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La chemio potrebbe rafforzare alcuni tumori

La chemio potrebbe rafforzare alcuni tumori

In alcuni casi la chemioterapia (terapia chimica - chemio -, "chimica" + terapia) sembrerebbe rafforzare i tumori, una scoperta che potrebbe rivoluzionare l'approccio alla cura del cancro. Nel corso di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani si è scoperto che la chemioterapia, in determinate situazioni, stimola la produzione di una particolare proteina che "nutre" il tumore e lo rende immune da ulteriori trattamenti. La ricerca è stata pubblicata su Nature (Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B - Agosto 2012).

Nel corso di questo studio i ricercatori si sono concentrati sulle cellule del cancro alla prostata. Una neoplasia che non è stata scelta a caso in quanto le cellule cancerogene di questo tumore si riescono ad uccidere abbastanza facilmente in laboratorio ma nella cura pratica sull'uomo non si eliminano con altrettanta facilità.

Quando c'è la possibilità che ci possano essere cellule tumorali in altre zone dell'organismo, oltre alla sede del tumore primario, si fa ricorso alla chemioterapia. Ciò nonostante, la chemioterapia da sola difficilmente garantisce un periodo di sopravvivenza di almeno 5 anni (un periodo indicato impropriamente come periodo di cura). La chemioterapia, nella maggio parte dei casi, blocca temporaneamente l'anomala crescita cellulare, in particolari casi viene anche adoperata per alleviare temporaneamente il dolore o allungare, per un periodo variabile a seconda dei casi, la vita del paziente. Raramente si può ottenere la remissione del tumore esclusivamente attraverso la cura chemioterapiaca.

In alcuni casi i pazienti colpiti da tumore non vengono sottoposti a chemioterapia, la scelta di sottoporli o meno alla terapia dipende da diversi fattori: pazienti colpito da tumori molto sensibili a questi trattamenti, necessita di ridurre il volume della massa tumorale prima di un'operazione chirurgica o della radioterapia (chemioterapia neoadiuvante) così da rendere l'intervento più efficace, prevenzione della recidiva della malattia trattata chirurgicamente o con la radioterapia (in questo caso la chemioterapia può essere utile per eliminare le cellule tumorali che possono essersi staccate dal tumore e diffuse in altre parti del corpo), ecc..

Peter Nelson, ricercatore presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e co-autore del nuovo studio americano, spiega che analizzando le cellule sane intorno all'area colpita dal cancro sono stati scoperti evidenti danni nel DNA. L'alterazione genetica delle cellule circostanti porta ad un incremento della produzione di una particolare proteina (WNT16B) che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. L'aumento dei livelli della proteina WNT16B ha innescato un fenomeno inatteso dai ricercatori, questa infatti contribuisce a far crescere e propagare le cellule tumorali e, aspetto ancor più preoccupante, ne incrementa la resistenza verso i successivi trattamenti anti-tumorali.

La scoperta conferma quanto già osservato da tempo dagli oncologi. Molti pazienti rispondono bene alle prime chemioterapie ma in alcuni casi si assiste ad una rapida ricrescita del tumore con una maggiore resistenza alle successive cure. La scoperta è in ogni caso molto importante perché potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti che non danneggiano le cellule sane presenti nelle aree circostanti al tumore. Secondo gli studiosi si potrebbero mettere a punto delle terapie in grado di sviluppare degli anticorpi della proteina WNT16B da somministrare durante la chemioterapia.

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