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Tumore al seno HER2 positivo e risposta ai farmaci - L'efficacia della terapia utilizzata per curare un tumore al seno può dipendere anche dalle caratteristiche genetiche del cancro

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Tumore al seno HER2 positivo e risposta ai farmaci

Farmaci per il tumore al seno

L'efficacia della terapia utilizzata per curare un tumore al seno può dipendere anche dalle caratteristiche genetiche del cancro. Nel corso di uno studio, condotto presso i laboratori del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, si è scoperto un nuovo possibile marker tumorale (la proteina p140Cap) che potrebbe aiutare a personalizzare le cure oncologiche. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature (The scaffold protein p140Cap limits ERBB2-mediated breast cancer progression interfering with Rac GTPase-controlled circuitries - Doi: 10.1038/ncomms14797).

Paola Defilippi, coordinatrice dello studio e ricercatrice presso il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, spiega che una particolare proteina, identificata con la sigla p140Cap, ostacola la crescita del tumore al seno e ne diminuisce le capacità di originare metastasi.

Annualmente, in tutto il mondo, ci sono più di 1 milione e 300 mila nuovi casi di tumore al seno e circa 450 mila donne muoiono a causa di questa neoplasia. Attualmente il tumore al seno è la forma di cancro più frequente fra le donne, non tutte le forme sono però uguali. I ricercatori italiani si sono concentrati su una forma conosciuta come ErbB2 positiva, nota anche come tumore al seno HER2 positivo, che rappresenta circa il 20 per cento di tutte le diagnosi.

Nelle donne con tumore al seno HER2 positivo vi è una sovraespressione di una particolare proteina a causa di un'alterazione nel gene ErbB2. Il gene ErbB2 è duplicato più volte e, di conseguenza, la proteina da esso codificata è espressa in quantità eccessive. Un processo che incrementa la proliferazione delle cellule tumorali e ne agevola la sopravvivenza ma non solo, esso contribuisce anche a favorire la loro capacità di uscire dal tumore primario aumentando la probabilità di metastasi in altri organi.

Alcune pazienti dove l'oncogene ErbB2 era amplificato rispondevano diversamente ai trattamenti. Un'indagine approfondita ha permesso di individuare una proteina, identificata con la sigla p140Cap, che quando espressa conferisce un maggior tasso di sopravvivenza e una probabilità considerevolmente ridotta di sviluppare delle metastasi. In base ai dati raccolti, la p140Cap è presente in circa il 50 per cento dei tumori ERBB2.

Successive indagini condotte su alcuni animali, ed esperimenti in vitro, ne hanno confermato le potenzialità, evidenziando che la proteina p140Cap non solo è in grado di limitare la crescita del tumore ErbB2, ma è anche in grado di diminuirne le capacità di dare origine a metastasi. I dati ottenuti sono molto importanti perché rappresentano una buona base di partenza per la realizzazione di nuove terapie pensate per quelle pazienti che non esprimono la proteina p140Cap e, di conseguenza, sono soggette a tumori più aggressivi.

Tumore al seno HER2 positivo: che cos'è il Gene HER2?

Una certa percentuale di tumori al seno, che si stima vari tra il 20 e il 30 per cento, presenta una sovraespressione della proteina ErbB2 o un'amplificazione del gene ErbB2 (HER2). Rispetto ad altre neoplasie a carico della mammella, questa forma risulta essere più aggressiva: elevata probabilità di metastasi, frequenza di recidiva alta, maggiore resistenza alle terapie ormonali e prognosi di sopravvivenza più sfavorevole.

Già da diverso tempo, numerosi ricercatori stanno studiando i meccanismi d'azione di alcuni farmaci a bersaglio molecolare diretti contro ErbB2. Alcuni di questi farmaci sono: Geldanamycin, Pertuzumab e Trasuzumab. Alla base ci sono degli anticorpi monoclonali , degli anticorpi molecolari in grado di individuare e colpire una particolare molecola sulle cellule tumorali.

In campo oncologico il cancro al seno è definito HR positivo (dal'inglese Hormone Receptors) se presenta molti recettori per gli ormoni femminili. La neoplasia può essere estrogeno e/o progesterone positivo (ER + e/o PR +). Se sul referto istologico troviamo invece la sigla HER2 positivo, derivante da Human Epidermal growth factor Receptor 2, vuol dire che la massa tumorale presenta molti recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano. I tumori al seno possono essere contemporaneamente HR e HER2 positivi.

Le cellule del seno presentano normalmente due copie del gene HER2. I recettori HER2 sani sono proteine necessarie che aiutano a gestire diverse funzioni di crescita e di riparazione della cellula del seno. In una percentuale variabile di carcinomi della mammella vi è però una sovraespressione della proteina HER2 e il 95 per cento di questi casi presenta amplificazione del gene.

Prima di iniziare le cure, tutte le donne con tumore al seno vengono sottoposte a test specifici in grado di rilevare un'eventuale sovraespressione dell'HER2. Questo esame è molto utile per scegliere quale tipo di terapia dovrà seguire la paziente in modo da migliorare le probabilità di guarigione.

Per scoprire se si tratta di un tumore HER2 positivo o negativo si preleva un piccolo frammento del tumore per poi analizzarlo in laboratorio. Se l'esame da esito positivo significa che sono stati rilevati più recettori HER2 sulle cellule tumorali. L'esame deve essere eseguito su tutti i tumori mammari, in questo modo il medico potrà avere le informazioni necessarie per scegliere la terapia migliore da applicare. In questa fase niente deve essere trascurato e la tipizzazione istologica e molecolare deve essere condotta con dei test precisi e accurati in modo da ridurre al minimo eventuali risultati di dubbia interpretazione.

Tasso di sopravvivenza al tumore al seno Her2 positivo

Grazie all'utilizzo dell'anticorpo Trastuzumab, associato alla chemioterapia, negli ultimi anni la probabilità di sopravvivenza per il tumore al seno è aumentata considerevolmente. I dati sono stati confermati anche nell'ambito dello studio NOAH. Ben il 71 per cento delle donne con tumore al seno Her2 positivo sopravvive senza recidive se sottoposte a una terapia che prevede l'utilizzo del Trastuzumab e della chemioterapia. Un risultato notevole se si pensa che il tasso di sopravvivenza delle donne trattate con la sola chemioterapia è del 56 per cento.

Grafico sopravvivenza tumore al seno e incidenza

Trastuzumab: meccanismo d'azione

Il Trastuzumab, noto anche con il nome commerciale Herceptin, è un anticorpo monoclonale umanizzato. Zumab è il suffisso utilizzato per gli anticorpi umanizzati, essi si differenziano infatti dagli anticorpi monoclonali chimerici (identificati col suffisso Ximab) e quelli fully human (identificabili dal suffisso Mumab). Inizialmente il farmaco era stato approvato esclusivamente per trattare le pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, a partire dal 2006 si è esteso l'utilizzo anche per quelle pazienti con tumore al seno HER2-positivi in stadio precoce.

Il Trastuzumab, le cui sole regioni ipervariabili sono murine mentre tutto il resto è umano, è stato creato con lo scopo di identificare e bloccare l'attività di HER2, una proteina prodotta da un gene specifico a potenziale cancerogeno. Il farmaco si è dimostrato molto utile nel trattamento del carcinoma mammario HER2 positivo, la sua efficacia è comprovata sia nel caso di tumore allo stadio iniziale che avanzato (metastatico). Il Trastuzumab agisce in due modi: da una parte attiva il sistema immunitario, dall'altra inibisce i recettori HER2 per distruggere il tumore.

Diverse indagini hanno dimostrato che l'utilizzo del farmaco Herceptin nelle varie terapie (monoterapia, in combinazione alla chemioterapia o dopo la chemioterapia standard) aumenta il tasso di sopravvivenza libera da malattia, la sopravvivenza generale e la qualità della vita delle donne con tumore al seno HER2 positivo.

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