Diabete e caffè, rischi per la glicemia?

Diabete e caffè: rischi per la glicemia?

Il caffè potrebbe far salire la glicemia delle persone che soffrono di diabete di tipo 2. Il rischio non è legato solo al caffè ma a tutte quelle bevande che contengono caffeina come il , la coca cola, ecc. L'allarme arriva dall'America dove un gruppo di ricercatori della Duke University Medical School di Durham hanno esaminato gli effetti della caffeina su un gruppo di 10 pazienti con diabete di tipo 2. I dettagli dello studio saranno pubblicati sul prossimo numero (Febbraio 2008) della rivista Diabetes Care.

Per monitore il livello della glicemia nei 10 volontari i ricercatori hanno inserito dei chip sottocutanei in grado di rilevare il livello di glucosio nel sangue in vari momenti della giornata. Nell'arco di 72 ore, a giorni alterni, sono state somministrate delle pillole senza alcun principio attivo (placebo) e altre contenenti l'equivalente in caffeina di quattro tazze di caffè americano, corrispondenti più o meno a dieci tazzine di espresso.

In base ai dati raccolti nell'arco delle 72 ore, è emerso che l'assunzione della caffeina era associata ad un aumento dello zucchero nel sangue (glicemia) soprattutto dopo i pasti. Facendo una statistica fra i vari partecipanti si è riscontrato un aumento della glicemia del 9 per cento dopo la prima colazione, del 15 per cento dopo pranzo e del 26 per cento dopo cena.

Secondo James Lane, coordinatore dello studio americano, la caffeina potrebbe interferire con il processo che consente ai muscoli di utilizzare il glucosio. Il glucosio è il principale carburante utilizzato dai muscoli nelle attività intense ma di breve durata. Inoltre, potrebbe innescare il rilascio di adrenalina aumentando così la quantità di zuccheri nel sangue.

Gli stessi autori della ricerca sono comunque consapevoli che i dati ottenuti sono relativi ad un campione molto ristretto e saranno quindi necessari ulteriori studi per avvalorare questa ipotesi. James Lane sottolinea inoltre che nelle persone sane il caffè non presenta questi effetti collaterali e anche fra i diabetici, a seconda della sensibilità, gli effetti potrebbero non essere rilevanti.

Diversi studi precedenti, per esempio quello coordinato dalla ricercatrice Deborah Wingard dell'University of California San Diego i cui risultati furono pubblicati sulla rivista Diabetes Care nel novembre del 2006, sostengono invece che i bevitori di caffè hanno un rischio inferiore, anche del 60 per cento, di ammalarsi di diabete di tipo 2 rispetto a coloro che non lo bevono.

Nel caso della ricerca dell'epidemiologa Deborah Wingard, a differenza di quanto rilevato dai ricercatori della Duke University, il consumo giornaliero di caffè non apparve legato in alcun modo al rischio di diabete, sia nelle persone con glicemia basale nella norma sia con valori alterati. Inoltre, in quel caso si parlo di protezione dal diabete di tipo 2 in riferimento al caffè non decaffeinato, protezione che sembra invece esserci anche per il tipo decaffeinato.

Il professor Calogero Surrenti, Direttore del Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, in riferimento ad uno studio effettuato dalla Scuola di medicina dell'Università di Harvard che associò al consumo quotidiano di tre tazze di caffè un minor rischio di contrarre il diabete di tipo 2, sollevo alcuni dubbi ritenendo che i benefici non erano associati alla caffeina.

Surrenti evidenziò che l'effetto positivo nei confronti del diabete di tipo 2 era presente anche in chi consuma caffè decaffeinato. L'effetto protettivo potrebbe non essere quindi legato alla caffeina ma ad altri ingredienti quali potassio e magnesio, ma soprattutto a sostanze antiossidanti come i polifenoli e la vitamina E.

Fino a quando non ci sarà uno studio che dimostri inequivocabilmente un rapporto di causa/effetto fra caffè e diabete non si potrà di certo sconsigliare o consigliare l'uso del caffè per prevenire il diabete, questi studi sono comunque utili per aprire nuove strade alla ricerca e allo stesso tempo per tranquillizzare le persone che ne bevono delle quantità moderate, due, tre tazzine al giorno.

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