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Stato vegetativo, cervello e coscienza - Anche quando si è in stato vegetativo il cervello mantiene una certa attività e si ha coscienza del mondo circostante

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Stato vegetativo, cervello e coscienza

Stato vegetativo e coscienza

Anche quando si è in stato vegetativo il cervello mantiene una certa attività e si ha coscienza del mondo circostante. Sebbene ci sia ancora una certa parte di medici che sostiene che i pazienti in stato vegetativo non hanno alcuna coscienza del mondo circostante anche quando sono svegli, sempre più ricerche sembrano smentire questa convinzione. Una nuova ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge ha individuato delle "firme" della coscienza nascoste nel cervello di persone in stato vegetativo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista PLoS Computational Biology (Spectral Signatures of Reorganised Brain Networks in Disorders of Consciousness - DOI: 10 1371 / journal pcbi 1003887 - Ottobre 2014).

Prima di entrare nei dettagli dello studio cerchiamo di capire meglio cosa si intende per stato vegetativo e cosa può portare a questa condizione. Quando i medici parlano di stato vegetativo si riferiscono ad una situazione in cui l'individuo apre gli occhi spontaneamente, presenta un ciclo di sonno-veglia disorganizzato, ha alcuni riflessi fisiologici ma non è in grado di reagire e fare movimenti intenzionali. Le situazioni che possono portare a uno stato vegetativo sono diverse, il più delle volte avviene a causa di un trauma cranico o di un ictus. Secondo alcuni dati del 2011, nel nostro Paese ogni anno quasi 150mila persone vanno in coma a seguito di un trauma cranico, di queste circa lo 0,5 per cento entra in stato vegetativo (SV). Gli individui colpiti da ictus ogni anno sono invece circa 180 mila e l'1 per cento di loro entra in stato vegetativo. Sommando solo questi due casi in Italia ogni anno circa 2550 persone entrano in stato vegetativo.

I ricercatori inglesi, analizzando l'attività neurale di 32 pazienti in coma e comparandola con quella di soggetti sani, hanno scoperto che anche le persone in stato vegetativo hanno una coscienza del mondo che gli circonda. Questo risultato si è potuto raggiungere grazie all'utilizzo di due tecniche di analisi: un elettroencefalogramma ad alta densità, per registrare in maniera precisa l'attività del cervello, e la teoria matematica dei grafi, per ricostruire l'architettura delle reti di neuroni alla base della coscienza.

Srivas Chennu, primo autore dello studio, spiega l'analisi dei tracciati registrati quando è stato chiesto ai soggetti (sia sani sia in stato alterato di coscienza) di immaginare una partita di tennis ha evidenziato degli aspetti inattesi. Si è scoperto che alcuni pazienti in stato vegetativo presentavano un'attività cerebrale simile a quella dei soggetti sani. Questo significa che potrebbero esistere dei meccanismi di connessione fra reti in grado di sostenere una funzione cognitiva di alto livello malgrado la compromissione comportamentale. Al contrario, i pazienti in stato di minima coscienza (che dovrebbero essere più reattivi) non hanno mostrato un'analoga risposta. Un risultato che potrebbe essere una conseguenza dello stato confusionale post-traumatico caratteristico dei pazienti che stanno migliorando e uscendo dallo stato di minima coscienza.

I nuovi dati a disposizione del mondo scientifico sono molto importanti perché ora si sa che i circuiti cerebrali alla base della coscienza sono generalmente compromessi nello stato vegetativo, ma non in tutti i casi. In alcuni pazienti queste reti neuronali appaiono ben conservate e la loro "firma" si può rilevare attraverso l'elettroencefalogramma. Grazie a questa scoperta in futuro si potrà migliorare la valutazione clinica e potrebbe essere più semplice individuare i pazienti potenzialmente in possesso di coscienza o tracce di coscienza "nascosta". Considerando inoltre che fino ad oggi non si era in grado di individuare questi segnali nascosti, future ricerche potrebbero migliorare ulteriormente questo tipo di analisi scoprendo dei segnali anche nei pazienti che oggi sembrano non reagire agli stimoli.

I potenziali vantaggi di questo tipo di scoperte non si limiterebbero però solo alla fase diagnostica, altri ricercatori stanno lavorando a progetti che puntano a migliorare la qualità della vita dei pazienti in stato vegetativo. Grazie alle nuove tecnologie, anche i paziente in stato vegetativo possono comunicare usando le onde cerebrali (già nel 2010 un uomo inglese, in coma vegetativo da cinque anni, è riuscito a comunicare con i medici usando il pensiero) e in futuro potrebbero anche controllare dei dispositivi (televisione, computer, letti motorizzati, ecc.).

Differenza tra coma, stato vegetativo e stato di minima coscienza

In questo articolo abbiamo parlato di stato vegetativo e stato di minima coscienza, che differenza c'è tra i due stati? Lo Stato Vegetativo è connotato dalla conservazione della vigilanza (il paziente ha gli occhi aperti e presenta una certa conservazione del ritmo sonno-veglia) e dalla "non evidenza" della consapevolezza di sé e dell'ambiente (non essendo in grado di comunicare con l'esterno). In caso di stato di minima coscienza il paziente è in grado di esprimere una qualche limitata consapevolezza di sé e dell'ambiente, presenta una certa verbalizzazione (con risposte verbali o posturali, tipo si/no) a stimoli esterni. Può anche rappresentare uno stato temporaneo di evoluzione positiva dallo stato vegetativo alla restituito ad integrum, più o meno completa. Quando invece si parla di coma si intende uno stato di abolizione della coscienza e delle funzioni somatiche (corporee). Ciò significa che il paziente giace immobile, ad occhi chiusi, non risvegliabile, e non presenta risposte finalizzate (cioè congrue) evocate da stimoli esterni (dolorifici, acustici, visivi).

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