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La Biofotonica

Biofotonica e aura

Seconda parte

Il campo di ricerca della Biofotonica non era del tutto nuovo quando Kirlian inizio le sue ricerche, uno scienziato croato, Nicola Tesla, già nel 1890 aveva compiuto esperimenti pressoché identici negli Stati Uniti.

Già a quei tempi Nicola Tesla aveva ottenuto fotografie sotto alta tensione paragonabili a quelle di Kirlian. Un pò più tardi, negli anni trenta, il ricercatore George de la Warr scoprì l'esistenza di deboli campi di radiazione elettromagnetica intorno a varie parti del corpo umano, come anche ad una certa distanza da queste zone.

Secondo questo ricercatore tali campi possono raggiungere picchi di tensione fino a 70 millivolt. Egli constatò anche che la tensione stessa variava a seconda dello stato di salute o dell'umore del soggetto. Ma bisogna precisare che emanazioni radianti non sono state riscontrate solo a livello macroscopico ma anche microscopico. Infatti esperimenti estremamente interessanti condotti nella seconda metà degli anni '60 a Novosibirsk (Siberia) da scienziati sovietici dimostrarono come delle cellule in coltura irradiassero informazioni sotto forma di raggi ultravioletti.

Ciò confermava quanto emerso negli studi condotti dall'istologo Russo Alexander Gurvitch negli anni '20 e '30: le cellule viventi producono una radiazione invisibile. Tale radiazione fu da lui denominata radiazione mitogenica.

In questo stesso periodo altri ricercatori (Cremonese, Protti, Timosetta, Popp, etc.) documentavano la presenza di radiazioni anche in frequenze ottiche ed infraottiche. Nell'ex Unione Sovietica alcuni scienziati sono riusciti a registrare le allucinazioni visive ed uditive di alcuni soggetti psicotici utilizzando, con sistemi opportuni, macchine fotografiche e magnetofoni.

Tali sperimentazioni, condotte in una clinica psichiatrica di Perm dal dottor Krokhalev hanno consentito non solo di registrare su nastro magnetico le allucinazioni uditive ma anche su pellicola fotografica delle immagini riproducenti le visioni oniriche o le allucinazioni psicotiche che i soggetti sottoposti all'esperimento dichiaravano di vedere, così da lasciar ipotizzare una qualche forma di radiazione emessa dai loro occhi.

Quest'ultimo esperimento è stato eseguito utilizzando una macchina fotografica il cui obbiettivo era collegato a semplici maschere da sub che distanziavano l'apparecchio di circa 30 cm dai volti dei pazienti.

Altro esperimento era quello di provare le possibilità di un malato di mente di influire direttamente sul materiale fotosensibile di una lastra fotografica, impressionandola, psichicamente, con con le immagini delle sue allucinazioni visive.

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