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Abbassare il colesterolo alto senza statine

Vaccino per il colesterolo alto

Esistono delle alternative per abbassare il colesterolo alto senza statine, oltre alla dieta, all'attività fisica e alle statine naturali, presto potrebbe essere disponibile un vaccino in grado di ridurre i livelli delle lipoproteine a bassa densità (note anche come LDL dall'inglese Low Density Lipoprotein). Per quanto riguarda l'alimentazione vi rimandiamo all'articolo "Dieta colesterolo: cosa mangiare e cosa non mangiare" e per altri consigli e informazioni potete consultare la sezione Statine e colesterolo, vediamo ora cosa ci riserva il futuro. Un team di ricercatori austriaci e olandesi hanno ottenuto ottimi risultati su modelli animali e sta per concludersi una sperimentazione clinica sull'uomo che ha coinvolto 72 volontari. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull'European Heart Journal (The AT04A vaccine against proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 reduces total cholesterol, vascular inflammation, and atherosclerosis in APOE*3Leiden.CETP mice - Doi: 10.1093/eurheartj/ehx260).

Christine Landlinger, prima autrice dello studio, spiega che i risultati ottenuti sugli animali dimostrano che si può abbassare il colesterolo anche senza ricorrere alle statine, a volte non viste di buon occhio per i possibili effetti collaterali, e in maniera più stabile rispetto ad altre strade che richiedono un'attenzione costante dal punto di vista della dieta e dell'attività fisica. Grazie a un vaccino, identificato con la sigla AT04A e sviluppato dalla compagnia biotech austriaca AFFiRi, si induce l'organismo a produrre degli anticorpi che hanno come target una particolare molecola, l'enzima PCSK9 (Proprotein convertase subtilisin/kexin type 9), che ostacola la ripulitura del sangue dall'eccesso di colesterolo LDL (noto anche come colesterolo cattivo).

Una volta neutralizzato l'enzima PCSK9, migliora notevolmente il processo di pulizia dei vasi sanguigni dal colesterolo cattivo in eccesso con una conseguente riduzione del colesterolo totale. Spesso si parla di colesterolo alto ma a volte non si sa quale potrebbe essere un valore considerato accertabile, per maggiori informazioni vi rimandiamo alla pagina dove potete trovare i valori del colesterolo di riferimento. Nella sperimentazione condotta su topolini, il vaccino AT04A è riuscito a ridurre, in media, del 53 per cento il colesterolo totale e del 64 per cento il danno ai vasi sanguigni. Si è inoltre osservato un discreto abbassamento dei livelli delle molecole che indicano la presenza di un processo infiammatorio.

Günther Staffler, uno degli autori dello studio e direttore tecnico presso la compagnia biotech AFFiRis, spiega che la metodica di somministrazione dell'AT04A lo accomuna a un vaccino, al lato pratico agisce però diversamente rispetto a un vaccino tradizionale. Dopo una vaccinazione, l'organismo è indotto a produrre degli anticorpi specifici verso dei batteri o dei virus (vaccinoterapia), l'AT04A sviluppa invece degli anticorpi diretti verso proteine prodotte dall'organismo stesso. Si tratta quindi di un trattamento che rientra nell'immunoterapia.

Uno dei vantaggi del vaccino anti-colesterolo è che i suoi effetti perdurano nel tempo dopo la somministrazione. Una terapia per l'ipercolesterolemia che risulta essere molto più conveniente delle statine e con una maggiore probabilità di aderenza alle cure, dopo una prima dose è infatti necessaria un'altra sola somministrazione nell'arco dell'anno (metodo molto più pratico rispetto alla terapia che prevede l'assunzione giornaliera dei farmaci contro il colesterolo alto).

Il vaccino AT04A potrebbe quindi essere una soluzione alternativa per tutte quelle persone che sono costrette ad assumere ogni giorno dei farmaci per combattere il colesterolo alto e, in particolar modo, i soggetti con ipercolesterolemia familiare. Per quanto riguarda quest'ultima tipologia di pazienti, esistono alcuni soggetti con un PCSK9 più attivo rispetto al normale, una condizione che determina una precoce degradazione del recettore LDL con conseguente accumulo di LDL in circolo. Per queste persone, con un'ipercolesterolemia familiare omozigote, attualmente esistono poche possibilità terapeutiche e la terapia farmacologica è di scarsa o nessuna utilità, il nuovo vaccino potrebbe quindi essere di grande aiuto.

Appena si concluderà la prima sperimentazione sull'uomo, che vede coinvolti 72 volontari presso l'Università di medicina di Vienna, bisognerà condurre un'ulteriore indagine su un campione più ampio di pazienti per valutare in maniera più approfondita eventuali effetti collaterali. Attualmente ci sono infatti alcuni aspetti che preoccupano i ricercatori, per esempio non si sa se ci potrebbero essere dei rischi di diabete collegati all'azione sull'enzima PCSK9.

Statine e colesterolo

A causa delle numerose informazioni che si possono trovare in rete, spesso contrastanti fra loro, molte persone con ipercolesterolemia possono essere confuse e potrebbero essere spinte a sospendere la cura senza consultare il medico. Una condizione di colesterolo alto, se persiste per un lungo periodo, aumenta la probabilità di aterosclerosi e nel tempo incrementa il rischio di malattie quali: ictus cerebrale, infarto e trombosi.

Alternativa alle statine

Diversi studi, e in particolar modo uno pubblicato su The Lancet (Interpretation of the evidence for the efficacy and safety of statin therapy - Doi: 10.1016/S0140-6736(16)31357-5), hanno fatto chiarezza su rischi e benefici delle statine. Un gruppo autorevole di ricercatori, dopo aver revisionato i dati di diverse indagini, ha concluso che i rischi correlati all'uso prolungato di statine sono considerevolmente bassi rispetto ai benefici che questi farmaci possono dare in un gruppo di pazienti selezionati.

In determinati pazienti ben selezionati, persone che hanno già avuto un evento cardiovascolare e individui sani ma ad alto rischio, le statine sono quindi consigliate in quanto i benefici superano i possibili effetti collaterali (effetti che in determinati casi possono essere anche reversibili). Alla luce di queste informazioni è quindi sconsigliato sospendere le statine di propria iniziativa.

Sono numerose le ricerche scientifiche che hanno dimostrato l'utilità delle statine, sia nella prevenzione primaria che in quella secondaria cardiovascolare, in persone ad elevato rischio. Nel nostro Paese la terapia ipolipemizzante con statine viene rimborsata dal SSN nei seguenti casi:

  • Persone con dislipidemia familiare;
  • Persone con un elevato rischio di un primo evento cardiovascolare (prevenzione primaria);
  • Persone con arteriopatia obliterante periferica o pregresso infarto o diabete, coronaropatia documentata, pregresso ictus e nei casi in cui l'ipercolesterolemia non può essere corretta attraverso la sola dieta e l'attività fisica (prevenzione secondaria).

Cosa sono le statine

Le statine sono dei farmaci, ben tollerati nella maggior parte dei casi, prescritti per abbassare il colesterolo LDL. Tutte le statine, sia quelle sintetiche che quelle naturali, possiedono delle caratteristiche simili tra loro ma possono presentare un differente profilo cinetico (velocità di reazione e i fattori influenzanti).

Effetti collaterali statine

In base ai dati di un'ampia ricerca che ha riesaminato i dati di oltre 250 mila pazienti trattati con statine tra il 1985 e il 2013, gli effetti aversi associati a questo medicinale non sono comuni e non risultano collegate all'aumento del rischio tumorale. Tra tutte le statine, la simvastatin e la pravastatin, nomi generici dei farmaci di marca Zocor e Aplactin, sono risultate essere quelle con il miglior profilo sicurezza, in particolare quando prescritte in quantità moderate.

Le persone sottoposte per lunghi periodi a terapia ipolipemizzante con statine presentano un incremento del 9 per cento del rischio diabete e un incremento reversibile degli enzimi epatici. Altri possibili effetti collaterali sono la sofferenza dei muscoli (rabdomiolisi) e l'emorragia cerebrale.

Nel corso di uno studio, che ha monitorato 10 mila pazienti trattati per 5 anni con statine, sono stati rilevati 5 casi di rabdomiolisi, 7 casi di emorragia cerebrale e 75 casi di diabete. Secondo gli autori, la riduzione del colesterolo cattivo a 70 mg/L ha però prevenuto ben 1000 eventi cardiovascolari gravi potenzialmente letali in persone che ne avevano già avuto uno in precedenza e 500 eventi in persone sane ma con rischio aumentato. I benefici della terapia sono quindi decisamente superiori al possibile rischio di eventi collaterali.

Come sospendere le statine

Circa il 20 per cento dei pazienti trattati con statine presentano degli effetti collaterali che gli spingono a cercare un modo per sospendere la terapia. Se anche voi siete tra quelli che vogliono sapere come sospendere le statine, dovreste prima di tutto rivolgervi al vostro medico prima di prendere una decisione avventata. È importante sottolineare che non bisogna mai sospendere l'assunzione di queste sostanze senza preventiva autorizzazione del medico curante. Un avvertimento valido per tutte le persone ma in particolar modo per quelle che assumono le statine perché in passato hanno già avuto un infarto al miocardio.

Se avete smesso di prendere le statine e vi siete pentiti della vostra scelta, uno studio retrospettivo, pubblicato sugli Annals of Internal Medicine (Discontinuation of statins in routine care settings - Doi: 10.7326/0003-4819-158-7-201304020-00004), evidenzia che si può riprendere la terapia. Ben il 40 per cento dei pazienti che avevano interrotto il trattamento con le statine a causa di un evento avverso correlato, successivamente hanno ricominciato a prenderle con successo, in metà dei casi con lo stesso dosaggio o addirittura con una dose maggiore.

Statine naturali vegetali

Le persone che non vedono di buon occhio i farmaci, o ne temono gli effetti collaterali, cercano in natura delle sostanze che possono avere un principio di funzionamento analogo (alimenti con proprietà nutraceutiche). Sia nella prevenzione primaria che in quella secondaria, la dieta ha un ruolo molto importante, per quanto riguarda il colesterolo esistono anche delle statine naturali. Se in alcuni casi queste potrebbero essere effettivamente una valida alternativa, alcune persone (quelle più a rischio) dovrebbero evitare di cercare un'alternativa per sospendere le statine.

Ipercolesterolemia e statine naturali

Alimenti che possono ridurre il colesterolo

Avena e orzo per abbassare il colesterolo

Da tempo si sapeva che alcuni cereali, quali ad esempio l'avena e l'orzo, hanno la capacità di abbassare il colesterolo LDL. Di recente si è scoperto anche il meccanicismo dietro a questo fenomeno e i risultati dello studio sono stati pubblicati su FASEB Journal (Reduction in circulating bile acid and restricted diffusion across the intestinal epithelium are associated with a decrease in blood cholesterol in the presence of oat ß-glucan - Doi: 10.1096/fj.201600465R).

Alcuni ricercatori australiani, dell'Università del Queensland, si sono concentrati sull'azione del beta-glucano, una classe di polisaccaridi indigeribili presenti in diversi alimenti (tra cui l'avena e l'orzo), che esercitano sul nostro organismo diversi effetti positivi (promuovono la motilità intestinale, migliorano la digestione a livello dello stomaco, ecc.). Dall'indagine è emerso che i beta-glucani contribuiscono a ridurre la quantità totale di bile presente nell'apparato digestivo e, al contempo, i livelli del colesterolo totale e quello LDL. Una sperimentazione condotta sugli animali ha rilevato che l'integrazione nella dieta di alimenti contenenti beta-glucani, dopo un periodo di 26 giorni, contribuisce a ridurre del 34 per cento il colesterolo totale e del 57 per cento il colesterolo LDL.

Maggiori informazioni su questa ricerca potete trovarle nell'articolo "Colesterolo LDL alto? avena nella dieta per abbassarlo". Un'altra ricerca, pubblicata questa volta sul Journal of Food and Nutrition, ha invece concluso che sarebbero sufficienti 3 grammi di beta glucani, quantitativo che si potrebbe assumere mangiando circa 85 grammi di fiocchi d'avena o di orzo decorticato, per ridurre del 7 per cento il colesterolo LDL. I diabetici e le persone che partono con un livello elevato di colesterolo sembrano essere quelle che trarrebbero i benefici maggiori dall'integrazione dei cereali nell'alimentazione.

Fitosteroli e colesterolo

I fitosteroli, noti anche come steroli vegetali, sono una classe di lipidi che presentano una struttura chimica simile a quella del colesterolo. I fitosteroli sono presenti in alcuni vegetali e sono totalmente assenti negli alimenti di origine animale. Le maggiori fonti di steroli vegetali sono: gli oli vegetali, la frutta fresca, i legumi, i cereali, ecc..

Il primo studio che ha rilevato un possibile effetto "benefico" dei fitosteroli nei confronti del colesterolo risale al 1953, da allora ci sono state numerose altre ricerche che hanno confermato tale nesso. Anche gli steroli vegetali, come i beta-glucani, sono efficaci nel ridurre il colesterolo totale e, in particolar modo, il colesterolo LDL.

I fitosteroli, come abbiamo detto, sono molto simili al colesterolo, quando essi sono presenti in quantità adeguate all'interno del tubo digerente le micelle, una sorta di trasportatori presenti nelle cellule digestive, si uniscono ad essi e non al colesterolo. Di conseguenza viene assimilato meno colesterolo e quello non "trasportato" viene eliminato con le feci. Il nostro organismo ha però bisogno di colesterolo per produrre i sali biliari, fondamentali nel processo digestivo, e, se non arriva con l'alimentazione, preleva il colesterolo LDL presente nella circolazione sanguigna riducendo il livello di colesterolo totale in circolo.

In base ad alcune ricerche, un consumo giornaliero di circa 1-3 grammi di steroli vegetali permette di ridurre il colesterolo LDL, senza ridurre il colesterolo HDL, dal 5 al 15 per cento. Già 0,8 grammi quotidiani di fitosteroli contribuiscono a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.

Riso rosso fermentato

Il riso rosso fermentato, frutto della fermentazione del riso ad opera del lievito Monascus purpureus, è un integratore utilizzato contro il colesterolo alto. Quando si fa fermentare il riso, mediante l'utilizzo del Monascus purpureus (un fungo utilizzato da millenni in Cina), l'alimento si arricchisce di alcune sostanze (prima fra tutte la monacolina k) che presentano un effetto molto simile a quello delle statine.

Grazie a questa caratteristica, in mancanza di problematiche, il riso rosso fermentato può essere in alcuni casi consigliato per mantenere i livelli di colesterolo nella norma e/o per ridurli se si è in una condizione di ipercolesterolemia . Viste le sue proprietà, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha autorizzato l'utilizzo a fini pubblicitari di una scritta di questo tipo: la monacolina K presente nel riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli ematici di colesterolo nella norma. La scritta che evidenzia la presenza della monacolina K, con i relativi benefici, può però essere inserita solo in alimenti che riescono a fornire, nell'ambito di un'alimentazione "normale", almeno 10 mg della sostanza. Nella confezione deve essere inoltre indicata la quantità di alimento che bisogna ingerire per raggiungere tale livello.

Il riso rosso fermentato, anche se da molti è considerata una statina naturale, non è privo di effetti collaterali. In base ad uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), i cui risultati sono stati pubblicati sul British Journal of Clinical Pharmacology (Adverse reactions to dietary supplements containing red yeast rice: assessment of cases from the Italian surveillance system - Doi: 10.1111/bcp.13171), il riso rosso fermentato presenta un profilo di rischio simili alle statine.

I ricercatori spiegano che la monacolina K è una molecola che presenta una struttura chimica identica alla lovastatina, una statina utilizzata per il trattamento dell'ipercolesterolemia. Spesso, le persone con colesterolo alto intolleranti alle statine, sono alla ricerca di alternative naturali e non di rado ripiegano sul riso rosso fermentato. La ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità è molto utile perché approfondisce il profilo di sicurezza di questo alimento.

I dati sono il risultato dell'analisi delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse pervenute al sistema di fitosorveglianza, il sistema di sorveglianza delle sospette reazioni avverse da prodotti di origine naturale, coordinato dall'ISS. Nell'arco di 13 anni, dal 2002 al 2015, sono state fatte 1261 segnalazioni, di queste, 55 erano relative a integratori a base di riso: 19 riguardavano casi di mialgia, 12 hanno riportato reazioni gastrointestinali, 10 danni al fegato, 9 reazioni cutanee e 5 riguardavano altri tipi di reazioni. In 13 casi l'effetto collaterale era talmente grave che ha richiesto il ricovero ospedaliero. Dall'analisi di questi dati emerge che il profilo di rischio del riso rosso fermentato è simile a quello delle statine.

In base ad altri studi è inoltre emerso che il riso rosso fermentato potrebbe avere effetti collaterali a livello del fegato, per tale motivo se ne sconsiglia l'utilizzo in presenza di problemi epatici, a chi eccede con il consumo di alcolici e in caso di terapie che possano a loro volta danneggiare tale organo. Questa sostanza naturale potrebbe inoltre interferire con le terapie a base di ciclosporine e gemfibrozil, se ne sconsiglia inoltre l'utilizzo in concomitanza con altre statine in quanto potrebbe aumentare il rischio di effetti collaterali.

Nel caso di gravidanza, si sconsiglia l'assunzione di riso rosso fermentato. Non ci sono invece informazioni precise sull'utilizzo durante l'allattamento al seno, in via precauzionale bisognerebbe evitarne l'utilizzo anche in questo caso.

Ulteriori informazione su come ridurre il colesterolo in modo naturale potete trovarle nell'articolo "Dieta colesterolo: cosa mangiare e cosa non mangiare".

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