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Cura diabete tipo 1 per ridurre le iniezioni di insulina - Il Sotagliflozin aiuta a curare il diabete, grazie ad una compressa si possono eliminare gli sbalzi dei valori glicemici e, di conseguenza, si evita un'eventuale ipoglicemia

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Cura diabete tipo 1 per ridurre le iniezioni di insulina

Sotagliflozin e terapia insulinica

Il Sotagliflozin aiuta a curare il diabete, grazie ad una compressa si possono eliminare gli sbalzi dei valori glicemici e, di conseguenza, si evita un'eventuale ipoglicemia (una delle più frequenti complicanze acute nei diabetici). Questo farmaco, assunto dalle persone con diabete di tipo 1, consente inoltre di ridurre le iniezioni di insulina. I dati relativi alla sperimentazione sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (Effects of Sotagliflozin Added to Insulin in Patients with Type 1 Diabetes - Doi: 10.1056/NEJMoa1708337).

I risultati sono frutto di uno studio di fase 3, una fase di ricerca molto avanzata che precede l'autorizzazione e l'ammissione al commercio. Il trial clinico, durato sei mesi, ha coinvolto complessivamente 1.402 persone affette da diabete di tipo 1. Tra i 133 centri di ricerca (dislocati in 19 Paesi) che hanno contribuito alla sperimentazione c'è anche l'Università Campus Bio-Medico di Roma. Una singola compressa da 400 milligrammi assunta una volta al giorno, affiancata alla normale terapia insulinica, ha contribuito a ridurre di quasi un punto la glicemia e l'emoglobina glicata (HbA1c). Un risultato che ha permesso di ridurre la dose di insulina di circa il 30 per cento.

Per chi non lo sapesse, l'emoglobina glicata (HbA1c) è un ottimo indicatore clinico. Rilevato mediante un semplice test di laboratorio, consente di valutare la qualità del controllo glicemico di un soggetto diabetico. Grazie a questo esame, il diabetologo può avere una visone chiara sull'andamento del diabete negli ultimi 2-3 mesi e si può capire se la terapia in corso è adeguata ed è riuscita a controllare in maniera adeguata la malattia.

Cura diabete tipo 1

Il Sotaglifozin è un inibitore del del riassorbimento del glucosio a livello renale. Grazie a questo farmaco le molecole di zucchero possono essere eliminate attraverso le urine, inoltre, viene ridotto anche l'assorbimento a livello intestinale. Fino ad oggi il Sotaglifozin era stato testato solo per il diabete di tipo 2, diversi trial clinici ne hanno però dimostrato le potenzialità anche per la forma giovanile (DB1).

Gli esperti spiegano che il glucosio, dopo un primo filtraggio renale, viene riassorbito nel sangue e torna in circolo (questo vale fino a quando la glicemia non supera la soglia di 180 mg/dl). Superato questo limite, viene eliminato dall'organismo attraverso le feci e le urine. Quando si utilizza il farmaco tale soglia viene però modificata su un valore di 130 mg/dl. In questo caso, nel momento in cui la concentrazione di zucchero (glucosio) presente nel sangue raggiunge tale livello, si attiva un processo che inibisce due proteine (SGLT1 e SGLT2) che hanno il compito di trasportare il glucosio. In seguito alla loro inibizione, l'organismo non recupera gli zuccheri nel sangue e, di conseguenza, vengono eliminati definitivamente.

Anche se questo medicinale non potrà sostituire le iniezioni di insulina, contribuisce a ridurne le dosi e, sopratutto, migliora considerevolmente le glicemie giornaliere limitando le ipoglicemie. Oltre a questi vantaggi, vi è anche una stabilizzazione della pressione e favorisce la perdita di peso. Secondo le aspettative dei ricercatori, considerando che si è superata già la fase 3 di sperimentazione, la commercializzazione del Sotaglifozin dovrebbe avvenire verso la fine del 2018.

Prevenzione del diabete di tipo 1

Prevenzione diabete di tipo 1

Più o meno tutti sanno che il diabete di tipo 2 può essere prevenuto grazie all'esercizio fisico e ad un'alimentazione sana. Secondo alcune indagini, questi due fattori potrebbero ridurre di circa il 60 per cento il rischio della patologia nelle persone predisposte. Attualmente non ci sono però metodi per prevenire il diabete di tipo 1, una patologia dalla quale per ora non si può guarire.

In futuro le cose potrebbero però cambiare, in Germania è in fase di sperimentazione un vaccino per il diabete di tipo 1 a base di insulina. Dopo i buoni risultati ottenuti in un trial clinico che ha coinvolto dei bambini tra i 2 e i 7 anni, i ricercatori tedeschi (dell'Università Ludwig Maximilians di Monaco di Baviera) hanno avviato, nel 2015, uno studio su un altro gruppo di bimbi più piccoli (con un'età compresa tra i 6 e i 24 mesi). Il campione non è stato scelto a caso, tutti hanno infatti un parente di primo grado con diabete di tipo 1. L'obiettivo è quello di capire se si può prevenire l'insorgenza del diabete nel lungo periodo mediante la somministrazione di insulina in polvere.

Diversi studi hanno dimostrato che avere un parente di primo grado affetto da diabete di tipo 1 aumenta la probabilità di sviluppare la malattia, il vaccino al quale si sta lavorando verrebbe quindi somministrato in via preventiva proprio a questi soggetti. Nel corso della sperimentazione, per un periodo di 12 mesi, a tutti i bambini sono state somministrate, insieme ai pasti, delle dosi crescenti di insulina (da 7,5 mg a 67,5 mg). La somministrazione per via orale non è stata scelta a caso, quando l'insulina passa per la bocca viene assorbita in una prima fase dalla membrana mucosa e, successivamente, arriva nel tratto digerente dove viene ridotta in piccolissime parti durante la digestione.

In pratica si cerca di ottenere un effetto noto come mitridatizzazione, un processo che ha l'obiettivo di abituare gradualmente l'organismo all'insulina in modo da prevenire il pericolo di una reazione autoimmunitaria. Tutti i bambini, ogni tre mesi, sono stati sottoposti a delle valutazioni intermedie per verificare lo stato di salute e per valutare la reazione del loro organismo all'insulina. La prima fase di questa indagine si è conclusa e la terapia è risultata essere ben tollerata dai pazienti, ora bisognerà attendere qualche anno per verificare l'efficacia della protezione.

Anche un altro studio, pubblicato sul Science Translational Medicine (Metabolic and immune effects of immunotherapy with proinsulin peptide in human new-onset type 1 diabetes - 10.1126/scitranslmed.aaf7779), punta a bloccare il diabete mediante l'immunoterapia. La sperimentazione, condotta presso l'Università di Cardiff e il King's College di Londra, ha coinvolto 27 pazienti ai quali era stato diagnosticato il diabete di recente (da meno di 100 giorni). Solo otto di loro sono stati sottoposti a una terapia a base di anticorpi specifici, il restante campione ha invece ricevuto un placebo.

Dall'analisi dei dati si è potuto constatare che l'immunoterapia è sicura. I pazienti non presentavano infatti nessun aumento né accelerazione di danni al pancreas dovuti alla naturale evoluzione della malattia. Inoltre, mentre i pazienti non trattati nei mesi successivi hanno avuto bisogno di aumentare la somministrazione di insulina per regolare la glicemia, quelli sottoposti alla terapia sono rimasti stabili e la terapia insulinica non ha avuto bisogno di aggiustamenti. Ora bisognerà coinvolgere un numero maggiore di pazienti per verificare la reale efficacia di questa terapia.

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