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Rigetto trapianto di cornea: meno rischi con capsula innovativa

Rigetto trapianto di cornea

Uno dei rischi del trapianto di cornea è il rigetto, in aiuto dei pazienti arriva però una speciale capsula che rilascia il cortisone direttamente nella zona interessata. Ci sono alcune patologie, come ad esempio la cornea guttata o il cheratocono, che quando raggiungono un certo stadio richiedono un trapianto di cornea, un'operazione che però può presentare alcuni inconvenienti come ad esempio il rigetto. Un gruppo di ricercatori italiani, ispirati dalle iniezioni intravitreali che si effettuano nelle maculopatie retiniche, ha messo a punto una tecnica innovativa per migliorare la sicurezza nei trapianti di cornea. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Cornea Journal (Long-term Resolution of Immunological Graft Rejection After a Dexamethasone Intravitreal Implant - doi: 10 1097 / ICO 0000000000000391 - Aprile 2015).

Paolo Vinciguerra, primo autore dello studio e direttore del Centro Oculistico dell'Humanitas, spiega che il loro obiettivo è quello di arrivare alla massima sicurezza nei trapianti di cornea. Ogni anno solo nel nostro Paese si effettuano circa 5mila trapianti di cornea, il rischio di rigetto può però dipendere dalla patologia e in alcuni casi può raggiungere anche il 75 per cento. Purtroppo, in caso di rigetto, diminuiscono le probabilità di esito positivo dopo ogni successivo trapianto, è quindi fondamentale prevenire questa eventualità.

Attualmente, quando si verificava un rigetto dopo un trapianto di cornea, si procede con una terapia basata sulla somministrazione di cortisone tramite iniezione quotidiana sottocongiuntivale da effettuare in ospedale. Oltre alle iniezioni, la terapia prevede l'uso di colliri cortisonici nella dose di una goccia ogni ora (anche di notte) e l'assunzione di cortisone per via generale sistemica alla massima dose tollerata. La terapia, la cui durata non è mai inferiore a un mese, non è inoltre priva di effetti collaterali. Le persone più soggette agli effetti collaterali sono i pazienti anziani, i diabetici e gli immunodepressi. Le alte dosi di cortisone possono provocare una riduzione delle difese immunitarie, un aumento di peso, irsutismo e squilibrio dei livelli di glicemia.

La nuova tecnica messa a punto dai ricercatori italiani prevede, in caso di rigetto, l'utilizzo di una speciale capsula che rilascia il cortisone gradualmente per 4-6 mesi. Una volta rilasciato il cortisone la capsula si scioglie completamente senza lasciare alcun residuo. Per l'applicazione della capsula è necessaria una sola seduta, un notevole vantaggio rispetto al trattamento convenzionale. Grazie alla capsula si può somministrare una quantità di cortisone adeguata attraverso un micro-ago, così piccolo da essere difficile da vedere ad occhio nudo, in un punto specifico dell'occhio. La tecnica offre notevoli vantaggi sia in termini di efficacia che di riduzione degli effetti secondari, l'operazione è inoltre ripetibile senza particolari effetti sulle difese sistemiche.

In tutti i pazienti coinvolti nella sperimentazione si è rilevata una riduzione dei sintomi dopo soli due giorni e una risoluzione definitiva dei disturbi associati al rigetto in appena una settimana di trattamento. I ricercatori concludono spiegando che i risultati ottenuti sono molto incoraggianti ma saranno comunque necessari ulteriori approfondimenti. Il trattamento messo a punto non solo potrà risolvere il problema del rigetto della cornea trapiantata, ma influirà in maniera considerevole sulla qualità della vita dei pazienti non sottoponendoli più a terapie invasive e spesso invalidanti.

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