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Paracetamolo, controindicazioni da sovradosaggio - Per far abbassare la febbre, in caso di raffreddore o di mal di testa, uno dei primi farmaci a cui si ricorre è il paracetamolo

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Paracetamolo, controindicazioni da sovradosaggio

Paracetamolo, controindicazioni da sovradosaggio

Per far abbassare la febbre, in caso di raffreddore o di mal di testa, uno dei primi farmaci a cui si ricorre è il paracetamolo, un medicinale che può essere assunto anche durante il periodo della gravidanza e dell'allattamento. Anche se si il farmaco è commercializzato dal 1950, solo ora si è capito veramente come agisce. Grazie a un lavoro congiunto di diversi team di ricercatori provenienti da Francia, Svezia e Regno Unito, si è fato luce sul meccanismo di azione del paracetamolo e sugli effetti tossici causati in particolare nei casi di sovradosaggio. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications (Dicembre 2011).

Il paracetamolo è il principio attivo di diversi farmaci, di marca ed equivalenti, quali: Tachipirina, Efferalgan, Normaflu, Termol, ecc. Ora, dopo aver individuato in che modo la molecola del paracetamolo agisce, l'obiettivo dei ricercatori è quello di mettere a punto un nuovo farmaco che agisce allo stesso modo sull'organismo ma eliminando, o limitando il più possibile, gli effetti tossici sull'organismo.

I farmaci che hanno il paracetamolo come principio attivo sono comunque abbastanza sicuri se si considera che sono tra i pochi farmaci che si possono assumere anche durante il periodo della gravidanza. Nella maggior parte dei casi gli effetti negativi sono imputabili ad un sovradosaggio. Ci sono poi però delle situazioni dove bisognerebbe evitare di usare il paracetamolo, per esempio in caso di bambini che hanno meno di 15 mesi. Nel corso di uno studio condotto dal ricercatore Julian Crane si è scoperto che la somministrazione di paracetamolo in bambini di età inferiore ai 15 mesi aumenta del triplo la probabilità che sviluppino allergie e del doppio le probabilità di asma.

La scoperta del "funzionamento" del paracetamolo è stata fata osservando la soglia di dolore di alcune cavie da laboratorio. Si è preso in considerazione il tempo che intercorreva prima che le cavie sollevassero la zampa da una superficie riscaldata. La somministrazione di paracetamolto allungava il tempo in cui i topolini tenevano la zampa a contatto con la superficie calda. Nel corso dello studio gli esperti hanno individuato una proteina chiamata TRPA1 che si trova sulla superficie delle cellule nervose ed è la molecola chiave, necessaria perché il paracetamolo sia un antidolorifico efficace. Quando infatti si eliminava la proteina TRPA1 la sostanza non aveva più alcun effetto benefico. Andando più a fondo nell'indagine si è inoltre scoperto che la somministrazione di paracetamolo induce la formazione di un sottoprodotto dannoso, identificato dalla sigla NAPQUI, responsabile degli effetti collaterali, nel midollo spinale e nel fegato, osservati nei casi di sovradosaggio.

David Anderson, ricercatore presso il King's College di Londra e coautore dello studio, spiega che adesso che si è capito il meccanismo principale di come funziona il paracetamolo si può lavorare per creare una molecola che presenti gli stessi benefici ma che al tempo stesso sia meno tossica per l'organismo in caso di sovradosaggio.

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