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Carenza vitamina D: sintomi e cause

Carenza vitamina D

Una carenza di vitamina D può avere diverse cause, se nel referto che avete appena ritirato è stata rilevata tale condizione e non ne conoscete il motivo, in questo articolo forniremo alcune risposte. Un deficit di 25-OH D3 viene in genere rilevato mediante le analisi del sangue ma, in alcuni casi, ci potrebbero essere dei sintomi che possono far ipotizzare una ipovitaminosi D.

Prima di vedere quali possono essere i sintomi, le cause e le conseguenze di un valore basso nel sangue, diamo qualche informazione su questa vitamina. La vitamina D3 (o colecalciferolo) viene sintetizzata attraverso la pelle esposta al sole, essa può però essere introdotta anche mediante l'alimentazione. Con i cibi si introduce anche la vitamina D2 (o ergocalciferolo). Spesso sentiamo parlare genericamente di vitamina D, per essere precisi questo è però un termine generico utilizzato comunemente per identificare una famiglia di molecole, strettamente connesse fra loro, che derivano da un precursore comune noto come deidrocolesterolo (o previtamina D3). Le vitamine D2 e D3 vengono successivamente convertite dal fegato in calcidiolo, noto anche con la sigla 25(OH)D3, che giunge ai reni dove viene a sua volta convertito in calcitriolo, identificato con la sigla 1,25(OH)2D, la forma attiva della vitamina D3 nell'organismo umano.

La vitamina D3 è contenuta in quantità limitata in alimenti di origine animale, attraverso la dieta se ne introduce quindi una piccola parte. La percentuale maggiore viene invece prodotta nella nostra cute quando esposta a irradiazione ultravioletta (UVB con lunghezza d'onda di 290-315 nm). La vitamina D2 viene invece prodotta solo nei vegetali dall'irradiazione UVB a partire dall'ergosterolo e, di conseguenza, può esser assunta solo attraverso la dieta. Quest'ultima forma si trova principalmente nei lieviti, in alcune alghe e in alcuni funghi come lo Shiitake.

Si parla di carenza di vitamina D quando l'analisi del campione di sangue restituisce un valore inferiore a 10 ng/mL. I valori di riferimento sono gli stessi sia per i maschi che per le femmine:

Referto vitamina D3 (25-OH D3)
carenza minore di 10 ng/ml
insufficienza compreso tra 10 e 30 ng/ml
sufficienza compreso tra 31 e 100 ng/ml
tossicità superiore a 100 ng/ml

È bene però precisare che ci possono essere delle variazioni nei valori normali di riferimento a seconda del periodo dell'anno. Mentre in inverno può essere normale avere una concentrazione ematica compresa tra 10 e 60 ng/ml, in estate tali valori possono essere maggiori e si rientra nella normalità anche con parametri nel range di 20-120 ng/ml.

Adesso che conosciamo i valori considerati normali, cerchiamo di capire come è possibile accorgersi di una possibile ipovitaminosi D nel caso in cui non ci si sottoponga a degli esami del sangue. Cerchiamo poi di capire se effettivamente una mancanza di vitamina d fa ingrassare, il legame tra vitamina d e tiroide, e altre condizioni fisiche come la depressione.

Un rimedio per la carenza di vitamina d è l'esposizione al sole. Basterebbe trascorrere almeno 15 minuti al giorno all'aperto (esponendo le braccia e, possibilmente, anche le gambe) per permettere al nostro organismo di produrre vitamina D. Molto può però dipendere dall'ora della giornata in cui ci si espone (il picco massimo si registra tra le 10 del mattino e le 3 del pomeriggio), dalla stagione, dalla latitudine e della pigmentazione cutanea (le persone con una carnagione più scura hanno ad esempio bisogno di più tempo).

Non bisogna però dimenticare che ci sono diversi fattori che possono influenzare negativamente i livelli di questa vitamina e, per questo motivo, alcune fasce della popolazione hanno un maggior rischio di ipovitaminosi D.

In questo articolo ci concentreremo prevalentemente sulla carenza di vitamina D, per chi fosse interessato ad altre informazioni consigliamo la consultazione dei seguenti approfondimenti:

Sintomi di una carenza di vitamina D

Sintomi di una carenza di vitamina D

Anche se le fasce della popolazione più a rischio sono i bambini e gli anziani, anche nell'adulto non si deve escludere una possibile ipovitaminosi D. Questa condizione non deve essere mai presa alla leggera, in certi casi non ci si sottopone però a controlli periodici e, di conseguenza, non si rileva una carenza di 25-OH D3 mediante un esame del sangue. Vediamo quindi quali possono essere alcuni sintomi di una carenza di vitamina D.

Dolore articolare e debolezza muscolare

Quantità adeguata di vitamina D e calcio sono essenziali per mantenere una densità ossea e una buona forza. Alcune persone possono lamentare un dolore alla schiena (mal di schiena) che viene spesso diagnosticato come fibromialgia. In altri casi ci può essere una diagnosi di "sindrome da stanchezza cronica", in entrambe le condizioni si potrebbe essere davanti ad una carenza di vitamina D osteomalacia.

Sintomi classici dell'osteomalacia sono la debolezza muscolare e dei dolori che si possono localizzare nella cintura pelvica, nelle cosce e nel tratto dorso lombare della colonna vertebrale. Le persone con questa condizione presentano generalmente, a seconda del grado, un'andatura insicura e una certa fragilità ossea che interessa soprattutto il bacino, le spalle, la spina dorsale, il femore e l'omero.

A causa della debolezza muscolare aumenta la probabilità di andare incontro a fratture, soprattutto nella zona dei polsi e del bacino. Anche se a prima vista potrebbe sembrare uguale, il deficit di vitamina D osteomalacia è diverso dalla carenza di vitamina D che causa l'osteoporosi negli adulti.

Una quantità adeguata di vitamina D non è utile solo per garantire una buona densità ossea, serve anche ai muscoli perché contribuisce a mantenere un'adeguata capacità di contrazione muscolare (caratteristica fondamentale per l'equilibrio negli anziani).

Osteoporosi

L'osteoporosi può essere un "sintomo" della carenza di vitamina D. Si tratta di una patologia che colpisce le ossa e si manifesta prevalentemente nelle donne, soprattutto durante il periodo della menopausa. Estrema fragilità ossea e dolori all'apparato scheletrico sono dei campanelli d'allarme che dovrebbero richiedere ulteriori esami di approfondimento.

Depressione e sbalzi d'umore

Se ci si sente spesso stanchi, deboli e depressi la colpa potrebbe essere di un basso livello di vitamina D nell'organismo. Diversi studi hanno dimostrato che grazie a questa vitamina si riescono a mantenere buoni livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che svolge diverse funzioni: nell'umore, nella fame e nel sonno.

Tra le tante ricerche possiamo ad esempio citare quella pubblicata sul British Journal of Psychiatry, Vitamin D deficiency and depression in adults: systematic review and meta-analysis - Doi: 10.1192/bjp.bp.111.106666, dove è stato dimostrato che un livello di vitamina D troppo basso è correlato ad un più alto rischio di depressione. Una carenza della vitamina può inoltre peggiorare stati d'ansia, nervosismo e irritabilità. Sembra inoltre esserci una relazione con altri disturbi quali ad esempio la sindrome premestruale.

In un'altra ricerca sono stati invece valutati gli effetti della vitamina D sulla salute mentale di 80 pazienti anziani. Dall'indagine è emerso che coloro che presentavano bassi livelli di vitamina D avevano un rischio superiore di 11 volte di essere depressi rispetto a coloro che assumevano degli integratori per sopperire all'ipovitaminosi D. Un'altra ricerca, pubblicata sul Medical Hypotheses nel 2014, ha invece dimostrato l'esistenza di un legame tra il disturbo affettivo stagionale (SAD), una condizione nota come depressione invernale, e una carenza di vitamina D collegata alla mancanza di luce solare.

Stanchezza

Sentirsi sempre stanchi potrebbe essere un sintomo della carenza di vitamina D. Il nostro organismo sfrutta questa vitamina nel processo di conversione dei cibi in energia mediante i mitocondri. Nei casi in cui ci si trovi in presenza di un deficit vitaminico, ci potrebbero essere delle difficoltà collegate alla scarsa assimilazione dei nutrienti. Livelli inadeguati di vitamina D portano inoltre ad accumulare più grasso e, contemporaneamente, si riduce il metabolismo con conseguente riduzione delle energie a disposizione. Un buon livello di vitamina D potrebbe quindi essere utile per ridurre notevolmente la sensazione di stanchezza.

Ridotta tolleranza al glucosio

Una ridotta tolleranza al glucosio, nota anche semplicemente come intolleranza al glucosio o IGT (acronimo di Impaired Glucose Tolerance), potrebbe essere un altro sintomo di carenza di vitamina D. Questa condizione, presente ad esempio in caso di diabete gestazionale, è conseguente ad un'alterazione del funzionamento delle cellule Beta-Pancreatiche. Particolari cellule, situate nel pancreas, che hanno il compito di produrre l'insulina che favorisce la regolazione dei livelli di glucosio nell'organismo.

Da tempo si sa che un'alterazione nella funzionalità di queste cellule altera la tolleranza al glucosio. Di recente si è però scoperto che la vitamina D contribuisce a migliorare la funzionalità delle cellule Beta-Pancreatiche e i livelli di 25 OH, metabolita della vitamina D, sono direttamente correlati ad un aumento della tolleranza al glucosio. In base ai dati di uno studio australiano, condotto su oltre 5 mila persone, è inoltre emerso che un aumento della vitamina D può ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 del 29 per cento. Per quanto riguarda invece i pazienti con diabete di tipo 1, un livello adeguato della vitamina sembrerebbe rallentare la perdita delle cellule del pancreas conseguente alla risposta autoimmune dell'organismo.

Eccessiva sudorazione

Tra le cause di un eccessiva sudorazione ci potrebbe essere una carenza di vitamina D. Secondo alcuni esperti l'iperidrosi, soprattutto se localizzata nella zona della testa, è un sintomo precoce di ipovitaminosi D. Un'eccessiva sudorazione sulla testa dei neonati può essere un campanello d'allarme per il rachitismo, una forma di carenza di vitamina D3 che colpisce lo sviluppo delle ossa nei bambini. Una spiegazione per la sudorazione profusa può risiedere nel fatto che la vitamina D contribuisce a regolare la concentrazione di minerali e, di conseguenza, aiuta a regolare l'equilibrio dei fluidi del corpo che, a loro volta, regolano la temperatura corporea.

Cosa può causare una carenza di vitamina D

Cosa può causare una carenza di vitamina D

Le cause di una carenza di vitamina D possono essere numerose, in alcuni casi il motivo potrebbe risiedere ad esempio nel colore della pelle. Le carnagioni più scure presentano una pigmentazione che agisce come un filtro naturale e, di conseguenza, bisogna passare più tempo al sole per poter produrre dei livelli adeguati di vitamina D. Negli ultimi anni, per paura delle scottature solari e il conseguente rischio di melanoma della pelle, si tende a proteggere in maniera eccessiva la pelle, ci sono poi degli stili di vita che portano a trascorrere meno tempo all'aria aperta e, di conseguenza, il problema dell'ipovitaminosi D è abbastanza frequente. Queste sono però solo alcune delle cause, vediamo di analizzare le principali:

Colore della pelle

Se prendiamo ad esempio in considerazione gli afro-americani, essi corrono un rischio maggiore di carenza di vitamina D perché hanno bisogno di un'esposizione molto più lunga, anche fino a 10 volte, per produrre la stessa quantità di vitamina D rispetto ad una persona con la pelle chiara. Ciò significa che non sono sufficienti 15 minuti nelle ore centrali del giorno ma ne serviranno addirittura 150, quasi 3 ore.

Sovrappeso e obesità

Se si è in sovrappeso, o obesi, c'è una maggiore probabilità di sviluppare una carenza di vitamina D. Stando ai dati di alcune indagini, un incremento del 10 per cento dell'indice di massa corporea (BMI) porterebbe ad un calo del 4 per cento dei livelli di 25-OH D3. Il motivo risiede nel fatto che la vitamina D è una vitamina liposolubile che viene "attirata e intrappolata" dal grasso corporeo. Un rischio analogo, ma con percentuali diverse, lo si può correre anche in presenza di un basso grasso corporeo in concomitanza ad un'alta massa muscolare. In queste due situazioni potrebbe essere quindi opportuno eseguire un esame del sangue per valutare i propri livelli e, nel caso siano insufficienti, provvedere a riequilibrarli. Ulteriori informazioni possono essere trovate nell'articolo: Carenza di vitamina D a causa di un eccesso di tessuto adiposo.

Stando ai risultati di uno studio pubblicato su PLoS One (Pediatric Obesity and Vitamin D Deficiency: A Proteomic Approach Identifies Multimeric Adiponectin as a Key Link between These Conditions - Doi: 10.1371/journal.pone.0083685), una carenza di vitamina D potrebbe essere legata all'obesità. La cosa interessante è che il ripristino di livelli adeguati contribuirebbe, almeno in età pediatrica, a contrastare l'aumento di peso. Tutto sembrerebbe essere legato all'adiponectina, una molecola prodotta dal tessuto adiposo coinvolta direttamente nell'obesità.

Per cercare di capire cosa potesse legare una carenza di vitamina D all'obesità, i ricercatori hanno esaminato le alterazioni nell'espressione delle proteine presenti nel sangue di bambini obesi con o senza carenza di vitamina D. Alla fine dell'indagine sono state individuate 53 proteine plasmatiche con differente espressione nei soggetti obesi con ipovitaminosi D rispetto a coloro che presentavano dei livelli adeguati della vitamina. Tra queste proteine ne è emersa una, l'adiponectina, che risultava essere particolarmente ridotta nei bambini con un deficit di vitamina D. La successiva supplementazione, per un periodo di 12 mesi, ha portato a notevoli miglioramenti. Una scoperta che ha aperto la strada ad una maggiore comprensione del ruolo della carenza di vitamina D nell'obesità e un ulteriore possibile beneficio della somministrazione di vitamina D in età pediatrica.

Vitamina D e tiroide

Uno studio (Is vitamin D related to pathogenesis and treatment of Hashimoto's thyroiditis? - Hellenic Journal of Nuclear Medicine 2015; 18(3): 222-227), condotto da un gruppo di ricercatori greci, ha individuato una relazione tra vitamina D e tiroiditi. Nello specifico si è rilevata una possibile relazione fra la carenza della vitamina e l'aumento del livello degli anticorpi anti-perossidasi (indicativi della presenza di una tiroidite autoimmune) nel sangue.

La ricerca ha coinvolto complessivamente 218 abitanti dell'isola di Creta, 180 femmine e 38 maschi, con tiroidite di Hashimoto e senza alterazioni della funzione della tiroide. Di tutti è stata esaminata la concentrazione plasmatica della 25-OH D3 separando in due gruppi quelli che avevano dei livelli insufficienti, inferiori a 30 ng/ml, e quelli con livelli adeguati. Ben l'85 per cento dell'intero campione presentava una carenza della vitamina D, l'età media generale era di 35 anni e nel gruppo di quelli con carenza superava di poco i 37 anni.

Di tutte le persone è stata valutata la funzione della tiroide e l'eventuale presenza di auto-anticorpi caratteristici delle tiroiditi, sono stati inoltre registrati altri parametri quali: pressione arteriosa, misure fisiche varie ed è stata eseguita un'ecografia dei reni. Successivamente, nelle persone con carenza di vitamina D, è stata somministrata vitamina D3 (colecalciferolo) con una dose di 1200-4000 UI al giorno per 4 mesi. La somministrazione aveva l'obbiettivo di ripristinare un'adeguata concentrazione plasmatica di 25-OH D3 al fine di raggiungere dei valori sufficienti: uguali o superiori a 30 ng/ml.

Al termine dei 4 mesi di trattamento sono stati ripetuti tutti gli esami e i risultati sono stati incrociati con i dati raccolti in precedenza. Dall'analisi si è potuto constatare che una carenza della vitamina D era correlata ad una concentrazione significativamente maggiore di anticorpi anti-perossidasi. La somministrazione del colecalciferolo aveva però indotto, nelle persone con carenza, una riduzione significativa, intorno al 20 per cento, della concentrazione degli anticorpi anti-perossidasi.

La somministrazione di vitamina D3, nei soggetti con carenza, può quindi contribuire a ridurre i livelli degli anticorpi anti - perossidasi tiroidea (TPO).

Intolleranza al lattosio e carenza di vitamina D

Anche se attualmente non se ne conoscono le cause, nel corso di uno studio canadese è stata rilevata un'associazione tra l'intolleranza al lattosio di origine genetica e dei bassi livelli di vitamina D. Nelle persone dove l'intolleranza al lattosio è riconducibile ad una variazione del gene responsabile della produzione di lattasi (l'enzima grazie al quale si riesce a digerire il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte e nei derivati), la carenza di vitamina D potrebbe non dipendere tanto dalla dieta, o dall'esposizione al sole, ma da alcune alterazioni concomitanti dei geni della lattasi e del recettore per l'assorbimento della vitamina D.

Altre cause di una carenza di vitamina D

Oltre a quanto già detto, dietro a una carenza di vitamina D ci possono essere anche altre cause quali:

  • Figli di madri con fattori di rischio di deficit di vitamina D durante la gravidanza
  • Insufficienza epatica cronica
  • Insufficienza renale cronica
  • Malassorbimenti (conseguente ad esempio alla fibrosi cistica, celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali, ecc.)
  • Regimi dietetici inadeguati (ad esempio dieta vegana)
  • Terapie prolungate a base di antiepilettici (es. fenobarbital, fenitoina)
  • Terapie prolungate a base di corticosteroidi per via sistemica
  • Terapie prolungate con antimicotici per via sistemica (es. ketoconazolo)
  • Terapie prolungate con farmaci antiretrovirali

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