UniversONline.it

Sintomi alzheimer: depressione possibile spia della malattia - Depressione come sintomo dell'Alzheimer incipiente, l'origine della malattia potrebbe nascondersi nell'area del cervello associata all'umore e non a quella...

Continua
Universonline su Facebook
Universonline su G+

Sintomi alzheimer: depressione possibile spia della malattia

Donna depressa con Alzheimer

Depressione come sintomo dell'Alzheimer incipiente, l'origine della malattia potrebbe nascondersi nell'area del cervello associata all'umore e non a quella della memoria. La perdita di memoria è probabilmente il sintomo più evidente e noto della patologia, un aspetto che ha portato a ipotizzare che l'origine della malattia risiedesse nell'area dell'ippocampo. Stando ai dati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs, dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e del CNR, l'origine dell'Alzheimer sembrerebbe essere localizzata nell'area ventrale tegmentale (VTA). Si tratta di un'area, situata nei pressi della linea mediana sul pavimento del mesencefalo, costituita da un gruppo di neuroni dopaminergici in grado di processare le emozioni provenienti dall'amigdala. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati su Nature Communications (Dopamine neuronal loss contributes to memory and reward dysfunction in a model of Alzheimer's disease - Doi: 10.1038/ncomms14727).

Marcello D'Amelio, coordinatore dello studio e professore associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, spiega che all'origine della malattia neurodegenerativa ci sarebbe la morte di un gruppo di neuroni situati in una zona molto profonda del cervello, l'area ventrale tegmentale. Una delle aree, insieme alla Substantia Nigra, di maggiore produzione di dopamina (un neurotrasmettitore endogeno che ha che fare con la memoria). La dopamina è un neurotrasmettitore che ha un ruolo centrale in diverse funzioni del cervello e molte malattie mentali sono caratterizzate da uno squilibrio di questa sostanza chimica.

Il legame della malattia con l'ipocampo è comunque sempre valido e la perdita di memoria rimane uno dei sintomi dell'Alzheimer più facilmente rilevabili. I nuovi dati permettono però di capire meglio i processi fisiologici che portano all'amnesia anterograda (l'incapacità di ricordare cose recenti). Le persone colpite dalla malattia tendono infatti, nei primi anni, ad avere un buon ricordo delle cose passate ma a non ricordare le cose più recenti. Ora si sa che il danno alla memoria, conseguente ad un deficit di dopamina a livello dell'ipotalamo, è riconducibile a un problema in una delle principali sorgenti (l'area ventrale tegmentale).

Annalisa Nobili, prima autrice dello studio, spiega che analizzando alcuni modelli animali con forme di Alzheimer causate da una mutazione genetica, si è scoperto che alcuni neuroni preposti alla produzione di dopamina vanno incontro a una degenerazione precoce molto prima del deterioramento dei i neuroni della regione cerebrale dell'ippocampo. Questa constatazione ha portato a ipotizzare che il decadimento cognitivo legato alla Malattia di Alzheimer non dipende da una degenerazione dell'ippocampo, bensì dal fatto che, essendo l'area ventrale tegmentale compromessa, all'ippocampo non arriva dopamina in quantità sufficiente.

Per avere una conferma di quanto ipotizzato, i ricercatori hanno condotto alcune sperimentazioni. In modelli animali hanno somministrato due differenti sostanze: ad alcuni la L-Dopa (conosciuta anche come levodopa), un amminoacido precursore della dopamina noto per essere utilizzato nel trattamento della malattia di Parkinson, e ad altri la selegilina, una sostanza, anch'essa utilizzata nel trattamento della malattia di Parkinson, che contrasta la degradazione della dopamina . Una volta ripristinati i livelli di dopamina nell'ippocampo, i topolini sottoposti al trattamento hanno recuperato le funzioni mnemoniche confermando quanto era stato ipotizzato.

Sebbene in campo medico sono già utilizzati dei farmaci che hanno come principio attivo la L-DOPA, gli autori dello studio evidenziano che l'indagine condotta non ha alcun intento terapeutico che vede la dopamina come possibile cura dell'Alzheimer. Allo stato attuale la levodopa viene somministrata solo nelle fasi più avanzate della malattia di Parkinson, una soluzione estrema che si adotta in specifici casi per via della sua tossicità e degli effetti collaterali correlati.

L'aspetto importante di questo studio non è quindi quello di aver rilevato che la somministrazione di dopamina può contrastare la patologia, ma l'aver individuato il probabile punto di partenza dell'Alzheimer. Fino ad oggi, la maggior parte dei ricercatori si sono concentrati sull'ipocampo, i problemi di quest'area sono però un effetto del processo degenerativo e non la vera causa che risiederebbe nella VTA e nel suo difetto di produzione di dopamina.

L'altro aspetto interessante di questo studio è che la depressione può essere un sintomo dell'Alzheimer e non una conseguenza della malattia. Durante l'indagine è stato verificato che l'area tegmentale ventrale rilascia la dopamina, garantendone il buon funzionamento, anche nel nucleo accumbens (noto anche come nucleus accumbens septi), un'area che controlla la gratificazione e i disturbi dell'umore. Un deficit di dopamina al nucleo accumbens è collegato alla depressione, un sintomo precoce della Malattia di Alzheimer che spesso può precedere perfino le prime manifestazioni di perdita di memoria. In alcuni casi perdita di memoria e depressione sono quindi due facce della stessa medaglia.

Le nuove informazioni forniscono inoltre un'ulteriore punto di riflessione, una possibile analogia neurofisiologica tra Malattia di Parkinson e Malattia di Alzheimer. Precedentemente abbiamo detto che la dopamina viene prodotta principalmente in due aree del cervello: l'area ventrale tegmentale e la Substantia Nigra (nota anche come sostanza nera di Sömmering). L'area ventrale tegmentale trasmette dopamina all'ippocampo e al nucleo accumbens e, nel caso di un difetto di produzione, può danneggiare memoria e motivazione. La dopamina prodotta dalla Substantia Nigra è invece riservata principalmente allo striato (noto anche come corpo striato), una componente sottocorticale del telencefalo coinvolta nel controllo del movimento, funzione che peggiora notevolmente in seguito alla Sindrome di Parkinson.

Ruolo della dopamina in Alzheimer e Parkinson

Gli autori dello studio spiegano che problemi di movimento tipici del Parkinson possono insorgere nelle fasi più avanzate della Malattia di Alzheimer, mentre la demenza tipica della Malattia di Alzheimer si rileva nelle fasi più avanzate della Malattia di Parkinson. In base ai dati raccolti nello studio, ci potrebbe essere un meccanismo comune collegato all'origine della due malattie relativo alla degenerazione dei neuroni dopaminergici della VTA e della Substantia Nigra. Le strategie terapeutiche future per entrambe le malattie potrebbero quindi concentrarsi su un obiettivo comune: impedire la morte dei neuroni nelle due specifiche aree.

Depressione e Alzheimer

Anche se spesso depressione e Alzheimer si manifestano in modo ravvicinato, fino ad ora non si considerava la depressione un sintomo dell'Alzheimer incipiente. I nuovi dati potrebbero però far rivedere il legame fra il disturbo dell'umore e la malattia neurodegenerativa.

Secondo alcune evidenze scientifiche, in determinati soggetti anziani la depressione può manifestarsi con disturbi isolati di memoria. È per questo motivo che, davanti ad una persona anziana che presenta disturbi di memoria, lo specialista potrebbe prescrivere inizialmente un trattamento anti-depressivo (trattamento di prova). Se, nonostante il trattamento anti-depressivo, non si registrano miglioramenti, il medico esclude la depressione come causa della perdita di memoria e sposta l'attenzione su altre patologie quali ad esempio l'Alzheimer.

Con le nuove informazioni, riportate nello studio pubblicato su Nature Communications, probabilmente si rivedranno alcune indicazioni. Fino ad ora segni quali angoscia o perdita d'interesse, erano già associati al morbo di Alzheimer, si riteneva però insorgessero quando la malattia era già in una fase avanzata (circa 4-5 anni dopo i primi sintomi). Depressione, sfiducia e, in alcuni casi, paranoia, sono conseguenze dell'ansia e del malessere portati dalla malattia neurodegenerativa.

Se da una parte lo stato depressivo può essere attribuito ad un peggioramento dei disturbi della memoria, da alcune parole che non vengono ricordate (vuoti di memoria) durante una conversazione fino a dimenticarsi completamente del proprio nome o di quello dei familiari, ora si sa che la depressione può essere un sintomo iniziale dell'Alzheimer e non solo una conseguenza della consapevolezza dell'aggravamento del proprio stato di salute.

Alcuni sintomi della depressione:

  • Sensazione di tristezza, apatia, o disperazione per settimane o addirittura mesi;

  • Marcata perdita di interesse per le attività quotidiane, in modo particolare per quelle che un tempo venivano svolte con piacere;

  • Aumento dell'appetito con eccessivo aumento di peso, o scarso appetito con perdita di peso importante;

  • Sonno disturbato, caratterizzato ad esempio da ripetuti risvegli durante la notte, o maggiore necessità di riposo (si tende a dormire diverse ore anche di giorno);

  • Sensazione di ansia e agitazione persistente, anche quando non ci sono reali motivi;

  • Difficoltà di concentrazione e disturbi del pensiero;

  • Eccessiva ossessione per disturbi fisici di poco conto.

Condividi questa pagina

Invia pagina

Approfondimenti sull'argomento

Cerca nel sito

Se non hai trovato quello che ti serve, o vuoi maggiori informazioni, utilizza il motore di ricerca

Annunci

Seguici sui Social Network

Universonline su G+
Universonline su Facebook