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Cura del diabete di tipo 1 con trapianto di cellule pancreatiche - Oggi è possibile curare il diabete di tipo 1, la forma insulino resistente, mediante il trapianto di cellule pancreatiche

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Cura del diabete di tipo 1 con trapianto di cellule pancreatiche

Cura del diabete di tipo 1

Oggi è possibile curare il diabete di tipo 1, la forma insulino resistente, mediante il trapianto di cellule pancreatiche. Un paziente di 41 anni, il primo in Europa e il quarto a livello mondiale, è stato sottoposto a un intervento chirurgico mini-invasivo che gli permetterà di raggiungere l'insulino indipendenza a lungo termine, guarirà quindi dal diabete. Questo importante traguardo è stato raggiunto da un team di medici dell'Ospedale Niguarda di Milano che ha applicato una tecnica messa a punto presso il Diabetes Research Institute (DRI), centro di alta eccellenza diretto da Camillo Ricordi.

Il paziente italiano sottoposto all'intervento convive con il diabete da quando ne aveva 11, da tale età deve ricorrere (come tutti i pazienti con diabete mellito di tipo 1) a delle iniezioni di insulina, un ormone (prodotto dal pancreas in quantitativi sufficienti nelle perso sane) necessario per il metabolismo di grassi, carboidrati e zuccheri. Mediante una tecnica chirurgica mini-invasiva i medici hanno trapiantato delle cellule fondamentali per la produzione di insulina (le isole pancreatiche), le stesse cellule che la malattia aveva "messo fuori uso". Gli esperti fanno sapere che l'intervento è riuscito e ora il paziente non ha bisogno di somministrarsi insulina per mantenere sotto controllo i valori della glicemia.

Il trapianto di isole pancreatiche è attualmente l'unica terapia in grado di guarire il diabete, grazie ad esso si riesce ad ottenere un normale equilibrio del metabolismo degli zuccheri senza dover ricorrere alla somministrazione di insulina esogena. Sebbene questa tecnica ha grandi potenzialità ci sono ancora degli ostacoli che ne limitano l'applicazione su larga scala. Grazie al lavoro di Camillo Ricordi molti limiti sono stati piano piano superati e in futuro un numero maggiore di pazienti potrebbe beneficiare di questa cura.

Camillo Ricordi lavora ormai da diversi decenni in questo settore e oggi può essere considerato uno dei massimi esperti. Prima di approdare al Diabetes Research Institute, centro di eccellenza collegato all'Università di Miami, ha lavorato per un certo periodo al San Raffaele per poi trasferirsi negli USA dove ha ricoperto il ruolo di direttore dei trapianti cellulari al Transplantation Institut dell'Università di Pittsburgh. Nel 1990, quando si trovava a Pittsburgh, ha effettuato il primo trapianto di isole pancreatiche, da allora ha fatto molta strada ed è sua l'invenzione che oggi permette di isolare le cellule pancreatiche, una tecnica conosciuta come il "metodo Ricordi".

Numerosi centri in tutto il mondo hanno intrapreso la strada del trapianto d'insule, a causa di diversi ostacoli l'intervento non dava però sempre i risultati attesi. Alcuni dei limiti riguardano il numero limitato di organi atti alla purificazione d'insule di buona qualità e in quantità sufficiente per il trapianto, un altro ostacolo è legato all'elevato numero di insule che servono per un trapianto efficace. Vi è poi un esiguo numero di centri con un esperienza adeguata per produrre insule trapiantabili. Bisogna poi considerare che dopo il trapianto "tradizonale" c'è la necessità di tenere il paziente in regime d'immunosoppressione, una situazione che può incrementare il rischio di tumori e infezioni. Con la tecnica messa a punto presso il Diabetes Research Institute, che per l'impianto sfrutta la chirurgia videolaparoscopica, sono stati superati molti ostacoli e oggi si aprono nuove strade.

Il team di dell'Ospedale Niguarda è la prima equipe della DRI Federation ad aver confermato il risultato iniziale ottenuto presso il Diabetes Research Institute nel 2015. La tecnica di ingegneria tissutale utilizzata è molto importante perché consente la sperimentazione clinica di tecnologie innovative che permettono di evitare l'utilizzo di farmaci anti-rigetto, uno dei principali ostacoli nell'applicazione del trapianto di isole nei casi più gravi di diabete.

La tecnica che permette di guarire dal diabete

Fino ad ora la sede designata per il trapianto delle isole pancreatiche era il fegato, nella nuova tecnica si opera invece sull'omento, un tessuto altamente vascolarizzato che ricopre gli organi addominali. Grazie a questa intuizione si riesce ad ottenere una sopravvivenza maggiore delle isole rispetto a quanto avviene per la sede intraepatica. L'area scelta per l'impianto apre inoltre nuovi scenari e a differenza del fegato, in futuro, si potranno applicare microcapsule e altri dispositivi per ridurre la necessità della terapia immunosoppressiva.

La nuova area di intervento non è però l'unica innovazione della tecnica, le isole pancreatiche del donatore, prima di essere trapiantate, vengono inglobate in un'impalcatura biologica che prevede anche la combinazione del plasma del paziente con la trombina. Questi elementi, una volta uniti, formano una sostanza gelatinosa che si "appiccica" all'omento mantenendo le isole in sede. Gradualmente l'organismo assorbe il gel lasciando le isole intatte, contemporaneamente a questo processo iniziano a formarsi nuovi vasi sanguigni che forniranno ossigeno e altri nutrienti necessari per la sopravvivenza delle cellule.

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