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Fili conduttori auto assemblanti

Fili conduttori auto assemblanti

Secondo quanto riportato dagli autori di una recente ricerca, ora è possibile far si che piccole particelle metalliche si auto assemblino in microscopici fili capaci di condurre elettricità  e di ripararsi da se. Kevin D. Hermanson dell'Università  del Delaware suggerisce che questi microscopici fili potrebbero trovare applicazione nell'elettronica fluida e nei circuiti bioelettrici,

I ricercatori hanno sparso particelle d'oro in una sospensione fluida entro un'area, di diametro tra i 15 e i 30 nanometri, situata tra due elettrodi. Applicando un voltaggio alternato ai due elettrodi le particelle metalliche si sono dapprima aggregate sulla punta di un elettrodo, quindi hanno cominciato ad allungarsi nel liquido verso l'altro elettrodo. La scoperta è stata sorprendente, annuncia Orlin Velev, un membro della squadra di ricerca, considerando che "non ci si aspettava accadesse nulla […] perchè le particelle sono troppo piccole".

Il filo conduttore si è assemblato da se senza richiedere alcuna reazione chimica o saldatura. Inoltre, aggiunge lo scienziato, quando la corrente diventa troppo alta e brucia il filo, questo spontaneamente si ripara da solo. Per di più, se si cessa il flusso di corrente alternata, il filo non si scompone, ma rimane inalterato.

I ricercatori hanno successivamente tentato di manipolare la crescita del filo conduttore. Collocando tra i due elettrodi delle piccole isole di tintura al carbonio conduttore, i ricercatori hanno riscontrato che il filo che veniva formandosi si appoggiava alle isole per congiungersi poi all'elettrodo dall'altra parte del campo. Questi oggetti creano un dislivello nel campo elettrico ed influenzano lo sviluppo del filo, scrivono i ricercatori. Altre variabili in grado di influenzare la crescita del filo sono la forza del campo elettrico e la concentrazione delle particelle, entrambi fattori che devono superare un certo valore minimo per dare via al processo. "Un aspetto promettente di questa ricerca", concludono gli autori dello studio, "è la possibilità  di creare velocemente e semplicemente delle connessioni elettriche in ambienti acquatici e in condizioni ambientali naturali.

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