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Aborto spontaneo: sintomi, cause e prevenzione - Con il termine aborto spontaneo ci si riferisce a un'interruzione di gravidanza che avviene in maniera spontanea entro i primi 180 giorni di gestazione

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Aborto spontaneo: sintomi, cause e prevenzione

Cos'è l'aborto spontaneo?

Con il termine aborto spontaneo ci si riferisce a un'interruzione di gravidanza che avviene in maniera spontanea, non bisogna quindi fare confusione con l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), entro i primi 180 giorni di gestazione. Percentualmente, il maggior numero di casi di aborto spontaneo avvengono nel corso del primo trimestre. Questo evento rappresenta la complicanza più frequente della gravidanza e, secondo i più recenti dati clinici, interessa circa il 30 per cento di tutte gestanti. La percentuale scende leggermente, intorno al 20 per cento, se si prendono considerazione solo le donne sane.

In campo ginecologico vengono identificati principalmente due tipi di aborto spontaneo: completo, quando vi è anche l'espulsione spontanea dell'embrione o feto (senza vita) con la placenta; incompleto, quando c'è la morte del feto ma vi è solo un'espulsione parziale di materiale abortivo (tramite ecografia si rileva la presenza nell'utero di residui di materiale abortivo). In caso di aborto spontaneo incompleto, che rappresenta la maggioranza delle casistiche, ci può essere una continua e variabile perdita di sangue a volte associata a dolore, questo è dovuto alle contrazioni uterine conseguenti alla reazione dell'organismo che cerca di espellere spontaneamente il materiale residuo.

Diagnosi aborto spontaneo con ecografia

Cause di aborto spontaneo

Sebbene le cause dietro a un aborto spontaneo possono essere diverse, l'età sembra essere un fattore determinante soprattutto oggi che si aspetta diverso tempo prima di avere il primo figlio. Dopo i 40 anni l'aborto spontaneo ha un'incidenza che può arrivare anche al 35 per cento, quando la madre ha un'età intorno ai 30 anni i casi di aborto si riducono statisticamente a meno del 10 per cento, se si superano invece i 45 anni si può arrivare anche al 50 per cento. Una delle cause di aborto potrebbe risiedere in un difetto dell'ovocita dovuto a imperfezioni subentrate nella meiosi e collegate all'età della madre. Oltre alle alterazioni cromosomiche possono esserci alterazioni anatomiche, ormonali e, come dimostrato in uno studio condotto al Gaslini sull'aborto spontaneo, cause immunologiche. In caso di aborti multipli si può delineare una situazione di aborto ripetuto o aborto ricorrente.

Alterazioni cromosomiche: le anomalie cromosomiche ereditate dai genitori sono all'origine della maggior parte dei casi di aborto ricorrente mentre difetti cromosomici del feto, che possono provocare un aborto spontaneo isolato, non sono da mettere in correlazione con la mappa cromosomica dei genitori.

Alterazioni anatomiche: la presenza di un'anomalia anatomica dell'utero è in grado di determinare, solitamente nel secondo trimestre di gravidanza, insuccessi gestazionali ripetuti, questi fattori possono contribuire all'aborto ricorrente nel 10-15 per cento dei casi. Le casistiche possono essere diverse: malformazioni per cui l'utero si presenta piccolo oppure diviso al suo interno e che impediscono al feto di avere lo spazio necessario per svilupparsi, incontinenza cervicale per cui il collo dell'utero (che presenta una muscolatura molto debole) tende ad aprirsi prima del termine della gravidanza, o ancora i fibromi uterini.

Fattori genetici: circa il 50 per cento di tutti gli aborti spontanei sono causati da anomalie cromosomiche embrionali anche se i genitori sono geneticamente sani.

Sintomi aborto spontaneo

L'aborto spontaneo presenta dei sintomi che potrebbero essere confusi. Perdite ematiche e contrazioni uterine sono dei sintomi piuttosto diffusi e nella maggior parte dei casi non sono necessariamente indice di un aborto. Se una donna è in uno stato di gravidanza non deve comunque sottovalutare nessun sintomo, in questo caso sangue proveniente dalla cavità uterina e/o contrazioni dell'utero e fitte dolorose potrebbero essere una minaccia d'aborto e dovrebbero segnalarlo prontamente al proprio medico.

In alcuni casi, come per esempio nell'aborto interno, la gravidanza si potrebbe interrompere in maniera del tutto asintomatica. L'embrione rimane nell'utero con la cervice perfettamente chiusa anche se ormai non c'è più battito cardiaco. Di solito questo accade entro la dodicesima settimana ed è possibile accertare la situazione attraverso un controllo ecografico.

Raschiamento dopo aborto

Dopo un aborto spontaneo incompleto si procede in determinati casi con il raschiamento, si tratta di una terapia chirurgica mediante isterosuzione (una cannula collegata ad una pompa aspiratrice). Attraverso il canale cervicale si introduce una cannula mediante la quale si procede all'aspirazione del materiale abortivo ritenuto nella cavità uterina. Questa procedura viene eseguita in anestesia generale.

Non sempre il raschiamento è necessario, in particolari casi il ginecologo può decidere di attendere l'espulsione spontanea del materiale abortivo dall'utero, questo processo può essere agevolato mediante la somministrazione di farmaci che facilitino le contrazioni uterine.

Se nei casi di aborto incompleto la "condotta di attesa" può essere una strada percorribile (sopratutto nelle settimane iniziali di gestazione), quando ci si trova in una situazione di aborto interno (tramite ecografia risulta visibile nell'utero l'immagine della gravidanza ma senza i segni di vita, come ad esempio il battito cardiaco, del feto) il raschiamento è l'unica scelta che si può fare.

Gravidanza dopo aborto

L'aborto spontaneo può essere isolato o ricorrente. Nel nostro paese le donne affette da "sindrome da aborto ricorrente sine causa" sono oltre 20 mila. Non tutti i tipi di aborto spontaneo sono uguali, ci si trova davanti a una sindrome dell'aborto spontaneo ricorrente (noto anche come aborto abituale) quando una donna ha avuto tre o più aborti spontanei consecutivi con lo stesso partner entro la 13/a settimana di gestazione. Le donne che invece hanno avuto due insuccessi riproduttivi consecutivi con lo stesso partner entro la 13/a settimana di gestazione sono affette da aborto ripetuto. Questa distinzione è molto importante perché aiuta a calcolare in maniera più precisa la probabilità di successo della futura gravidanza.

Il mondo scientifico è tutt'oggi diviso su quando iniziare l'iter diagnostico per individuare le cause di un aborto spontaneo. Per alcuni è corretto intraprendere subito un iter diagnostico al secondo aborto spontaneo mentre per altri bisogna aspettare il terzo. L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), per esempio, suggerisce di avviare la ricerca delle cause dopo una seconda perdita specialmente in particolari casi come: coppie che presentano difficoltà nel concepimento, donne con età maggiore di 35 anni e coppie particolarmente ansiose.

I dati derivanti da indagini epidemiologiche dimostrano che il rischio di un nuovo aborto dopo che ce ne sia stato uno spontaneo è più elevato. Il rischio di avere un secondo aborto spontaneo è del 25 per cento, una percentuale non molto più alta rispetto a quella delle donne che non hanno mai avuto aborti spontanei.

Prevenire un aborto spontaneo

In particolari situazioni l'aborto spontaneo si può prevenire semplicemente prendendo le dovute precauzioni e seguendo i consigli del ginecologo. La scelta del trattamento utile per diminuire il rischio di aborto può differire molto a seconda della causa all'origine problema, attualmente sono in fase di sperimentazione specifici farmaci ma già si utilizzano dei medicinali come ad esempio l'aspirina a basse dosi.

In caso di minaccia di aborto, per esempio se si rileva un parziale scollamento del sacco gestazionale dalla parete uterina, il riposo è il primo e principale trattamento che si consiglia alla gestante. Nei casi in cui si sospetti un'insufficienza del corpo luteo (con una conseguente sottoproduzione di Progesterone, un ormone importante per il proseguimento della gravidanza), viene prescritta una terapia preventiva a base di progesterone. In presenza di patologie autoimmuni, come ad esempio la sindrome da antifosfolipidi, o nei casi di eccessiva trombofilia, il ginecologo prescriverà una terapia a base di acido acetil-salicilico o di eparina. Anche il diabete aumenta il rischio di aborto, prima del concepimento è quindi fondamentale trattate adeguatamente la malattia e seguire una dieta adeguata per tutta la gravidanza.

Approfondimenti e Pubblicazioni Scientifiche relative all'aborto

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