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Vermi sociali - Vermi sociali - Alcuni vermi mangiano in gruppo. Secondo una ricerca, sviluppata sulle recenti scoperte dei geni

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Vermi sociali

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Alcuni vermi mangiano in gruppo. Secondo una ricerca, sviluppata sulle recenti scoperte dei geni del sistema nervoso, č la paura, piuttosto che un sentimento di amicizia, a spingerli a pasteggiare insieme. E questa paura č alimentata da un'ereditą  genetica ben precisa. Il fatto che pochi geni possano produrre un effetto cosą¬ profondo sulle abitudini di questi vermi ha alimentato parecchie discussioni.

Lasciati liberi su un piatto di batteri "Escherichia coli", i vermi rotondi inglesi (Caenorhabditis elegans) si sparpagliano e mangiano in solitudine. Quelli tedeschi e australiani invece si raggrupano e mangiano insieme. Un piccolo cambiamento in un gene, che agisce su un recettore cellulare, trasforma i vermi da animali solitari ad animali sociali.

Analizzando i circa 2100 geni del sistema nervoso, il gruppo di ricerca guidato da Cornelia Bargmann dell'Universitą  di S. Francisco, in California, ha comparato i geni attivi nei vermi "solitari" e "sociali", riscontrando 73 differenze. "Sembra esserci un cambiamento radicale nel sistema nervoso", afferma la studiosa.

I geni influenzano la fiducia in se stessi: per un verme, i batteri appaiono come spaventosi. "I vermi mangiano gli E. colt solamente perchč obbligati a farlo - hanno un "sapore" terribile per loro, spiega la Bargmann. Quando vengono messi su un piatto di batteri puzzolenti i vermi "sociali" si raggruppano perchč si sentono minacciati; quelli solitari invece sono pił baldanzosi. La Bargmann e le sue collaboratrici hanno notato che, delle 73 differenze genetiche, molte agiscono sulle sinapsi, le connessioni tra le cellule nervose. Insieme, esse possono alterare il modo di reagire dei vermi agli odori sia del cibo fetido (i batteri) che dei feromoni (segnali olfattivi emessi dagli altri vermi).

"Ci sono aspetti complessi nei vermi cosą¬ come nelle persone" afferma la Bargmann, convinta che le sue ricerche mostrino come lo studio del genoma possa far luce sul comportamento umano. "Puoi prendere qualcosa di apparentemente confuso come un modello di comportamento e analizzare le sue componenti [molecolari]" ha aggiunto la studiosa.

Prima, i neuroscienziati che studiavano il comportamento o le malattie erano in grado di esaminare un gene all'anno: ora, con i moderni metodi ad alto volume di dati, č possibile vagliarne migliaia. E' stato rimosso un collo di bottiglia, ci assicura Stephen Strittmatter, che lavora sulla rigenerazione nervosa alla School of Medicine dell'Universitą  di Yale. "Questo fatto apre le porte a nuove tecniche".

Utilizzando metodi genetici "il progresso č incredibilmente accelerato", concorda Gerald Fischbach, un neurologo della Columbia University. "Il cervello č il pił complesso oggetto che noi conosciamo nell'universo - non saremo in grado di svelarne i pił profondi segreti nell'arco di questo millennio".

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