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Tumore vescica: diagnosi con esame delle urine - Per la diagnosi del tumore alla vescica non bisognerà più sottoporsi ad esami invasivi ne effettuare delle analisi del sangue, basterà un esame delle urine

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Tumore vescica: diagnosi con esame delle urine

Tumore vescica: diagnosi con esame delle urine

Per la diagnosi del tumore alla vescica non bisognerà più sottoporsi ad esami invasivi ne effettuare delle analisi del sangue, basterà un esame delle urine. La cistoscopia, una procedura diagnostica finalizzata all'esplorazione visiva delle pareti interne di uretra e vescica per la diagnosi del tumore, potrebbe essere sostituita da un nuovo test messo a punto presso il reparto di Urologia universitaria dell'AOU San Giovanni Battista di Torino. Alcune informazioni sulla nuova diagnosi per il tumore alla vescica, i cui risultati saranno presto pubblicata sulla rivista scientifica The Journal of Urology, sono state divulgate in questi giorni attraverso un comunicato stampa dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni Battista di Torino (Febbraio 2011, Sperimentato nuovo test delle urine per diagnosticare il tumore alla vescica senza cistoscopia).

Il tumore alla vescica, una neoplasia in costante aumento nei Paesi industrializzati, è tre volte più frequente nell'uomo rispetto alla donna. Dall'osservazione di alcuni dati del registro tumori di Torino si rileva che il tasso grezzo di incidenza è di 95,7 nuovi casi all'anno ogni 100mila uomini e di 22,7 nuovi casi all'anno ogni 100mila donne e la mortalità è rispettivamente di 20,2 decessi all'anno ogni 100mila uomini e di 5,7 decessi all'anno ogni 100mila donne.

Anche se le attuali norme di prevenzione dei tumori professionali hanno notevolmente ridotto i casi di carcinoma della vescica, circa il 20 per cento dei pazienti è costituito da persone che lavorano a contatto con sostanze cancerogene, in particolare le amine aromatiche. Chi lavora a contatto con queste sostanze (fabbriche che utilizzano coloranti chimici, fabbriche tessili, lavorazione della gomma, industria metalmeccanica, ecc.) presenta un rischio maggiore di contrarre questa grave malattia. Anche degli stili di vita scorretti possono incrementare l'incidenza del tumore alla vescica. Il fumo di sigaretta, per esempio, può incrementare di ben 6 volte il rischio di contrarre questo tipo di neoplasia.

Il riconoscimento dei sintomi del tumore alla vescica, nella maggior parte dei casi, è attualmente alla base della diagnosi della neoplasia. L'ematuria (la presenza di sangue nelle urine) è uno dei sintomi più frequenti. In questi casi, circa un quarto dei pazienti ha già una malattia infiltrante che non può essere trattata con la semplice terapia endoscopica e bisogna ricorrere all'asportazione chirurgica della vescica.

Attualmente la metodica più affidabile per la diagnosi e per i controlli successivi dopo asportazione endoscopica della neoplasia è la cistoscopia, esame invasivo, costoso e fastidioso, che deve essere spesso ripetuto, nella maggior parte dei casi per tutta la vita. Per tale motivo vengono utilizzati altri test non invasivi sulle urine (esame citologico, uCyt+, BTA stat NPM22, ecc.), ma nessuno di questi test ha un'affidabilità diagnostica paragonabile alla cistoscopia con eventuale biopsia.

Grazie ai risultati ottenuti nel corso di un test effettuato su 150 pazienti, si potrebbe presto avere un nuovo strumento di diagnosi che oltre ad essere poco invasivo presenta notevoli vantaggi economici. Gli studiosi hanno scoperto che la presenza di fosfo-proteine nell'urina si è dimostrata in grado di discriminare i pazienti con carcinoma della vescica, dai soggetti sani, con una sensibilità del 96 per cento ed una specificità del 100 per cento. Un importante traguardo raggiunto grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori del centro di Urologia universitaria dell'ospedale Molinette di Torino, diretta dal professor Dario Fontana coadiuvato dal dottor Paolo Destefanis, in collaborazione con il professor Francesco Turrini del Dipartimento di Genetica, Biologia e Biochimica dell'Università degli Studi di Torino, coadiuvato dalla dottoressa Giuliana Giribaldi.

L'analisi dei livelli di fosfo-proteine nelle urine potrebbe quindi rappresentare un esame diagnostico, affidabile e non invasivo, con grandi vantaggi sia per il paziente che per il Sistema Sanitario Nazionale. Questo tipo di esame, oltre ad essere estremamente utile per il monitoraggio periodico dei soggetti a rischio, potrà essere utilizzato per la diagnosi di ripresa di malattia nei soggetti già trattati per via endoscopica, una possibilità che permetterebbe di ridurre notevolmente il ricorso ad un esame invasivo e costoso come la cistoscopia.

I ricercatori spiegano che i risultati raccolti fino ad ora andranno comunque confermati, per questo motivo è in fase di avvio un successivo protocollo di sperimentazione, coordinato dal professor Fontana e dal professor Turrini, che coinvolgerà altri centri di Urologia in Italia ed in Europa. L'obiettivo è quello di standardizzare il test e ottenere una valutazione definitiva, un passaggio obbligatorio per poter ottenere un test per il tumore alla vescica applicabile nella pratica clinica.

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