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Aborto spontaneo, si potrebbe prevenire con un farmaco - I casi di aborto spontaneo potrebbero diminuire con l'ausilio di un farmaco già in uso nel campo dei tumori, il G-CSF

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Aborto spontaneo, si potrebbe prevenire con un farmaco

Aborto spontaneo: prevenirlo con un farmaco

I casi di aborto spontaneo potrebbero diminuire con l'ausilio di un farmaco già in uso nel campo dei tumori, il G-CSF (un ormone prodotto dai globuli bianchi). La sperimentazione di questo medicinale ha evidenziato le sue potenzialità diminuendo considerevolmente i casi di aborto spontaneo in donne che in modo ricorrente perdevano il bambino durante il periodo della gestazione. La scoperta è frutto di uno studio condotto dal dottor Fabio Scarpellini, dirigente medico presso l'ospedale civile Parodi-Delfino di Colleferro. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction (Novembre 2009).

Nel nostro paese le donne affette da "sindrome da aborto ricorrente sine causa" sono oltre 20 mila. Non tutti i tipi di aborto spontaneo sono uguali, ci si trova davanti a una sindrome dell'aborto spontaneo ricorrente (noto anche come aborto abituale) quando una donna ha avuto tre o più aborti spontanei consecutivi con lo stesso partner entro la 13/a settimana di gestazione. Le donne che invece hanno avuto due insuccessi riproduttivi consecutivi con lo stesso partner entro la 13/a settimana di gestazione sono affette da aborto ripetuto. Questa distinzione è molto importante perché aiuta a calcolare in maniera più precisa la probabilità di successo della futura gravidanza.

Le cause della sindrome dell'aborto spontaneo, essendo ignote in oltre il 50 per cento dei casi, raramente possono essere prevenute. Grazie allo studio italiano, durato ben 12 anni, ci potrebbero però essere delle speranze per le donne affette da questa sindrome.

Gli esperti hanno dimostrato che su 35 donne trattate con il G-CSF, 29 partorivano un bambino sano, mentre 6 abortivano di nuovo. Nel gruppo di controllo invece, quelle trattate con il placebo, solo 16 donne su 33 portavano a termine la gravidanza mentre le altre 17 perdevano ancora una volta il bambino. Questo particolare trattamento è il primo che agisce direttamente sui tessuti embrionali, in particolare la placenta, attivandone il metabolismo e la replicazione delle cellule.

Anche se ora bisognerà attendere ulteriori conferme, i risultati ottenuti sono molto importanti in quanto si potrebbe offrire alle donne colpite da questa sindrome la possibilità di portare a termine una gravidanza, specialmente in quelle situazioni dove le cause rimangono ignote.

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