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In un caso su due i sintomi dell'infarto sono silenziosi

Sintomi dell'infarto nelle donne

I sintomi dell'infarto in alcuni casi sono abbastanza evidenti ma, in un'ampia fetta di popolazione, la patologia si manifesta senza particolari segni, eventualità battezzata infarto silenzioso. Stando ai risultati di una ricerca condotta presso il Wake Forest baptist Medical Center (centro situato a Winston-Salem, una città della Carolina del Nord), circa il 45 per cento degli infarti non presentano sintomi evidenti, una situazione che incrementa il rischio di morte prematura perché la malattia coronarica non viene trattata adeguatamente. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Circulation (Race and Sex Differences in the Incidence and Prognostic Significance of Silent Myocardial Infarction in the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) Study - Doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.115.021177).

Elsayed Zohair Soliman, coordinatore dello studio, spiega che solitamente questi infarti senza sintomi (silenziosi) non sono fulminanti ma incrementano notevolmente il rischio di morte prematura perché sfuggono alle cure. Mancando i classici segnali che possono mettere in allarme la persona, il soggetto non è consapevole di avere un cuore in sofferenza e nella maggior parte dei casi non viene riconosciuto neanche a posteriori nel corso di una visita cardiologica di routine o un elettrocardiogramma (ECG). L'ECG non è diagnostico in circa il 45 per cento dei casi di infarto del miocardio.

Per condurre l'indagine si è partiti dai dati ricavati nel corso dello studio ARIC (The Atherosclerosis Risk in Communities Study), complessivamente sono state analizzate le informazioni relative a 9.498 persone. Nel periodo del follow up, 317 individui hanno subito un infarto silenzioso mentre 386 un attacco cardiaco con i sintomi classici. Dall'esame di tutte le informazioni si è potuto constatare che circa il 45 per cento degli infarti sono per lo più asintomatico e il paziente pensa di avere solo un problema muscolare o di digestione.

Stando ai dati, l'infarto asintomatico colpisce prevalentemente gli uomini ma risulta essere più pericoloso per le donne, in queste ultime sembra infatti incrementare del 34 per cento il rischio di morte per qualunque causa e triplica il rischio di morte per cause cardiache.

Questo non è il primo studio che mette in guardia sui rischi dell'infarto silenzioso. Già nel 2013, nel corso di una ricerca pubblicata su JAMA (Sex Differences in Acute Coronary Syndrome Symptom Presentation in Young Patients - doi: 10.1001/jamainternmed.2013.10149), si era scoperto che prima di una certa età sono sopratutto le donne a presentare un infarto silenzioso. Dall'esame delle cartelle cliniche di 1.015 pazienti, con un'età compresa tra i 18 e i 55 anni, era emerso che quasi una donna su cinque aveva un infarto asintomatico. In quel caso si era quindi scoperto che, sopratutto in età giovanile (individui con meno di 55 anni), sono le donne a non manifestare il classico dolore al petto causato dalla coronaropatia. Negli uomini di pari età solo il 13 per cento non presentava un dolore al petto.

Un'altro studio, pubblicato sempre su JAMA (Sex-Specific Chest Pain Characteristics in the Early Diagnosis of Acute Myocardial Infarction - doi: 10.1001/jamainternmed.2013.12199), mette in guarda sulla valutazione dei sintomi legati all'infarto miocardico acuto. Un'indagine, condotta su 2475 persone (796 donne e 1679 uomini) che si sono presentate al pronto soccorso di nove dipartimenti, conclude che il dolore al petto non è sufficiente per la diagnosi. Sebbene il 90 per cento delle persone con infarto miocardico acuto si recano al pronto soccorso in seguito a un dolore toracico o fastidio al petto, alcuni individui non presentano le tipiche toracoalgie. Le caratteristiche del dolore al petto possono quindi essere utili per affrettare la diagnosi ma, considerato anche il fatto che le donne con infarto acuto possono avere sintomi differenti dagli uomini, non sono abbastanza per poter essere utilizzate come unico strumento per la diagnosi della patologia, devono quindi essere sempre utilizzate in combinazione con l'ECG e la troponina (i livelli di troponine cardiache si elevano in presenza di infarto).

Gli esperti spiegano che un infarto asintomatico è più pericoloso di un normale attacco di cuore, questo perché la patologia non viene curata adeguatamente e il paziente non adotta tutta una serie di accorgimenti che permettono di ridurre i fattori di rischio (colesterolo alto, diabete, fumo, pressione alta, ecc.).

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