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Associazione Alzheimer e farmaci ansiolitici (benzodiazepine)

Associazione Alzheimer e farmaci ansiolitici (benzodiazepine)

Sembra possa esserci un'associazione tra l'Alzheimer e particolari farmaci ansiolitici, una classe di medicinali a base di benzodiazepine (Tavor, Xanax, Rivotril, Valium, Ansiolin, En, Frontal, Lexotan, Prazene, Control, Lorans, ecc.) utilizzati nelle terapie per l'ansia e l'insonnia. Secondo quanto scoperto da un gruppo di ricercatori dell'Université de Bordeau, l'uso prolungato (dai tre mesi in su) di farmaci a base di benzodiazepine potrebbe aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. I risultati dello studio sono strati pubblicati sul British Medical Journal, BMJ (Benzodiazepine use and risk of Alzheimer's disease: case-control study - Doi: 10 1136 / bmj g5205 - Settembre 2014).

Sophie Billioti de Gage, prima autrice dello studio, spiega che l'analisi dei dati ha evidenziato un incremento, fino al 51 per cento, del rischio di demenza senile o morbo di Alzheimer in quei casi dove i pazienti erano stati trattati per tre o più mesi con farmaci a base di benzodiazepine. Per arrivare a queste conclusioni sono stati usati alcuni dati del Quebec health insurance program (RAMQ).

I ricercatori hanno confrontato i dati di 1796 casi di morbo di Alzheimer con i dati di 7184 persone sane. L'indagine ha tenuto conto dei dati raccolti nel corso di 6 anni e ha abbinato le varie casistiche in base all'età, al sesso e alla durata del follow-up. Dai dati raccolti sembra che l'associazione tra Alzheimer e benzodiazepine sia più marcata nei casi dove questa famiglia di farmaci viene assunta per più tempo, in pratica per più tempo si assumevano questi farmaci più aumentava l'associazione.

Numerosi esperti, e anche gli autori dello studio, spiegano che bisognerà condurre comunque ulteriori studi. Mancano ancora dei dati che dimostrino in maniera certa il principio di causa effetto. Le benzodiazepine potrebbero si incrementare il rischio di Alzheimer ma queste potrebbero essere anche un marker precoce di una condizione associata a un aumento del rischio di demenza. Un'ipotesi potrebbe essere quella che ansia e insonnia siano i primi segni di una demenza senile incipiente.

I dati raccolti hanno permesso di rilevare un incremento del rischio, che andava dal 43 al 51 per cento, negli over-65enni che hanno iniziato un trattamento con benzodiazepine circa 5 anni prima della diagnosi. Per stabilire con certezza una relazione di causa-effetto bisognerebbe però condurre uno studio sul lungo termine di almeno 20-30 anni. Questi medicinali, in alcuni casi, sono fondamentali per la gestione dei disturbi d'ansia e l'insonnia transitori. Ciò nonostante, in attesa di ulteriori conferme, sarebbe opportuno limitare a un periodo di non più di tre mesi i trattamenti con i farmaci a base di benzodiazepine.

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