UniversONline.it

Vaccino varicella: si o no? cosa consigliano i genitori - Il vaccino per la varicella permette di prevenire diverse complicanze, più o meno gravi, e molti genitori che hanno vissuto l'esperienza della malattia,...

Continua
Universonline su Facebook
Universonline su G+

Vaccino varicella: si o no? cosa consigliano i genitori

ettaglio di alcune bolle della varicella

Il vaccino per la varicella permette di prevenire diverse complicanze, più o meno gravi, e molti genitori che hanno vissuto l'esperienza della malattia, tornando indietro, vaccinerebbero i propri figli. Quando si parla di varicella, una malattia altamente contagiosa causata dal virus Varicella zoster (Vzv), spesso si pensa sia una patologia banale e non di rado viene presa sottogamba. In determinati casi ci possono però essere delle complicazioni abbastanza importanti, come ad esempio le polmoniti, che necessitano di un ricovero ospedaliero. Una delle conseguenze più frequenti di questa malattia infettiva sono le infezioni della pelle, in una certa percentuale (anche se bassa) si possono però verificare dei problemi al sistema nervoso centrale come meningiti, encefaliti e atassia cerebellare. Alcune dati, relativi al rapporto delle famiglie italiane con i vaccini per la varicella, sono emersi nel corso di un sondaggio, commissionato dalla casa farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK), condotto dalla Datanalysis su 500 famiglie i cui figli sono andati incontro a complicanze e conseguente ospedalizzazione dopo aver contratto la malattia.

Analizzando i dati dell'indagine si scopre che ben il 57 per cento dei genitori non era a conoscenza dell'esistenza del vaccino, il 34 per cento si era dimenticato che si poteva fare e solo l'8,9 per cento era pienamente consapevole della sua esistenza. Chi ha deciso di non vaccinare i propri figli, pur consapevole che si poteva fare, lo ha fatto per timore (53,5 per cento dei casi) e perché non si trattava di un vaccino obbligatorio (37,2 per cento dei casi). Tra quelli che hanno scelto volontariamente di non vaccinare i propri figli c'è poi una piccola percentuale, intorno al 2 per cento, che lo ha fatto per problemi di tipo economico. Il vaccino per la varicella non era gratuito in tutte le regioni e lo è diventato, a livello nazionale, solo a partire dal 2015 per i nuovi nati. Chi è nato prima di tale periodo, salvo specifici casi, non può quindi essere vaccinato gratuitamente (il costo del vaccino per la varicella si aggira tra i 40 e i 50 euro). Da questi dati emerge quindi che molti genitori non conoscono il vaccino, una situazione da imputare in parte al pediatra (che probabilmente non informa sulla sua esistenza) e in parte alle regioni che, anche quando vengono fatte delle leggi a livello nazionale, impiegano diverso tempo prima di recepire le indicazioni dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Quasi la totalità degli intervistati, il 95 per cento, dichiara di esser stato colpito duramente dall'esperienza ospedaliera. Nella scelta del livello di preoccupazione per la situazione, in una scala che va da 1 a 10, in media si è registrato il valore di 7. Oltre al timore per il proprio figlio, la situazione che si vive è molto stressante, inoltre nella maggior parte dei casi si perdono dei giorni di lavoro e non sempre si riesce ad organizzare le giornate come si vorrebbe. In seguito a questa esperienza, ben il 67,2 per cento dei genitori consiglierebbe, a chi non lo ha ancora fatto, di vaccinare i bimbi, un altro 26,4 per cento risponde che forse sì, la consiglierebbe. Le complicazioni collegate alla varicella sono tutt'altro che isolate, basti pensare che annualmente, nel nostro Paese, ci sono circa 2mila ricoveri per complicanze e circa 6 decessi riconducibili alla malattia infettiva, poi ci sono circa 18mila casi con complicazioni che possono essere tenute sotto controllo a casa ma non per questo vanno sottovalutate.

Come già detto, la varicella è molto contagiosa e in alcune circostanze può essere un pericolo per i più piccoli. Susanna Esposito, presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid - World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders), spiega che ci sono stati dei casi dove una donna gravida, affetta da varicella, ha contagiato gli operatori sanitari (ostetriche, infermieri, ecc. ) che sono entrati in contatto con lei al momento dell'assistenza ospedaliera. Queste persone, ignare di aver contratto la varicella (la malattia può avere un'incubazione di 2 o 3 settimane prima di esordire), l'hanno poi trasmessa ai neonati ospitati nel nido, un'eventualità che si sarebbe potuta evitare grazie all'immunizzazione di gregge.

L'esperta fa notare che la varicella è una malattia per nulla banale e la può prendere sottogamba soltanto chi non ha vissuto le possibili complicazioni. Le famiglie che si trovano a che fare con le cure ospedaliere, conseguenti a una complicazione della varicella, si rendono però immediatamente conto di quanto sia importante la prevenzione. Purtroppo, in parte per colpa anche delle politiche sanitarie adottate fino a pochi anni fa, nel 2015 risultava vaccinato poco meno del 31 per cento dei bambini. Il vaccino per la varicella è efficace e sicuro. I possibili effetti collaterali, comuni un po' a tutti i vaccini, possono essere un arrossamento e/o fastidio sul punto dell'iniezione (problema che però scompare abbastanza rapidamente), febbre e, in questo specifico caso, qualche lesione della pelle simile a quella che si può avere con il virus non attenuato, effetti del tutto trascurabili rispetto ai potenziali rischi che si corrono in caso di complicazioni della malattia. Se un genitore è quindi indeciso se vaccinare o meno il propri figli contro il virus della varicella, dopo aver sentito il parere di chi ha vissuto l'esperienza della malattia non potrà che optare per la vaccinazione. Una scelta che non servirà solo a proteggere il proprio bambino/a ma tutta la società in quanto grazie all'immunità di gregge, nota anche come "protezione di comunità", si tutelano anche quelle persone che non possono fare i vaccini perché immunodepresse o troppo piccole (neonati).

Condividi questa pagina

Invia pagina

Approfondimenti sull'argomento

Annunci

Seguici sui Social Network

Universonline su G+
Universonline su Facebook