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Chemioterapia in gravidanza fattibile dopo il primo trimestre

Chemioterapia in gravidanza dopo il primo trimestre

Scoprire di avere un tumore durante il periodo di gestazione, o rimanere in cinta quando si sta curando un cancro, non per forza deve portare a scelte drastiche, in diversi casi la chemioterapia in gravidanza è fattibile. Già in passato ci sono stati degli studi che avevano concluso che in alcuni casi di cancro può essere portata avanti sia la gravidanza che la cura della neoplasia senza particolari rischi per il futuro nascituro, oggi ulteriori rassicurazioni arrivano dal congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo - Madrid 2014). In occasione dell'evento sono stati presentati i risultati di due studi: (267PD_PR) Cancer during pregnancy: A case-control analysis of mental development and cardiac functioning of 38 children prenatally exposed to chemotherapy e (49LBA_PR) Long-term neuropsychological and cardiac follow-up of children and adults who were antenatal exposed to radiotherapy.

Frédéric Amant, coordinatore dei due studi e ricercatore presso il Leuven Cancer Institute (Belgio), spiega che anche se non si hanno ancora delle risposte definitive i risultati ottenuti sono molto confortanti. In base all'indagine la radioterapia e la chemioterapia in gravidanza non hanno particolari effetti sul futuro nascituro (si è osservata una crescita normale priva dei temuti effetti sullo sviluppo cerebrale o danni a carico dell'apparato cardiovascolare). L'esperto spiega che non tutti i tipi di tumori possono essere curati ma molte neoplasie possono essere trattate senza apparenti conseguenze sullo sviluppo fetale.

Secondo alcune stime di Frédéric Amant, in Europa ci sono dai 2 ai 5 mila bambini nati da donne che hanno scoperto di avere un tumore durante la gravidanza. In base ai dati raccolti, se la chemioterapia viene somministrata dopo il primo trimestre di gravidanza il bambino non rischia e le donne non devono abortire, né rimandare la cura o partorire prima del tempo. Si è osservato che alcuni farmaci utilizzati per i due tumori più comuni (il tumore del seno e del sangue) nel periodo di fertilità della donna non danneggiano i bambini se somministrati dopo il primo trimestre di gravidanza. Alcune cure comportano però dei rischi, ci sono ad esempio dei limiti per la leucemia acuta, che va trattata già nel primo trimestre, e i tumori della cervice uterina, troppo "vicina" al bambino.

Nel primo studio (Abstract 267PD_PR) sono stati esaminati alcuni dati di 38 bambini (arruolati attraverso il registro del Network internazionale su cancro e infertilità e gravidanza - Incip) esposti in utero alla chemioterapia, tali dati sono stati confrontati con quelli di altrettanti bimbi non esposti alle terapie antitumorali. L'indagine non ha rilevato particolari differenze significative nello sviluppo mentale dei due gruppi e anche le dimensioni e la funzionalità cardiaca risultano nella norma per entrambi.

Nel secondo studio (Abstract 49LBA_PR) sono stati analizzati 16 bambini e 10 adulti che erano stati esposti a radioterapia; di questi, oltre alla salute generale, si è valutato in particolare lo sviluppo neuropsicologico e comportamentale. Tutti presentavano dei parametri nella norma a parte un soggetto per il quale, secondo i ricercatori, altri fattori potrebbero aver inciso.

Spesso medici e pazienti vengono messi davanti a delle scelte difficili. Quando viene diagnosticato un tumore durante il periodo di gestazione ci si chiede se sia il caso di interrompere la gravidanza, per proseguire le cure e aumentare le probabilità di sopravvivenza della madre, o interrompere le cure per il cancro per evitare danni al futuro nascituro. Oggi si sa che in alcuni casi esiste anche una terza scelta che non comporta rischi ne per la madre ne per il bambino. Amant sottolinea però che non esiste un'unica procedura, bisogna considerare il tipo di tumore e la parte del corpo sottoposta alla terapia. A differenza della chemioterapia (che si può fare senza rischi, in alcuni casi, dopo il primo trimestre), con la radioterapia è meglio agire prima. Nella radioterapia vale il discorso inverso rispetto alla chemioterapia perché nel primo trimestre il bambino è ancora molto piccolo ed è quindi più difficile che venga colpito dalle radiazioni, superato questo periodo la posizione della testa, molto in alto, rende difficile trattare alcune neoplasie, come ad esempio il tumore al seno.

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