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Diabete gestazionale - Il diabete mellito gestazionale è una particolare condizione di alterata tolleranza al glucosio che può insorgere durante la gravidanza e sparisce dopo il parto

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Diabete gestazionale

Il diabete mellito gestazionale (noto anche con l'acronimo GDM derivante dall'inglese Gestational Diabetes Mellitus) è una particolare condizione di alterata tolleranza al glucosio che può insorgere, in soggetti predisposti, durante la gravidanza e, nella maggior parte dei casi, sparisce dopo il parto.

Il GDM è una delle complicanze più frequenti della gravidanza. Solitamente si manifesta verso la fine del secondo trimestre e l'incidenza può differire a seconda dei parametri diagnostici utilizzati. Mediamente, circa il 4 per cento delle gestanti presentano un innalzamento dei loro livelli di glucosio nel sangue mai registrato in precedenza. Si parla quindi di diabete gestazionale quando insorge nelle donne in dolce attesa non precedentemente affette da malattia diabetica, la patologia è quindi "conseguente" alla gravidanza.

Donna con diabete gestazionale

Questo tipo di diabete ha delle caratteristiche analoghe a quelle del diabete di tipo 2, nella maggior parte dei casi si può quindi tenere sotto controllo attraverso l'alimentazione. Il diabete gestazionale risulta essere più frequente in quelle donne che presentano un'anamnesi familiare di diabete mellito di tipo 2. È importante tenere la malattia sotto controllo perché se non adeguatamente trattata può comportare diverse complicanze materno-fetali che possono portare a: eccessivo peso alla nascita, ipoglicemia neonatale, difficoltà respiratorie, ecc..

Cause diabete gestazionale

Quali sono le cause del diabete gestazionale? Durante le 40 settimane di gravidanza una serie di ormoni, secersi dalla placenta, contrastano l'effetto dell'insulina contribuendo ad innalzare i livelli della glicemia nel sangue. In una situazione normale l'organismo della donna riesce a compensare questa condizione incrementando la produzione dell'insulina. Ci sono però alcuni casi dove non si riesce a compensare adeguatamente l'innalzamento della glicemia e si manifesta il diabete gestazionale.

La maggior parte dei casi di GDM è conseguente a due situazioni: un pancreas che non riesce a produrre una quantità sufficiente di insulina o una condizione di insulino-resistenza (una bassa sensibilità delle cellule periferiche all'azione dell'insulina).

Esistono alcuni fattori di rischio che possono innalzare la probabilità che insorga il diabete durante la gravidanza, i principali sono:

  • Anamnesi familiare positiva per diabete in parenti di primo grado (familiarità di 1° per diabete di tipo 2);

  • Donne con un'età maggiore o uguale a 35 anni;

  • Donne che hanno meno di 35 anni ma presentano una condizione di obesità o sovrappeso prima della gravidanza (BMI maggiore o uguale 25);

  • Diabete gestazionale già sviluppato in una gravidanza precedente;

  • Macrosomia fetale in una precedente gravidanza (una condizione che si presenta quando il neonato pesa più di 4,5 kg alla nascita);

  • Membri di un gruppo etnico/razziale con un'alta prevalenza di diabete (per esempio ispanci, nativi americani, asiatici, africani o nativi di alcune isole del Pacifico);

  • Sindrome dell'ovaio policistico (l'incidenza del diabete gestazionale nelle donne con sindrome dell'ovaio policistico è stimata intorno al 40 - 46 per cento).

Sintomi diabete gestazionale

Come avviene nelle fasi iniziali del diabete di tipo 2, anche in caso di GDM i sintomi sono nella maggior parte dei casi poco evidenti e la gestante potrebbe non accorgersi della patologia. Sopratutto quelle donne che hanno un BMI maggiore o uguale 25, si trovano quindi in una situazione di sovrappeso o obesità, o presentano una familiarità di 1° grado per diabete di tipo 2, dovrebbero però stare particolarmente attente ai seguenti campanelli d'allarme:

  • Polidipsia (sete eccessiva);
  • Poliuria (aumento della diuresi);
  • Perdita di peso nonostante ci sia un aumento della fame;
  • Infezioni frequenti (per esempio cistiti ricorrenti o candidosi);
  • Vista offuscata o appannata.

Una lista più esaustiva la si può trovare nella pagina introduttiva alla sezione Sintomi del diabete mellito.

Tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione, fra gli esami previsti in gravidanza, c'è anche quello che ha l'obiettivo di valutare l'eventuale presenza di diabete gestazionale mediante un carico orale di glucosio (prova da carico di glucosio nota anche come curva da carico di glucosio o semplicemente come curva glicemica).

Diagnosi e valori diabete gestazionale

La diagnosi del diabete gestazionale è molto importante perché, qualora non dovesse essere tenuto sotto controllo, l'eventuale eccesso di corpi chetonici potrebbe interferire sullo sviluppo degli organi e dello scheletro del nascituro (il rischio di malformazioni fetali aumenta da 2,2 a 3,5 volte). Un GDM non adeguatamente curato può inoltre portare a macrosomia, un eccessivo sviluppo del bambino rispetto all'età gestazionale. A causa della macrosomia il neonato alla nascita potrebbe pesare più di 4,5 Kg, una dimensione tale da comportare possibili difficoltà durante il passaggio nel canale del parto e, di conseguenza, in molti casi bisogna ricorrere al parto cesareo.

Il GDM non influisce però solo sul peso e lo sviluppo, altre possibili complicanze alla nascita sono rappresentate dall'iperbilirubinemia, una condizione collegata a ittero. I bambini nati dalle mamme che non hanno tenuto sotto controllo il diabete gestazionale hanno quasi il triplo delle probabilità di ittero neonatale. La macrosomia, inoltre, è collegata a una maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2, aterosclerosi, ipertensione, ecc., nell'infanzia e nelle successive fasce di età.

Per diagnosticare il diabete gestazionale, le donne in dolce attesa vengono sottoposte all'esame della curva da carico di glucosio (OGTT o Oral Glucose Tolerance Test). Attraverso questo esame si misura la concentrazione ematica di glucosio prima e dopo la somministrazione orale di una soluzione standard contenente 75 g di glucosio.

Valori glicemia con glucometro

Anche se il protocollo non è uguale in tutti i casi, alla prima visita in gravidanza bisognerebbe valutare la presenza di un eventuale diabete manifesto e fino ad allora misconosciuto: glicemia a digiuno maggiore o uguale a 126 mg/dl con almeno 2 riscontri e glicemia "random" (controllata in qualunque momento della giornata, non necessariamente a digiuno) maggiore o uguale a 200 mg/dl, da confermare con la misurazione della glicemia a digiuno. Se la glicemia risulta essere compresa tra 92 mg/dl e 126 mg/dl c'è una diagnosi di diabete gestazionale. Tutte le gestanti con un valore della glicemia a digiuno inferiore a 92 mg/dl dovranno invece effettuare una OGTT tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione.

Curva carico glucosio: valori diabete gestazionale

OGTT 75g Valori di soglia
Glicemia a digiuno 92 mg/dl
Glicemia dopo 60 minuti 180 mg/dl
Glicemia dopo 120 minuti 153 mg/dl

Nel caso in cui uno, o più valori, siano uguali o superiori a quelli di soglia, a distanza di 8-12 settimane bisogna rifare una curva da carico di glucosio per una rivalutazione con interpretazione consueta.

Alla prima visita, oltre alla glicemia a digiuno, andrebbe verificata anche l'emoglobina glicata. Fino a qualche tempo fa il test dell'emoglobina glicata, noto anche con la sigla HbA1c, era usato come strumento di monitoraggio della glicemia da associare all'autocontrollo. Oggi è però utilizzato anche come criteri diagnostici del diabete mellito. In base alle nuove linee guida, un valore di HbA1c maggiore o uguale 6,5% identifica una condizione di diabete, dei valori di HbA1c compresi tra 5,4% e 6,5% determinano invece una situazione di "pre-diabete". In alcuni casi l'esame dell'emoglobina glicata viene associato anche alla curva da carico per valutare il tempo di insorgenza del diabete e successivamente, l'eventuale risposta del diabete stesso alle terapie messe in atto.

Grazie ai progressi della medicina, tutte le complicanze che un tempo erano legate al diabete mellito gestazionale oggi sono meno frequenti. Affinché si possa intervenire tempestivamente è però molto importante la diagnosi precoce della malattia per attuare il prima possibile le terapie più idonee per ridurre al minimo i rischi.

Diabete gestazionale e dieta

Il diabete gestazionale non deve essere mai preso alla leggera, come spiegato in precedenza può infatti compromettere il corretto sviluppo del bambino. Grazie a una dieta adeguata, e al controllo della glicemia, si possono però limitare notevolmente i possibili rischi. Il pericolo principale del GDM è costituito dal fatto che il glucosio, presente nel sangue con livelli molto elevati, può attraversare la placenta interferendo con la crescita del piccolo.

Attraverso la dieta per il diabete gestazionale si riesce, nella maggior parte dei casi, a mantenere un adeguato controllo della glicemia durante tutto il periodo della gravidanza. Se si sta attenti all'alimentazione si riesce quindi a ridurre al minimo il rischio di complicanze per il bambino e per la mamma.

Dopo la diagnosi di GDM viene elaborato un trattamento dietetico, la gestante riceverà inoltre le indicazioni sulle cadenze di automonitoraggio glicemico e sugli obiettivi da raggiungere. In questi casi è bene non affidarsi alle diete fai da te o trovate su internet, la dieta deve essere assolutamente prescritta da un medico in base alle caratteristiche dei singoli pazienti, una dieta che va bene per alcuni non va bene per altri. Gli effetti della terapia dovranno inoltre essere valutati nel tempo e, se non dovesse essere efficace, il diabetologo apporterà delle modifiche.

Nella maggior parte dei casi, la dieta per il diabete gestazionale sarà di tipo normocalorica a ridotto contenuto di zuccheri. Durante il periodo della gravidanza si considerano ottimali dei valori della glicemia < 90 mg/dl a digiuno e < 120 mg/dl dopo 1 ora dal pasto. Se la dieta e un'adeguata attività fisica (potrebbe essere utile camminare per almeno 15 minuti dopo ogni pasto) non sono sufficienti ad abbassare la glicemia entro i parametri consigliati, bisognerà ricorrere alla terapia insulinica.

Per valutare l'efficacia della terapia si utilizzano degli stick glicemici. Il kit per la misurazione della glicemia prevede:

  • Una penna pungidito con aghi;
  • Delle strisce reattive che assorbono la gocciolina di sangue ottenuta con la penna pungidito;
  • Un glucometro che rileva il valore della glicemia analizzando le strisce reattive.

Alle gestanti viene fornito un libretto dove dovranno registrare i valori della glicemia appena svegliate, 1 ora dopo la colazione, 1 ora dopo pranzo e 1 ora dopo cena (a volte viene richiesto di fare il controllo glicemico non dopo una, ma dopo due ore dai pasti). Con cadenza mensile il diabetologo valuterà i valori registrati dalla paziente a domicilio, in base a questi si valuterà se modificare o meno la terapia. Per avere un quadro più preciso della situazione si potrà inoltre ripetere l'esame dell'emoglobina glicata (HbA1C).

Per mantenere dei valori della glicemia ottimali è quindi molto importante seguire questi quattro consigli:

  1. Attenersi alle indicazioni della dieta consigliata dal diabetologo;
  2. Monitorare nei tempi prestabiliti i valori glicemici;
  3. Fare una regolare attività fisica (basta anche camminare tutti i giorni);
  4. Sottoporsi, se previsto, alla terapia insulinica.

Diabete dopo il parto e prima

Una donna che presenta già una condizione di diabete mellito può comunque rimanere incinta e portare a termine la gravidanza senza particolari problemi. L'importante è che controlli in maniera scrupolosa i livelli della glicemia fin dalla fase precedente al concepimento. In questi casi si parla però di diabete pregravidico, differisce infatti dal diabete gestazionale perché è una condizione in cui il diabete è presente già prima della gravidanza.

Da un certo punto di vista il diabete pregravidico è potenzialmente più pericoloso di quello gestazionale perché una glicemia elevata costituisce un rischio maggiore sopratutto nel primo trimestre di gestazione. Se una donna sa però di avere già il diabete si suppone abbia una maggiore attenzione verso il problema e, di conseguenza, riuscirà a limitare le possibili complicazioni.

Se una donna non ha il diabete, ma c'è un'anamnesi familiare o altri fattori di rischio, può cercare di prevenire il diabete gestazionale. Una volta iniziata la gravidanza sarà praticamente impossibile prevenire l'insorgenza del GDM, prima del concepimento si possono però mettere in atto una serie di azioni utili quali:

  • In caso di obesità, o sovrappeso, una donna dovrebbe cercare di perdere peso;

  • Anche se si è normopeso, è importante svolgere un'attività fisica regolare;

  • È importante seguire un regime alimentare equilibrato e, nel caso, ridurre gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri semplici quali dolci e bibite zuccherate.

Che conseguenze ha il diabete dopo il parto? Anche se in un ristretto numero di casi il diabete gestazionale può evolvere in diabete stabile, di solito diabete di tipo 2, solitamente la malattia scompare dopo il parto. Anche quando scompare può però costituire un fattore di rischio per un'eventuale insorgenza di diabete di tipo 2 in futuro. In base ad alcune statistiche, le donne con GDM presentano un rischio superiore di 7 volte, rispetto alle donne con una gravidanza normoglicemica, di sviluppare il diabete mellito tipo 2 dopo 5-10 anni dal parto. Si consiglia quindi l'esecuzione di un curva da carico di glucosio dopo 6-12 settimane dopo il parto, da ripetere ogni circa 3 anni, per verificare se i valori della glicemia sono nella norma.

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