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Diabete mellito: prevenire i sintomi con una molecola - I sintomi del diabete mellito si potrebbero prevenire grazie ad una particolare molecola in grado di limitare gli effetti negativi dell'accumulo di grasso

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Diabete mellito: prevenire i sintomi con una molecola

Diabete mellito: prevenire i sintomi

I sintomi del diabete mellito si potrebbero prevenire grazie ad una particolare molecola in grado di limitare gli effetti negativi dell'accumulo di grasso. Un gruppo di ricercatori dell'Università Cattolica di Roma, sostenuti da un finanziamento della European Association for the Study of Diabetes (Easd), hanno individuato un interruttore molecolare (p66shcA) che potrebbe prevenire i sintomi del diabete di tipo 2 tipici dei soggetti in sovrappeso. La ricerca è stata pubblicata sui PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences, Luglio 2010).

Giovambattista Pani, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, evidenzia che il diabete mellito si può ormai considerare come un'epidemia. Le statistiche evidenziano un incremento sostanziale delle persone colpite da diabete di tipo 2, circa il 5 per cento della popolazione è affetta da questa malattia che va di pari passo con l'aumento dei casi di obesità. Il diabete di tipo 2 è la forma più diffusa nei paesi occidentali, una patologia causata dai cattivi stili di vita come alimentazione scorretta e sedentarietà. Il ricercatore spiega che gli studi si sono concentrati sulle alterazioni del metabolismo e sull'invecchiamento. Si è constatato che mettendo fuori uso un gene noto come p66shcA, un gene scoperto qualche anno fa nel corso di un'altra ricerca italiana, si prevenivano i sintomi del diabete mellito anche in quei casi dove vi era un'alimentazione squilibrata ed eccessiva causa di sovrappeso.

I ricercatori sono comunque cauti sui futuri sviluppi di questo studio, spiegano che si tratta di una ricerca di base condotta a livello molecolare e ci vorrà del tempo per mettere a punto un sistema che inibisca la P66 nell'uomo.

Per il momento lo studio ha coinvolto solo alcuni topolini, agendo sul gene p66shcA si è registrata una minore percentuale di glucosio nel sangue. Una percentuale di glucosio nel sangue superiore al normale (iperglicemia) è il punto in comune fra tutte le varie forme di diabete mellito. Si è osservato che nei topi obesi dove la proteina veniva inibita si aveva una minore incidenza della malattia rispetto alle cavie, anch'esse obese, dove il gene era attivo. Nel corso dell'esperimento si è anche confermato quanto si era scoperto nello studio che aveva identificato per la prima volta il gene p66shcA, i topi senza p66, benché obesi, vivevano più a lungo.

Giovambattista Pani spiega che l'eliminazione di p66 ricrea una situazione simile alla carenza di cibo o alla restrizione calorica anche quando i topolini continuano a mangiare. Il blocco non aiuterebbe quindi a prevenire l'accumulo del cibo, si continuerebbe quindi ad ingrassare, ma contribuirebbe a prevenire solo alcune conseguenze negative sulla salute e la longevità. Il p66shc potrebbe quindi essere un potenziale bersaglio molecolare per la prevenzione del diabete mellito ma non ad esempio altre patologie a carico dell'apparato cardiocircolatorio. Pani conclude evidenziando che attualmente esistono già dei composti che teoricamente potrebbero inibire il p66 ma sono ancora in fase di sperimentazione pre-clinica.

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