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Tumore al polmone: cura e trattamento senza chemioterapia

Erattamento e cura del tumore al polmone

Già oggi, sopratutto se preso in uno stadio iniziale, dal tumore al polmone si guarisce in diversi casi, un trattamento senza chemioterapia basato sull'immunoterapia potrebbe però migliorare ulteriormente il tasso di sopravvivenza. La notizia arriva dall'Australia dove è stato sperimentato un farmaco attualmente utilizzato per trattare il melanoma cutaneo, un tumore maligno che si origina dalla trasformazione tumorale dei melanociti, che si è dimostrato efficace anche nella cura del tumore polmonare. Tale farmaco (Keytruda, il cui principio attivo è un anticorpo monoclonale noto come pembrolizumab) è in grado di "sciogliere" la neoplasia senza dover ricorrere a interventi più invasivi come ad esempio la chemioterapia. Alcuni dettagli dello studio sono stati presentati in occasione del Congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), i risultati sono stati inoltre pubblicati sul New England Journal of Medicine (Pembrolizumab versus Chemotherapy for PD-L1-Positive Non-Small-Cell Lung Cancer - Doi: 10.1056/NEJMoa1606774).

In base ai dati pubblicati sul New England Journal of Medicine, il farmaco Keytruda (pembrolizumab) è in grado di ridurre notevolmente il rischio di mortalità e migliora la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia tradizionale che sfrutta farmaci derivati dal platino (cisplatino, carboplatino, ecc.). Questa nuova prospettiva terapeutica per il tumore al polmone è quindi molto importante perché può fornire una nuova opzione per il trattamento di prima linea anche per quei pazienti che non possono essere sottoposti alla chemioterapia o che non rispondono adeguatamente alla cura.

Martin Reck, primo autore dello studio, spiega che i pazienti con cancro al polmone non a piccole cellule (il tipo più comune della malattia) trattati con il farmaco Keytruda vivevano mediamente più a lungo e meglio. Durante la sperimentazione è emerso che il medicinale, dopo 12 mesi di trattamento, aveva fermato la progressione del tumore in circa la metà dei pazienti, un risultato molto importante in quanto si è dimostrato tre volte più efficace della chemioterapia.

Il Keytruda è stato uno dei primi farmaci approvati in grado di bloccare un processo che vede coinvolto un "interruttore cellulare" noto come PD-1. Quando il sistema immunitario attacca le cellule tumorali per ucciderle, questo viene ostacolato parchè il recettore PD-1 interagisce con le molecole presenti sulla superficie esterna delle cellule tumorali. In pratica vengono "spente" le cellule che difendono l'organismo e, di conseguenza, viene impedita la reazione immunitaria nei confronti delle cellule tumorali favorendone la proliferazione. Grazie al Keytruda in una buona parte dei pazienti è possibile prevenire il processo che blocca la difesa immunitarie.

Alcuni pazienti con cancro ai polmoni in stadio avanzato, quelli che presentavano alti livelli di PD-L1, se trattati con il farmaco Keytruda presentano una probabilità molto buona, stimata intorno al 70 per cento,di sopravvivere oltre 12 mesi senza dover ricorrere alla chemioterapia. Attualmente questi pazienti vengono trattati con la chemioterapia ma, anche nei casi in cui l'organismo risponde positivamente al trattamento, i benefici non durano a lungo. L'anticorpo monoclonale pembrolizumab offre invece un effetto a lungo termine nei pazienti che rispondono positivamente alla cura.

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