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Olio di palma e diabete

Olio di palma e diabete

L'olio di palma, un olio vegetale contenuto in numerosi alimenti come ad esempio le fette biscottate, può in alcuni casi incrementare il rischio di diabete mellito. Al centro del processo ci sarebbe una proteina, la p66Shc. Tale proteina, sintetizzata dall'olio di palma (ma non solo), contribuirebbe a distruggere le cellule beta del pancreas che producono l'insulina, un ormone essenziale per tenere sotto controllo la glicemia. I dati sono frutto di uno studio italiano condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Bari con la collaborazione delle Università di Pisa e di Padova. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista dell'organo ufficiale della Società Italiana di Diabetologia (Il Diabete - Marzo 2015).

Il Prof. Francesco Giorgino, coordinatore dello studio, spiega che un danno ripetuto a carico delle cellule del pancreas può portare alla comparsa del diabete. Nella ricerca ci si è concentrati in particolar modo sugli effetti del palmitato, un acido grasso presente nell'olio di palma e in misura più modesta anche nel burro e nei formaggi, sull'espressione della proteina p66Shc a livello di isole pancreatiche.

Nel corso della ricerca è stata analizzata la concentrazione della proteina nelle isole pancreatiche di ratti alimentati con una dieta ricca di grassi e nelle isole pancreatiche di donatori umani (cadavere) in sovrappeso o obesi. Ulteriori dati sono stati poi ottenuti da un'indagine che ha analizzato gli effetti di una dieta ricca di grassi su cellule pancreatiche di topi, e su cellule di insulinoma (sempre di topi), nei quali era stato "cancellato" il gene codificante per la proteina p66Shc.

Gli esperti si sono concentrati sul palmitato perché è considerato "il prototipo" degli acidi grassi saturi. L'obiettivo principale dello studio era quello di comprendere il rapporto tra eccesso di grassi saturi nella dieta, aumento della quantità di tessuto adiposo corporeo e sviluppo del diabete di tipo 2. Grazie ai dati raccolti si è scoperto che la proteina p66Shc è un importante mediatore del danno apoptotico della cellula beta pancreatica nelle condizioni caratterizzate da un eccesso di grassi saturi. Una situazione che si presenta tipicamente nei soggetti obesi che spesso hanno una dieta troppo ricca di grassi saturi. La proteina p66Shc è quindi un potente induttore di stress ossidativo a livello cellulare, agisce in pratica promuovendo la formazione di specie reattive dell'ossigeno che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule. Tale proteina funziona inoltre da amplificatore di altri fattori in grado di promuovere lo stress ossidativo quali, ad esempio, l'iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione di fattori coinvolti nell'infiammazione.

L'esposizione al palmitato, il principale grasso contenuto nell'olio di palma, provoca un selettivo aumento della proteina p66Shc e questo, a sua volta, induce un aumento dell'apoptosi (morte cellulare programmata). In seguito ad alcuni test si è però osservato che l'inibizione della proteina p53 è in grado di bloccare sia l'aumentata espressione della proteina p66Shc indotta da palmitato, che l'apoptosi delle cellule beta. I topi privati del gene che produce la p66Shc presentavano una maggiore longevità perché erano più protetti dai danni dello stress ossidativo.

Per il momento i meccanismi responsabili di questo rapporto negativo non sono ancora del tutto chiariti, inoltre non tutti i soggetti obesi sviluppano il diabete. Nello studio viene identificato nella proteina p66Shc una sorta di "sensore" dell'eccesso di grassi e dell'obesità all'interno della cellula beta pancreatica. Le persone in sovrappeso e obese, in particolar modo quelle con un'alta percentuale di grasso viscerale, dovrebbero quindi stare molto attente alle etichette degli alimenti e precauzionalmente dovrebbero ridurre, per abbassare il rischio di diabete, l'apporto di alimenti contenenti olio di palma. In futuro si potrebbero inoltre realizzare dei farmaci in grado di agire in maniera mirata sulla proteina p66Shc per prevenire il danno da lipotossicità, quello indotto dagli acidi grassi come il palmitato.

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