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Aspirina ed effetto antitumorale

L'sspirina ha un effetto antitumorale

L'aspirina, o meglio, la cardioaspirina, è ora considerato un farmaco antitumorale, almeno secondo le nuove linee guida rilasciate dal Preventive Services Task Force americano. I dati di numerosi studi, relativi agli effetti dell'acido acetilsalicilico (il principio attivo di uno dei farmaci più noti, l'aspirina) nella prevenzione di alcuni tumori, ha portato alla stesura di un documento (Aspirin to Prevent Cardiovascular Disease and Cancer) che inserisce l'aspirinetta tra i farmaci utili per prevenire il cancro al colon. L'utilizzo del medicinale per la prevenzione delle neoplasie non è però indicato per tutte le persone, la raccomandazione riguarda infatti solo le persone predisposte allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Nella fase introduttiva abbiamo citato l'aspirina, la cardioaspirina e l'aspirinetta, la prima ha dei dosaggi di acido acetilsalicilico che possono arrivare anche a 500mg, le altre due, utilizzate sopratutto per la prevenzione di infarti e ictus, hanno dei dosaggi di acido acetilsalicilico che arriva al massimo a 100mg. La cardioaspirina e l'aspirinetta hanno quindi lo stesso obiettivo, quello che le differenzia è la formulazione, la prima è infatti associata ad un rivestimento gastro-protettivo che aiuta a proteggere le pareti dello stomaco prevenendo eventuali ulcere e altre complicazioni. Il dosaggio di acido acetilsalicilico indicato per la terapia antitumorale non supera i 100mg/die, l'aspirina viene quindi esclusa mentre sono utilizzabili gli altri due farmaci.

Negli ultimi anni numerosi studi scientifici sono giunti a delle conclusioni molto simili fra loro. Un uso regolare dell'aspirinetta, o della cardioaspirina, contribuisce a ridurre le probabilità di ammalarsi di varie forme di cancro come ad esempio quello al colon retto. Si è inoltre constatato che nelle persone già colpite dal tumore la probabilità di sviluppare metastasi si abbassa notevolmente e si riduce anche il tasso di mortalità. Fra tutti gli studi vi riportiamo ad esempio i dati relativi a quello della Queen Mary University of London (Estimates of benefits and harms of prophylactic use of aspirin in the general population - doi: 10 1093 / annonc / mdu225) dove si è rilevato che un uso continuo del farmaco per almeno 10 anni riduce il rischio di tumore al colon del 35 per cento, e dell'esofago e stomaco del 30 per cento.

Un altro studio, pubblicato sul British Journal of Cancer, porta la firma di un gruppo di ricercatori italiani dell'università di Cagliari (Aspirin as a neoadjuvant agent during preoperative chemoradiation for rectal cancer - doi: 10 1038 / bjc 2015 336). Angelo Restivo, primo autore della ricerca, spiega che l'aspirina può essere utilizzata nella terapia del cancro del retto, insieme alle terapie che normalmente si usano, aumentandone glie effetti in maniera significativa. Dai test effettuati sulle linee terapeutiche, l'acido acetilsalicilico aumenta la risposta alla radioterapia di circa il 20 per cento e la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con cancro al colon retto di circa il 25 per cento.

Già in numerose parti del mondo, compresa l'Italia, l'aspirinetta viene prescritta per prevenire diverse malattia dell'apparato cardiocircolatorio (infarto, ictus, ecc.), con le nuove indicazioni, per il momento solo negli USA, il farmaco a base di acido acetilsalicilico avrà un ulteriore beneficio. La prescrizione non verrà comunque estesa a tutti indistintamente, le indicazioni dell'Uspstf (US Preventive Services Task Force) sono rivolte a pazienti di età compresa tra i 50 e i 69 anni che corrono il pericolo di sviluppare cardiopatie.

Con queste nuove indicazioni non si invita quindi a una prescrizione su larga scala del farmaco, vengono invece chiarite quali persone potrebbero trarre maggiori benefici dall'assunzione della cardioaspirina. Gli esperti spiegano che non esistono dati conclusivi sull'efficacia del farmaco nella fascia di popolazione sotto i 50 anni e, in età più avanzata, crescono troppo i rischi di emorragie. Il medicinale è quindi consigliato a quelle persone con un'età compresa tra i 50 e i 69 anni che corrono un elevato pericolo di sviluppare malattie cardiovascolari e che hanno poche probabilità di andare incontro a complicanze emorragiche.

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