuali problemi in quegli studenti con una predisposizione allergica, è inoltre importante l'asportazione quotidiana della polvere dalle superfici con panni umidi, aspirare regolarmente ogni settimana con aspirapolveri dotati di filtri ad alta efficienza, effettuare una pulizia più accurata durante la stagione pollinica e, nelle scuole materne, sottoporre a periodiche sanificazioni anche gli strumenti di gioco dei bambini.

Per migliorare gli ambienti scolastici è bene evitare l'uso di carta da parati, tappeti, moquette, tende e accumuli di libri e giornali, si consiglia inoltre di appendere i cappotti all'esterno delle aule. Bisognerebbe inoltre plastificare poster e fogli di lavoro da esporre alle pareti, in questo modo si potranno pulire più facilmente con dei panni umidi.


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