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Cura per Alzhimer senza farmaci con lampi di luce

Cura per l'Alzheimer senza l'uso di farmaci

Un'innovativa cura per l'Alzheimer non prevede l'utilizzo di farmaci ma dei flash di luci stroboscopiche, come quelle della discoteca, che stimolano le cellule immunitarie. I primi sintomi della malattia di Alzheimer creano una certa angoscia, sia nella persona che nei parenti, perché attualmente non è disponibile una cura risolutiva. Spesso, però, alcuni campanelli d'allarme non sono collegati alla malattia neurodegenerativa ma si tratta semplicemente di un declino cognitivo correlato all'avanzare dell'età. Chi ha a che fare con la malattia non può che sperare che tra tutte le ricerche che sperimentano nuove cure, ne emerga una che funzioni veramente. Nel corso di uno studio, condotto da un gruppo di esperti del Massachussets Institute of technology (Mit), è stato dimostrato che una terapia non farmacologica basata su flash di luci intermittenti rallenta il decorso del morbo di Alzheimer. I risultati dello studio, per il momento condotto solo su alcune cavie, sono stati pubblicati su Nature (Gamma frequency entrainment attenuates amyloid load and modifies microglia - doi:10.1038/nature20587).

Li-Huei Tsai, coordinatrice dello studio, spiega che nel corso di alcune indagini si era scoperto che le onde cerebrali gamma sono più deboli nei topi con Alzheimer, un aspetto riscontrabile già nelle primissime fasi della patologia quando non vi è ancora un accumulo delle placche amiloidi e non ci sono problemi di memoria. L'interessamento delle neuroscienze verso le onde cerebrali gamma è abbastanza recente, prima della comparsa degli apparecchi digitali per tracciare l'encefalogramma non si era a conoscenza della loro esistenza, questo perché gli strumenti disponibili riuscivano a misurare al massimo le onde cerebrali con una frequenza di circa 25 Hz. Le onde cerebrali gamma hanno un range di frequenze compreso tra i 25 e i 100 Hz.

Attualmente non si conosce la causa dell'indebolimento delle onde gamma, si è però ipotizzato che l'Alzheimer si possa sviluppare quando esse non svolgono bene il loro lavoro. Il passo successivo è stato quindi quello di trovare il modo di stimolarle mediante una luce laser in una sequenza di impulsi stroboscopici. Dopo varie prove, si è scoperto che alla frequenza di 40 volte al secondo la luce ha un effetto "terapeutico" e i neuroni iniziano a mandare impulsi alla medesima frequenza. Conseguentemente a questa sincronizzazione si rimettono in moto una serie di processi fisici nel cervello che contribuiscono a far calare la produzione di proteine beta amiloidi, sostanze dannose per l'organismo perché si aggregano in ammassi che alterano le comunicazioni tra le sinapsi. Una minor produzione del peptide beta-amiloide (A-beta) non è però l'unico beneficio dato dalla terapia, il lampi di luce hanno anche indotto le cellule della microglia, particolari cellule immunitarie che proteggono il cervello dalle infezioni e distruggono le cellule morte in seguito a una lesione, a eliminare un quantitativo di proteine amiloidi superiore a quello che avrebbero eliminato in una situazione normale.

Hannah Iaccarino, ricercatrice presso il Massachusetts Institute of Technology e prima autrice dello studio, spiega che una frequenza di 40 flash al secondo, mantenuta per un'ora davanti agli occhi dei topolini, ha innescato un fenomeno sorprendente che perdurava nelle 12-24 ore successive. Cali considerevoli del peptide beta-amiloide sono stati inoltre rilevati nelle cavie sottoposte al trattamento tutti i giorni per una settimana. L'esperta spiega però che la luce, somministrata con la tecnica messa a punto, risulta efficace esclusivamente in due specifiche aree del cervello: la corteccia visiva e l'ippocampo (una parte del cervello, situato nel lobo temporale, essenziale per memorizzare le esperienze). Bisognerà quindi cercare il modo di superare questo limite in quanto, nei pazienti con Alzheimer, le placche amiloidi si formano anche nei lobi frontali e parietali, nell'amigdala e nel tronco encefalico.

I neuroscienziati del MIT stanno ora aspettando l'autorizzazione, da parte del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), per poter verificare se questa terapia per l'Alzheimer senza farmaci è efficace anche sull'uomo. Se la cura dovesse funzionare, bisognerà poi trovare il modo di raggiungere, in maniera non invasiva, anche le altre aree del cervello interessate dalla malattia neurodegenerativa.

L'utilizzo della luce per la cura dell'Alzheimer non è comunque una novità. Una ricerca, condotta sempre presso i laboratori del MIT, aveva rilevato che stimolando il cervello mediante una luce blu, si riattivano determinati ricordi dimenticati dalle persone affette da Alzheimer. I risultati, sebbene siano stati ottenuti su alcuni esperimenti condotti su topi, sono molto interessanti perché dimostrerebbero che il morbo non distrugge la memoria ma la confina in aree del cervello che diventano inaccessibili. Si potrebbe ipotizzare quindi, che in futuro anche le persone colpite da Alzheimer possano recuperare i ricordi persi.

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