Demenza senile: come prevenire l'Alzheimer

Demenza senile: come prevenire l'Alzheimer

Il rischio di Alzheimer, la forma più comune di demenza senile, sembrerebbe inferiore in quelle persone che dormono di più. I primi sintomi della demenza di Alzheimer non sono facilmente identificabili, la malattia ha in genere un inizio subdolo in quanto nella prima fase si dimenticano alcune cose (situazione che si verifica anche in persone che non hanno la demenza di Alzheimer) ma col progredire si arriva al punto che non si riconoscono neanche i familiari e si ha bisogno di aiuto anche per compiere le azioni più semplici. Secondo quanto scoperto da un gruppo di ricercatori della University School of Medicine di Saint Louis, le persone che dormono un numero maggiore di ore sembrerebbero correre un rischio minore di sviluppare l'Alzheimer. I risultati della ricerca saranno presentati a New Orleans in occasione del meeting annuale dell'American Academy of Neurology (Febbraio 2012).

Purtroppo attualmente non esiste ancora una cura per la demenza di Alzheimer, alcuni studi hanno ottenuto importanti risultati ma per vedere sul mercato i primi farmaci bisognerà attendere ancora qualche anno. Parallelamente alle ricerche condotte per trovare una cura a questa forma di demenza, altri esperti stanno analizzando i fattori che incrementano o proteggono dalla malattia. Attualmente si sa che l'Alzheimer può essere prevenuto con l'attività fisica, allenando il cervello, mangiando pesce e più in generale con una dieta mediterranea. Seguendo questi consigli non si ha però la certezza di non essere colpiti dall'Alzheimer, gli studi hanno evidenziato che si ha un rischio minore ma, non conoscendo ancora tutti i fattori che causano la malattia, una certa percentuale di essere colpiti dalla demenza rimane.

Nel nuovo studio si è scoperta una correlazione tra la formazione di placche beta-amiloidi nel cervello, le responsabili della malattia, e la qualità del sonno. La dottoressa Yo-El Ju, ricercatrice presso la Washington University School of Medicine e autrice dello studio, spiega che dalle indagini si è scoperto che un sonno turbato e ridotto è associato all'accumulo di placche beta-amiloidi.

Per condurre lo studio sono stati arruolati 100 pazienti, senza sintomi della malattia, con un'età compresa tra i 45 e gli 80 anni. Ben la metà dei soggetti inclusi nella ricerca presentava familiarità positiva per la demenza di Alzheimer. A tutti i volontari inclusi nello studio è stato consegnato un apparecchio per eseguire il monitoraggio del sonno a domicilio, l'esame di sonnografia ha avuto una durata di due settimane. Trascorse le due settimane si è iniziata la fase dell'analisi dei dati e si è scoperto che le persone con un sonno più disturbato, e di conseguenza meno riposante, avevano un rischio cinque volte superiore di ammalarsi di Alzheimer rispetto a chi aveva dormito di più e meglio.

Yo-El Ju conclude spiegando che l'associazione tra il sonno interrotto e la formazione di placche beta-amiloidi non è ben chiara, non si sa quindi se ci sia un rapporto causa effetto. La modificazione della qualità del sonno potrebbe essere anche un campanello dall'arma dell'inizio del declino cognitivo. Per determinare se il sonno interrotto, o un riposo non adeguato, porti effettivamente alla produzione di placche beta-amiloidi bisognerebbe monitorare i pazienti nel corso degli anni. I dati raccolti pongono quindi le basi per futuri studi che aiuteranno a capire se la manipolazione del sonno potrà essere una possibile arma per la prevenzione o il rallentamento della demenza di Alzheimer.

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