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Tumore al seno, un vaccino aumenta la sopravvivenza

Tumore al seno: radiografia dopo intervento

Dopo una diagnosi di tumore al seno il primo pensiero va alle aspettative di vita. Nel tempo la sopravvivenza relativa è cresciuta notevolmente grazie alle nuove cure e, con nuovi strumenti quali i vaccini antitumorali, si potrebbero guadagnare ulteriori anni. Oggi si hanno più speranze anche nei casi di carcinoma mammario triplo negativo, una delle forme di tumore al seno più difficili da trattare. Il cancro al seno è una delle neoplasie che maggiormente colpisce le donne, proprio per questa sua altissima incidenza è però anche uno dei tumori più studiati. Un vaccino per il tumore al seno, realizzato e testato da un gruppo di ricercatori del Moffitt Cancer Center, si è dimostrato efficace nello stimolare il sistema immunitario delle pazienti oncologiche nei confronti della proteina HER2, una proteina presente sulla superficie delle cellule tumorali in grado di stimolarne la proliferazione. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Clinical Cancer Research (Dendritic Cell Vaccination Enhances Immune Responses and Induces Regression of HER2pos DCIS Independent of Route: Results of Randomized Selection Design Trial - doi: 10.1158/1078-0432.CCR-16-1924).

Lea Lowenfeld, prima autrice dello studio e chirurgo presso la Penn Medicine - University of Pennsylvania Health System, spiega che circa il 20-25 per cento delle donne colpite da un carcinoma mammario presentano una sovra espressione del proto-oncogene HER2. Nella maggior parte dei casi, una diagnosi di questo tipo è spesso associata a forme tumorali più aggressive e con prognosi negative. Precedenti ricerche avevano rilevato che le cellule del sistema immunitario possono avere delle difficoltà a riconoscere e colpire le cellule tumorali che esprimono l'HER2, una difficoltà che cresce col progredire della malattia.

Il team del Moffitt Cancer Center ha quindi sviluppato un vaccino in grado di aiutare il sistema immunitario a riconoscere l'HER2 nel cancro al seno. Per far ciò, dal sangue di ogni paziente che ha preso parte alla sperimentazione, sono state isolate alcune cellule dendritiche (cellule APC specializzate nella cattura di antigeni) per poi esporle a frammenti della proteina HER2. Una procedura che ha permesso poi di sintetizzare un vaccino personalizzato per ogni singola paziente.

Per verificare la sicurezza e l'efficacia del vaccino sono state coinvolte complessivamente 54 pazienti: 42 con un carcinoma duttale in situ (DCIS), una forma iniziale di tumore al seno, e 12 con cancro al seno infiammatorio (IBC), una forma molto aggressiva di cancro al seno. Durante la sperimentazione, a tutte le donne è state iniettata una dose di vaccino con tre modalità diverse: direttamente sulla massa tumorale, su un linfonodo o in entrambe le zone. La terapia oncologica, durata complessivamente 6 settimane, prevedeva la somministrazione di una dose di vaccino a settimana.

Al termine del trattamento, i risultati sono stati molto buoni e nessuna paziente ha accusato particolari effetti collaterali a parte un po' di astenia, un senso di stanchezza diffusa che può essere del tutto fisiologico. In circa l'80 per cento dei casi la risposta immunitaria è stata molto buona. In 13 pazienti la somministrazione del vaccino ha portato addirittura a una cura completa (dopo la terapia, la biopsia di controllo non ha rilevato più la presenza di cellule tumorali). Sebbene saranno necessari ulteriori indagini, i risultati ottenuti sono molto promettenti e fanno ben sperare per il futuro.

Carcinoma mammario triplo negativo: sopravvivenza maggiore con nuovi farmaci

Attualmente il carcinoma mammario triplo negativo è una delle neoplasie più difficili da trattare in campo oncologico, nonostante i notevoli progressi c'è ancora molto da fare. Una speranza arriva dal tnAcity, uno studio clinico randomizzato al quale ha preso parte anche l'Italia con la partecipazione di numerosi centri (coinvolgendo diversi pazienti).

Le donne con carcinoma mammario triplo negativo metastatico, nella maggior parte dei casi, possono contare su poche terapie alternative alla chemioterapia. I dati ottenuti nello studio clinico randomizzato di fase II dimostrano che si può disporre di un nuovo standard terapeutico, che offre notevoli vantaggi in termini di sopravvivenza. Il trattamento sperimentato possiede inoltre un ulteriore vantaggio, esso può essere utilizzato in associazione a farmaci immunoterapeutici e la Paclitaxel-albumina (ABRAXANE ®), il medicinale alla base della terapia, può essere adoperato senza cortisone.

I dati dello studio tnAcity, presentati in occasione del San Antonio Breast Cancer Symposium 2016 (SABCS), dimostrano che un trattamento settimanale a base di Abraxane + carboplatino (un agente chemioterapico usato nel trattamento di molti tumori) migliora la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto ad altri trattamenti di prima linea per le pazienti con mTNBC (dall'inglese Triple-Negative Breast Cancer).

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